|
Illustri e Cari Colleghi,
Grazie al consigliere Marini e alla cortesia dei presidi
e dei
direttori che hanno letto e corretto la bozza delle trascrizioni,
segue il
Supplemento a CUN Notizie 147 con il sunto di tutti gli
interventi proposti
nel corso delle audizioni dei Coordinatori delle Conferenze
dei Presidi e
dei Collegi dei Dipartimenti sul DdL sullo stato giuridico
tenute al CUN 1l
18 e 19 febbraio.
Questo Supplemento al resoconto sarà pubblicato
anche sul sito
http://www.miur.it/cun/osservatorio/index.htm
dove sono accessibili i documenti sul DdL raccolti dal
nostro Osservatorio.
Con i migliori saluti
Cristiano Violani
*************************************************
Il resoconto CUN Notizie e questa email sono una comunicazione
personale redatta ed distribuita in osservanza della legge
675/96 sulla tutela dei dati personali. Il resoconto CUN
Notizie e' personale, non ufficiale e on esaustivo; per
essere tempestivo e' esposto a qualche inevitabile errore
di forma e contenuto. Come riferimento attendibile si
raccomanda di consultare il sito web ufficiale del CUN
http://www.murst.it/cun/
dove sono accessibili i documenti e i verbali ufficiali.
Nel resoconto, per gli atti relativi a singole persone
ancora in esame o
che abbiano ricevuto parere non favorevole, sono omessi
i nomi degli
interessati.
Se non avesse interesse a ricevere questa email per favore
risponda
scrivendo nel "Subject" <NO CUN notizie>
e il suo indirizzo sara'
cancellato dalla lista.
*************************************************
SUPPLEMENTO A CUN NOTIZIE N. 147
Resoconto delle Audizioni del 18 e 19 febbraio 2004
AUDIZIONE DEI PRESIDENTI
DELLE CONFERENZE DEI PRESIDI
18/2/2004 p.m. Alle ore 16.10
Intervengono in aula i Presidenti della
Conferenza dei Presidi delle varie Facolta' come di seguito
trascritti:
Proff. Carlo ANGELICI, Maurizio COCUCCI, Antonio DE LILLO,
Luigi DI
COMITE, Luigi FRATI, Alberto GAITI, Renato GUARINI, Gianni
GUASTELLA,
Mario MORCELLINI, Enrico PREDAZZI (accompagnato dal Prof.
Nicola VITORIO),
Viliberto STOCCHI, Andrea STELLA, Giuseppe VALLAR, Dario
VELO
(rappresentato dal prof. Claudio QUINTANO).
LABRUNA: Ringrazia per la
presenza e per il contributo che i presidi hanno
già offerto alla definizione della proposta di
riordino del CUN, acquisita
positivamente dal Ministro, ma non ancora presentata al
Consiglio dei
Ministri. L'articolato, consegnato ai Presidi, prevede
che il CUN resti
organo elettivo di rappresentanza diretta e indiretta
di tutti i
protagonisti della vita universitaria.
Oggi il CUN chiede ai Presidi di proporre orientamenti
e pareri sul DdL
delega di riordino dello stato giuridico e del reclutamento
dei docenti
universitari. Sul disegno il CUN ha approvato già
il 14 gennaio una mozione
in cui si ponevano in risalto alcune criticità.
La mancanza di finanziamenti adeguati: un rilievo che
ha anticipato
l'autorevole intervento della Presidenza della Repubblica.
Il fatto che ci
siano molti precedenti di riforme a costo zero non autorizza
a insistere su
questa strada. Molti esponenti della maggioranza e l'intera
opposizione
hanno riconosciuto che non si può andare avanti
senza risorse
L'esclusiva enfasi sulle funzioni di docenza trascurando
quelle della
ricerca, che è più difficile definire quantitativamente
ma rappresenta la
funzione primaria delle università. Proprio per
questo il CUN audirà domani
i responsabili delle strutture di coordinamento dei dipartimenti.
L'uso della delega e il mancato confronto con la comunità
accademica. Il
Ministro ha successivamente dichiarato al CUN che lo strumento
della delega
era inteso a consentire una duttilità virtuosa,
per accogliere le
indicazioni della comunità scientifica e per rinviare
nel tempo gli
interventi ora privi di finanziamenti. Il Ministro ha
espresso aperture a
modifiche sia in merito ai principi generali della legge
delega che in
merito ai successivi decreti delegati.
Dopo l'incontro con il CUN del il Ministro ha aperto un
tavolo tecnico
triangolare che ha già tenuto la sua prima riunione
e in cui saranno
riportati i documenti e le posizioni espresse oggi che
saranno raccolti
dall'Osservatorio istituito dal CUN. Sottolinea infine
che la
partecipazione del CUN al tavolo tecnico non rappresenta
una adesione o una
posizione pregiudizialmente favorevole al testo attuale
del DdL.
Mario MORCELLINI - Scienze della Comunicazione - Rm1.
Proporrà un metodo di
lavoro e un documento redatto dal coordinamento dei presidenti
delle
conferenze, firmato dai presenti alla riunione tenuta
la mattina, ma ancora
provvisorio perché si vuole proporlo alle tre conferenze
oggi assenti. Il
metodo è quello seguito dal Coordinamento: costruire
una maggiore
collaborazione tra le rappresentanze del mondo universitario
e individuare
i denominatori comuni di realtà accademiche e posizioni
anche diverse fra
loro. Dà quindi lettura del seguente testo:
"Il Coordinamento Nazionale
delle Conferenze dei Presidi di Facoltà,
riunito a Roma il 18 febbraio 2004, ha valutato il testo
della Legge Delega
sui Riordino dello Stato Giuridico e del Reclutamento
dei Professori
Universitari, approvata dal Consiglio dei Ministri il
16 gennaio 2004. Ad
un'analisi complessiva della legge delega il Coordinamento
Nazionale:
· condivide la necessità di provvedere sui
temi in oggetto, ma ritiene
necessaria nella discussione parlamentare, un'ampia consultazione
e un
approfondito confronto con gli organismi rappresentativi
della comunità
accademica: CUN, CRUI e Conferenze dei Presidi
· ritiene che il disegno di legge proposto costituisca
un forte
arretramento sul piano dell'autonomia universitaria, in
quanto sottrae agli
Atenei importanti momenti decisionali, oggi di loro competenza,
che
consentono alle Università di rispondere in modo
flessibile ed efficace
alle esigenze didattiche, scientifiche e della formazione
d'eccellenza;
· reputa che lo sviluppo dell'Università
si debba realizzare in un sistema
di periodica e severa valutazione atto ad incentivare
il suo miglior
funzionamento;
· ritiene che il disegno di legge, non prendendo
in considerazione il ruolo
della ricerca scientifica, non risponda alle esigenze
di formazione,
innovazione e sviluppo poste dalla società civile.
Ad esame più circostanziato,
il Coordinamento Nazionale:
· valuta negativamente il fatto che, ancora una
volta, un provvedimento
legislativo di rilevanza per il sistema universitario
non preveda alcun
incremento, ormai indifferibile, delle risorse finanziarie
ad esso destinate;
· esprime preoccupazione che l'abolizione del ruolo
del ricercatore
determini l'assenza di una fascia iniziale docente -giuridicamente
definita-, essenziale sia per lo svolgimento dell' attività
didattica e
scientifica che per la formazione dei professori;
· esprime dissenso sulla formulazione della proposta
di abolizione della
distinzione tra "tempo pieno" e "tempo
definito", in quanto tale da indurre
i professori ad un disimpegno nei confronti dell'istituzione;
· ritiene estremamente gravi e lesivi dell'autonomia
universitaria:
· il blocco delle procedure concorsuali, tanto
più se reso operativo
all'atto dell'entrata in vigore della legge delega, nelle
more
dell'approvazione dei decreti delegati;
· l'introduzione di quote di idoneità riservate
a professori e ricercatori,
poiché ostacola il reclutamento di studiosi di
elevato valore, con
particolare riferimento alle nuove generazioni, tanto
più in assenza di
adeguate risorse finanziarie e in contrasto con l'esigenza
dichiarata di
adottare meccanismi concorsuali rigorosi e selettivi.
Pertanto il Coordinamento
Nazionale delle Conferenze dei Presidi di Facoltà
chiede:
· che vengano riconsiderati i punti critici evidenziati,
alla luce di una
puntuale e attenta valutazione delle conseguenze che le
scelte previste dal
disegno di legge comportano sui delicati equilibri del
sistema universitario;
· di essere consultato in merito ai temi considerati
dal disegno di legge
delega e, più in generale, su tutte le questioni
di sua competenza."
Luigi FRATI - Medicina Rm1
- Non ha potuto partecipare alla riunione della
mattina ma ha sottoscritto il documento. Qui vuole proporre
una critica più
chiara e radicale. Il paese non ha bisogno di un DdL che
comincia dai
concorsi, fingendo di ignorare che qualsiasi sistema cooptativo
è soggetto
a distorsioni tanto più gravi se non ci sono controlli
e meccanismi di
competizione per l'eccellenza e la qualità tra
gli atenei. Proprio quei
meccanismi sono previsti dalla proposta di legge sulla
competizione
regolata fra gli atenei presentata dall'On.le Pepe. Quella
proposta, che
rischia ora di passare in secondo piano per effetto del
DdL delega, ha il
merito di definire chiaramente il modello che si vuole,
chiarendo
l'importanza della certificazione, al contrario dei burocratici
"requisiti
infimi" che hanno il solo effetto di delegittimare
una parte del sistema
universitario. Estremizzando, dirà che è
indifferente ai metodi
reclutamento: il reclutamento è funzionale al modello.
In assenza di enormi
risorse il modello DeMaio è inapplicabile. Da questo
governo ci saremmo
aspettati un modello liberale di competitività
coerente. Invece il modello
che emerge è quello di un arretramento dalla autonomia
a vantaggio di un
risorgente centralismo.
Enrico PREDAZZI - SMFN, Unito
- Ha sottoscritto il documento del
Coordinamento delle Conferenze, che rappresenta un punto
di mediazione e di
equilibrio. Ma il documento della Conferenza, che consegna
al CUN,
evidenzia molte altre criticità. Segnala la grande
importanza del problema
dei giovani, per cui immaginiamo un percorso, quantificabile
in non oltre i
35 anni, con non più di due rinnovi postdoc e con
stipendi comparabili a
quelli internazionali. I ricercatori non devono sparire
ma venire
considerati per quanto sono: un ruolo docente.Sulle ipotesi
di concorso
l'opzione è per quelli locali con verifica nazionale.
Premessa centrale per
discutere è che ci siano finanziamenti adeguati
e incentivi alla mobilità.
Andrea STELLA - Ingegneria,
Uniud - Ha partecipato al coordinamento e
sottoscritto il documento. Ma i presidi di Ingegneria
si erano già riuniti
approvando una mozione necessariamente sintetica, che
non dà ragione di una
intera giornata di intense discussioni. Sono almeno 10
anni che il sistema
universitario si muove in direzione dell'autonomia, che
si esplica anche
nel reclutamento (concorsi) che oggi è coerente
con il sistema
dell'autonomia didattica. L'impostazione del 509 ha imposto
grandi sforzi e
richiede flessibilità. Ingegneria chiede una crescente
autonomia
responsabile, accompagnata da controlli e valutazioni
serie. Il Miur si è
mosso in questa direzione con strumenti coerenti, anche
imperfetti, come i
requisiti minimi. Questo DdL va in direzione opposta,
sottraendo autonomia
agli atenei. La legge 210 del 98 e il dpr applicativo
del marzo 2000 hanno
cercato di consentire un reclutamento flessibile. Lo strumento
si è
rivelato imperfetto, ma non si può tornare al passato.
E' palesemente
assurdo bloccare i concorsi e contemporaneamente sanzionare
i corsi privi
dei requisiti minimi di docenza. Si è contrari
all'abolizione ricercatori.
Si teme un periodo di incertezza che allontanerebbe i
giovani. Si lamenta
la totale assenza del riconoscimento che la ricerca è
il compito primario
del docente. In conclusione si tratta evidentemente di
una legge affrettata
e non meditata, ispirata al principio delle riduzione
della spesa, e in cui
mancano metodi e pratiche di valutazione. Comunque il
rifiuto non è
pregiudiziale e vi è la massima disponibilità
a discuterne nelle sedi
istituzionali.
Carlo ANGELICI - Giurisprudenza,
Rm1- La conferenza ha approvato da tempo
un breve documento. Ribadisce che il documento letto rappresenta
un minimo
comune denominatore ed è importante considerarlo
perche è naturale che le
facoltà abbiano posizioni diverse basate sulle
proprie esperienze e
tradizioni. Sull'autonomia sostiene personalmente da tempo
che nelle
università non c'è mai stata così
poca autonomia intesa come sistema che
garantisce la massima libertà di ricerca e didattica
per i docenti. Rileva
che dare la possibilità a un Rettore appena eletto
dai suoi colleghi di
contrattare con loro aspetti importanti della loro retribuzione
lede
evidentemente l'autonomia. Apprezza la funzione che il
CUN continua a
svolgere e auspica che si giunga a una formulazione di
ipotesi minime
comuni tra CUN e Coordinamento delle conferenze. Dopo
9 anni da preside è
convinto che costringere le facoltà sotto le medesime
regole implica una
perdita di autonomia.
Maurizio COCUCCI - Agraria
Unimi Eviterà di ripetere quanto detto la
mattina e scritto nel documento per enfatizzare una criticità
particolarmente grave per le facoltà che rappresenta:
la mancanza di
attenzione per la ricerca e per la didattica basata sulla
ricerca. Il
sistema attuale è insensato, non si può
passare direttamente dal dottorato
a un posto di ruolo. Serve un contratto a termine per
verificare le reali
capacità. L'abolizione del tempo pieno è
grave, non solo per gli aspetti
stipendiali, ma perché compromette esclusività
di rapporto con gli atenei,
sede della ricerca fandamentale. Bisogna evitare che i
professori si
preoccupino di integrare i propri stipendi altrimenti
chi e quando farà la
ricerca? I concorsi non vanno mai bene, occorre mantenere
cadenze regolari,
magari con una nazionalizzazione decentrata, almeno il
20% di idonei
extranumerari e adeguati finanziamenti per la mobilità.
Che ci sia una
quota di stipendio variabile andrebbe bene, ma chi la
finanzierà?
Giuseppe VALLAR - Psicologia
Unimib - Ribadisce le ragioni e i vantaggi
dell'autonomia. Valuta negativamente l'assenza di copertura
economica. In
assenza di congrui aumenti delle risorse per l'Università,
si ridurrà
l'impegno dei professori nelle attività didattiche
e di ricerca, con un
conseguente peggioramento dei servizi resi agli studenti.
Esprime
contrarietà all'abolizione del ruolo dei ricercatori,
cosi' come
prospettato nella presente proposta ministeriale, non
solo perché danno un
importante contributo all'attività didattica e
scientifica, ma anche per
l'incertezza che si crea relativamente al reclutamento
dei giovani. Un
reclutamento temporaneo dovrebbe accompagnarsi a chiare
prospettive di
inizio e di sviluppo della carriera. Per tutti la qualità
didattica e
scientifica sarebbe incoraggiata da periodiche e severe
valutazioni con
effetto incentivante.
Ritiene assai grave la possibilità di blocco delle
procedure con
concorsuali all'atto di entrata in vigore della legge
delega, che
interferirebbe con lo sviluppo delle attività didattiche
e scientifiche
degli Atenei e valuta negativamente l'introduzione di
quote di idoneità
riservate a professori e ricercatori che è evidentemente
contraddittoria
con l'intento di reclutare selettivamente giovani di elevato
valore.
Antonio DE LILLO - Sociologia
Unimib - Metter mano a una riforma della
materia è molto complicato, lo sa per esperienza,
avendo partecipato alla
commissione Zecchino. Bisogna confrontarsi con i sindacati,
le commissioni
cultura, i singoli parlamentari che vorranno metterci
mano. Presagisce che
anche questa volta non si arriverà a una conclusione
positiva. Mettere al
centro il reclutamento è sbagliato: qualunque sistema
ha pregi e difetti.
Più utile sarebbe intervenire sulle progressioni
economiche e sui
meccanismi di incentivazione. Accoglie con favore l'iniziativa
del Cun e
sottolinea l'utilità del metodo adottato dal Coordinamento.
Per lavorare
insieme ognuno dovrà cedere qualcosa, le realtà
accademiche sono diverse a
seconda delle aree scientifiche, non si può aspirare
a una normativa che
regoli tutto e in modo uguale per tutti.
Alberto GAITI - Medicina
Veterinaria La conferenza si deve ancora
pronunciare. Non resta molto da aggiungere dopo gli interventi
precedenti.
Ribadisce la difficoltà a regolare il tempo pieno
nelle differenti aree ma
per il funzionamento delle strutture e la ricerca nella
sua area è
fondamentale il tempo pieno e l'impegno stabile.
Gianni GUASTELLA - Lettere
e Filosofia - Pur giudicando opportuno procedere
a un riordino dello stato giuridico, la Conferenza ha
espresso riserve sia
sulla scelta dello strumento della delega sia sull'assenza
in un quadro
finanziario di riferimento. Alcune proposte del DdL sarebbero
condivisibili, se sostenute da investimenti garantiti.
E' invece contrario
all'autonomia il delegare a MIUR e MEF decisione sostanziali
su
reclutamento, avanzamenti di carriera, e uso delle risorse
che si
libereranno in seguito ai pensionamenti.
La scelta di tornare ai concorsi nazionali, negativi perché
impedivano la
crescita degli atenei secondo proprie scelte, è
un passo indietro. La
normativa vigente ha introdotto meccanismi perversi, ma
correggibili,
creando un numero di idonei troppo vasto. In ogni caso,
qualsiasi riforma
dei concorsi deve accompagnarsi a norme di responsabilizzazione
e a un
credibile sistema di valutazione continua.
La durata degli incarichi a tempo determinato appare discutibile:
sia
quella di 6 anni prevista all'art. 1; 3 anni sono sufficienti
per testare
l'adeguatezza di un professore a un ruolo) sia quella
massima di 3 anni
prevista per i contratti di docenza. Meglio contratti
annuali rinnovabili,
senza limitazioni, o per un totale massimo di 5 o 6 anni.
E'inaccettabile creare dei professori di prima fascia
per un periodo
sostanzialmente illimitato sulla base di convenzioni di
durata limitata con
imprese o fondazioni etc. , perché prospetta l'istituzione
di canali
paralleli di reclutamento pubblico-privato, sbilanciati
dal punto di vista
delle garanzie scientifiche e professionali.
Il ricorso ai contratti coordinati e continuativi come
strumento di primo
reclutamento nel settore della ricerca e della didattica
integrativa viene
giudicato negativamente perché, nelle attuali situazioni
finanziarie
dell'università pubblica, attirerà ricercatori
meno qualificati di quelli
che potranno occuparsi con retribuzioni maggiori o prospettive
più stabili.
Anche i tempi prevedibili per accedere al ruolo di professore
associato
sono troppo lunghi per garantire l'impegno dei migliori
e una selezione
fondata su un continuo monitoraggio del merito dei singoli.
L'abolizione della distinzione fra tempo pieno e tempo
definito riapre
l'annosa questione della compatibilità fra le attività
professionali e di
ricerca esterne e quella universitaria, al di fuori di
una cornice chiara
di limitazioni. La norma proposta avrà pesanti
ricadute sui bilanci delle
Università, che dovrebbero coprirne le spese con
un'ingente riduzione di
affidamenti e supplenze, insostenibile nell'attuale situazione
dell'offerta
formativa, specie nei contesti delle Facoltà umanistiche.
Il limite orario di 350 ore annue di impegno con una quota
di 120 ore di
didattica frontale generalizzata appare mal formulata
e inadeguata alle
esigenze delle strutture didattiche e di ricerca. E' necessario
introdurre
distinzioni legate alle specificità delle varie
discipline e alla
destinazione dell'insegnamento ai vari livelli della formazione.
Per i motivi già esposti a proposito della cornice
finanziaria del
progetto, la Conferenza giudica negativamente l'abolizione
del ruolo dei
ricercatori, che pregiudica la capacità di attrarre
i migliori
intellettuali giovanili. Nella situazione attuale sembrerebbe
meglio
trasformare l'attuale ruolo dei ricercatori in una "terza
fascia docente",
con adeguate forme di valutazione dell'attività
scientifica e didattica in
servizio.
Preoccupa infine, l'eventualità di un blocco delle
procedure concorsuali,
tanto più se operativo all'atto dell'entrata in
vigore della legge delega.
AUDIZIONE DEI COORDINATORI DEI COLLEGI DEI DIRETTORI DI
DIPARTIMENTO
19 febbraio 2004
19/2/2004 a.m. Alle ore 10,25 intervengono in aula i seguenti
Professori ,
Coordinatori dei Direttori di Dipartimento delle diverse
sedi
universitarie: Francesco AUTUORI, Riccardo BASOSI, Giorgio
CAVALLINI, Piero
DASDIA, Francesco DE MARTINO, Giovan Battista DE SARRO,
Ivano DIONISI (Vice
Presidente), Mario DOCCI, Franco FERRARIS, Roberto GUARASCI,
Sebastiano
IMPEDOVO, Antonio LAGANA', Alfonso MIOLA, Mauro MORETTI,
Pasquale NAPPI,
Carlo NONNINO, Romano ORRU', Riccardo PIERANTONI, Giuseppe
PULINA, Nicolo'
RIZZUTO, Rinaldo RUI, Carlo SEMPI, Alfredo SQUARZONI,
Vilberto STOCCHI,
Gian Paolo TRENTINI, Leonardo VARVARO, Tomaso VECCHI,
Giuseppe VELLA,
Michele ZENGA, Sergio ZOPPI.
Hanno giustificato la propria assenza i direttori DIONIGI,
LANZARONE.
Presidente LABRUNA: Ringrazia
gli intervenuti in rappresentanza dei collegi
o di analoghi organismi di coordinamento di trenta università.
I collegi
non sono presenti in tutte le università e questa
consultazione è un
inedito, ma al Cun è parso molto importante ascoltarli
proprio perché tra
le funzioni degli universitari c'è certamente la
docenza ma anche e
soprattutto la ricerca, svolta nei dipartimenti, e per
la quale nel DdL non
c'è attenzione. Sul DdL il CUN ha approvato già
il 14 gennaio una mozione
in cui si ponevano in risalto altre due principali criticità.
La mancanza finanziamenti. E' stata più volte riconosciuta
dal Ministro che
ha chiesto in materia il sostegno della comunità
accademica che dovrebbe
essere più attiva nel sollecitare tutti i parlamentari
a una maggiore
attenzione per le esigenze della ricerca e dell'alta formazione.
L'uso della delega e l'assenza di confronto con la comunità
accademica. Il
Ministro ha successivamente detto al CUN che la delega
era intesa a
consentire maggiore flessibilità al governo, proprio
per accogliere i
miglioramenti e per rinviare nel tempo gli interventi
ora privi di
finanziamenti. Il Ministro ha accolto la richiesta di
riesaminare daccapo
il progetto, sentendo non solo i suoi personali consiglieri,
ma anche gli
organi istituzionali di rappresentanza, sia in merito
ai principi generali
della legge di delega che in merito ai successivi decreti
delegati.
Dopo l'incontro con il CUN del il Ministro ha aperto un
tavolo tecnico
triangolare, con modalità concordate con CRUI e
MIUR, che si è riunito il
ma non questa settimana consentendo al CUN di effettuare
oggi questa
audizione e ieri quella delle conferenze dei presidi.
Il Ministro ha aperto
un tavolo anche con organizzazioni sindacali . L'iter
sarà probabilmente
lungo, ma non si può perdere questa occasione di
riformare il sistema.
Avremo altre occasioni di confrontarci, e auspicabilmente
anche i
coordinatori dei dipartimenti potranno presentare proposte
e documenti che
saranno raccolti dall'Osservatorio istituito dal Cun e
individuare un
riferimento stabile per i lavori della Commissione ad
hoc del Cun
coordinata dal consigliere Palmieri e dal Consigliere
Franceschi Ferraris.
(Agli intervenuti vengono distribuite copie della mozione
del Cun, della
pagina web dell'osservatorio e della bozza del documento
delle Conferenze
dei Presidi).
Alfredo SQUARZONI (Unige,
ing): E' condivisa l'esigenza di una riforma ma
anche l'individuazione dei punti critici del DdL. E' grave
che si insista
sulla strada delle riforme a costo zero. Preoccupa la
situazione dei
ricercatori, docenti di fatto ma non di nome, e contrarietà
a metterne
20000 in un ruolo a esaurimento. L'abolizione del tempo
pieno e il
ricercatore a tempo determinato non incoraggiano a fare
ricerca. Grave il
fatto che l'età per entrare in ruolo resti avanzata.
Non si ritiene
dimostrato che i precedenti concorsi nazionali funzionassero
meglio di
quelli attuali e tornare indietro non va bene. Personale
opinione: la
comunità dovrebbe avere la forza di fare proposte
alternative e ciò impegna
primariamente la CRUI e il CUN.
Mario DOCCI (Sapienza, arch):
A la Sapienza il coordinamento è
formalizzato, si è riunito condividendo la mozione
del SA e del CdA e
invitando tutti i consigli di dipartimento a discuterla.
Non si deve
trascurare la ricerca: è impossibile trasmettere
conoscenze senza averle
prima create! Bisogna dare più possibilità
ai 2000 giovani che ogni anno
conseguono un dottorato. Bloccando i concorsi, dando prospettive
di
stabilità solo a 35 o 40 anni i migliori scapperanno.
Tornare al vecchio
sistema dei concorsi, che conosce bene in quanto ex componente
Cun, non può
che preoccupare. Sul tempo definito segnala che abolendolo
nella sua area
sarebbe impossibile progettare, infatti ai dipartimenti
la funzione
progettuale è stata inibita da una sentenza dell'autorità
per gli appalti.
Sul ricorso ai contratti di insegnamento nota che sono
troppi già oggi e
sui finanziamenti è un disastro. Con Squarzoni
auspica che sia la comunità
accademica a fissare I punti fermi per una riforma.
Riccardo PIERANTONI (NA II
- Bio a Medicina): Nella seconda università il
collegio esiste e ha formulato un documento che contiene
le cose già dette
e che non riprenderà qui salvo che per enfatizzare
la crescente
demotivazione indotta da quanto prospettato per reclutamento
e impegno a
tempo pieno. In area medica dei CoCoCo non si saprebbe
cosa fare visto che
non hanno equivalente nel sistema sanitario. Preoccupa
molto la possibilità
che esterni nominino professori, anche di prima fascia,
e che con le
chiamate dirette si rinunci ad affidabili meccanismi di
cooptazione.
Giuseppe VELLA (UniPA ing)
Ringrazia per la convocazione e auspica che
questi incontri si potenzino. Mancando un documento del
collegio
condividerà quello del SA. Nei dipartimenti si
fa ricerca con crescenti
difficoltà ma nel DdL non se ne parla, mancano
nuove risorse. Sul metodo:
l'U. non è stata consultata e si colpisce la sua
autonomia, la delega è
stata già usata in passato, ma questa volta le
linee direttrici sono oscure
e non si possono dare deleghe in bianco. Sul merito: riguardo
ai
ricercatori attuali sono un corpo utile, essenziali nella
didattica, fanno
ricerca rappresentano una prospettiva per I più
giovani non è pensabile
mettere la terza fascia a esaurimento. Difficile catturare
i giovani con la
prospettiva del precariato.
Michele ZENGA (UNIMIB stat
a economoa): il giudizio del collegio, istituito
e che ha 4 suoi rappresentanti in SA, non è tanto
negativo sulla 382. Sulla
questione tempo pieno si ritiene scandaloso ed anomalo
rispetto al resto
d'Europa far occupare ruoli universitari da professionisti,
avvocati e
commercialisti. Errore è abolire i ricercatori,
non solo per il loro
contributo alla didattica. Nella malaugurata ipotesi di
una loro
sostituzione con nuovi ricercatori a contratto, questi
dovrebbero essere
pagati molto di più, avere housing e altri benefici
e, eventualmente
fuoriuscire prima, entro 6 anni, perché dieci anni
di precariato sono
troppi. Concorsi: il giudizio sulle idoneità è
molto negativo, e su
reclutamento di tutti gli idonei attuali, meglio concorsi
locali con un
unico vincitore.
Pasquale NAPPI (UNIFE Ius):
E' vice presidente della Consulta dei
Dipartimenti, presieduta dal Rettore e prevista dallo
Statuto
dell'Università di Ferrara. Condivide in larga
misura le osservazioni sul
D.D.L. già espresse in diversi documenti stilati
da vari organismi
universitari (CRUI, Conferenza dei Presidi, Senati accademici)
e non
intende entrare nel merito dell'articolato ripetendo le
condivisibili
riflessioni già esposte da altri colleghi. I convenuti
sono tutti direttori
e sanno che in questi ultimi anni uno dei problemi principali
è stato
quello di reperire finanziamenti da fonti esterne. A fronte
di una forte
spinta verso l'autofinanziamento, la proposta precarizzazione
della figura
del giovane ricercatore rischia di indebolire ulteriormente
la capacità di
ricerca e di sviluppo dei diversi s.s.d., diminuendo la
possibilità di
creare squadre stabili di ricerca. Nell'agire legislative
è quindi
riscontrabile una evidente contraddizione tra spinta a
collaborare alla
ricerca con il mercato esterno e l'indebolimento del corpo
dei ricercatori.
Carlo SEMPI (UniLE Mat):
Concorda con quanto già detto su delega, ricerca,
tempo pieno-definito, e si sofferma sul precariato (nuovi
ricercatori a
contratto ed esaurimento degli attuali). Una decisione
dipende dal livello
dei finanziamenti e degli stipendi, quindi così
la proposta è vuota. Sui
concorsi: può darsi che ci sia stata una degenerazione,
ma per una piccola
U. il vecchio sistema aveva due svantaggi: difficoltà
dei dipartimenti e
delle facoltà a programmare qualsiasi innovazione
per l'incertezza sui
tempi di completamento di infrequenti concorsi e la mobilità
esagerata
perché dopo tre anni molti professori tornavano
nelle grandi università di
provenienza. Un sistema nazionale deve prevedee idoneità
lasciando alle
sedi potere contrattuale.
Giorgio CAVALLINI (UniPI
Ing): non è pronto un documento, è in corso
una
discussione nella giunta, quindi divisioni interne e opinione
personale.
Per troppo tempo nelle U. non si è mosso nulla.
Tutte giuste le critiche
mosse sin qui ma pochi elementi costruttivi. Se manca
la ricerca nel DdL è
colpa anche nostra, troppo impegnati sulla didattica abbiamo
ristretto
l'attenzione per essa. E' più difficile parametrala,
valutarla, decidere
come, dove e quando farla. I ricercatori di oggi sono
professori come gli
altri, nel futuro il ruolo non ha senso, alcuni della
giunta manterrebbero
lo stato attuale, altri vorrebbero dopo il dottorato 5
anni di contratto,
poi garanzie di ingresso o uscita. Il contratto dovrebbe
essere più
dignitoso dell'assegno di ricerca (che è un 2+2).
Sul dottorato di ricerca:
dovrebbe essere ripensato più in funzione delle
esigenze del mondo del
lavoro. Ora si addottorano in 1500 l'anno ma l'U. non
può incrementare con
questo tasso. E va considerato che in alcuni settori disciplinari
i dottori
di ricerca sono scarsi.
Sebastiano IMPEDOVO (UniBA
Inf a SMFN): Esiste il collegio e un documento
unitario di SA e CdA è già stato consegnato.
Importante il chiarimento del
Ministro sulla legge delega e il documento potrà
essere rivisitato anche in
funzione di questa riunione. E' comunque fondamentale
mantenere l'unicum
didattica-ricerca dimezzato dal provvedimento. Chi non
fa più ricerca
dovrebbe fuoriuscire dalle università che dovrebbero
ricevere più risorse
ad hoc.
Antonio LAGANÀ (UniPG
Chim): Coordina la conferenza dei direttori e dei
segretari che non si è ancora riunita. A titolo
personale anticipa una
posizione nettamente negativa sulle proposte e una grande
volontà di dare
un contributo di proposte. Sul reclutamento, occorre comprimere
i tempi
della precarietà, c'è maggiore favore per
commissioni nazionali e per il
modello spagnolo. Denuncia lo strangolamento finanziario
dei dipartimenti
dove il personale è diminuito del 10% all'anno.
La valutazione dovrebbe
stimolare un rapporto contrattuale tra U e Dipartimenti
per la suddivisione
delle risorse.
Piero DASDIA (UniCH IngArch):
condivide le posizioni espresse da Docci.
Tempo pieno-definito sono da riconsiderare per avvicinare
U. a imprese.
Sugli altri punti occorre capire dove si vuole andare
a parare.
Tomaso VECCHI (UniPV - M
Psic): Ribadisce le criticità evidenti:
disattenzione per la ricerca, assenza di copertura economica.
In modo
particolare, per modificare il ruolo dei ricercatori nella
direzione
proposta serve una adeguata programmazione della carriera
e di copertura
finanziaria. La modifica al tempo definito e docenti finanziati
da imprese
vanno in una direzione non auspicabile, quella non solo
di una
aziendalizzazione dell'Università, ma anche di
una sua dipendenza da
aziende esterne. Sui concorsi: il ritorno al nazionale
non migliora
necessariamente la qualità: importanza reclutamento
effettuato anche su
basi locali ma collegato a parametri di valutazione di
ricerca e didattica
e con risorse attribuite agli atenei in base alla qualità.
Ivano DIONISI (BO L FilLett):
Sottolinea che questo è il momento e la sede
naturale per la riflessione sull'U., più di quanto
si scriva sui giornali o
si dica nelle assemblee. A Bologna non c'è una
posizione ufficiale o
unanime. Molti temono che sia pregiudicata l'autonomia
e minacciata la
natura pubblica dell'università. Altri che alle
parole d'ordine più risorse
e autonomia si debbano affiancare valutazione e qualità.
Ci sono
ricercatori eccellenti ma non mancano quelli falliti,
perciò ci deve essere
un collo di bottiglia ma la selezione deve avvenire prima
e con fuoriuscita
in altri ruoli pubblici. I concorsi attuali sono uno scempio,
prima c'erano
storture ma si sanavano, con la parcellizzazione attuale
è impossibile. La
quota di idoneità extranumerarie potrebbe essere
del 10% in alcuni settori
e del 20% in altri, ma il ritorno al nazionale è
preferibile. Sui
dottorandi bisogna abolire quelli personali e promuovere
le scuole ma è
inaccettabile che il pacchetto giovani abbia destinato
borse solo a 12
settori tecnologici. In generale c'è bisogno anche
di una forte
autocritica. In un recente convegno con Eco all'istituto
Gramsci si sono
criticati l'ipertrofia di nuove sedi, l' offerta insostenibile
di corsi
3+2, la gestione dei concorsi. Per non farci espropriare
della capacità
propositiva il Cun dovrebbe preparare un documento con
a sinistra il testo
del ministro e a destra le nostre proposte.
Riccardo BASOSI (UniSI Chim
Fisica): non c'è ancora posizione ufficiale.
Sono preoccupati molto per l'attacco alla natura pubblica
derivante dalla
proposta di abolire la distinzione tempo pieno e definito,
scandalosa e
non richiesta da alcuno. Al DdL mancano un progetto e
un anima, è incapace
di valorizzare l'impegno nella ricerca che è ostacolata
da percorsi pieni
di ostacoli e precarietà, ai giovani bisognerebbe
dare certezze. Pur avendo
origine nobile nel rifiuto dei 12 di giurare fedeltà
al fascismo,
sull'autonomia è scettico, non può essere
separatezza. Non crede che le
categorie possono auto riformarsi: utopisticamente affiderebbe
il riordino
agli operai della Terni. ma il CUN pare l'unico organismo
che rappresenta
la volontà dell'accademia di confrontarsi.
Sergio ZOPPI (UniTO Lingue):
Constata che siamo di fronte a una
mercantilizzazione dell'Università che ha evidenti
analogie con il riordino
del CNR, ambedue frutto della stessa mano. Ciò
ha portato ad avere
università in Val d'Aosta e a Ragusa, al decentramento
concorsuale, alla
nuova offerta formativa con risultati abnormi. Il CUN
faccia una
riflessione sull'autogoverno e il decentramento. Bisogna
ristabilire la
piramide della qualità, ma abolire il tempo parziale
è assurdo: se un
collega deve andare a difendere, mettiamo, il Presidente
del Consiglio, ci
andrà e la lezione la farà il CoCoCo. L'incremento
della precarietà è
deleterio. Ingegneri, economisti, psicologi fuoriusciranno
verso il
mercato, ma che fine faranno filologi e latinisti? Il
ricercatore è servito
per il 3+2 e il decentramento, anche se non ha la qualifica
del docente.
Non è facile proporre alternative, ma il DdL non
va bene: ucciderà le
scienze umanistiche.
Giuseppe PULINA (UniSS Agraria):
Il DdL ha aspetti positivi: finalmente c'è
una proposta. L'integrazione tra mondo produttivo e U.
è da valorizzare. Ma
sui concorsi bisogna ricordare che vige un sistema budgetario
povero, che
genera il localismo: promuovere chi è gia dentro
per tre anni non costa
nulla. Per capovolgere la piramide demografica bisogna
far entrare i
giovani e uscire i vecchi. Quello che non va è
il patto sovietico: lo stato
ti dà pochi soldi e te li fai fuori. L'assenza
di risorse è grave - i fondi
degli atenei non consentono di fare contratti. Manca un
sistema di
valutazione in itinere dei docenti che distingua active
scientist e non
active scientist. Tutte le architetture concorsuali soffrono
di difetti, I
concorsi universitari non sono concorsi pubblici normali,
ma particolari,
occorre studiare un metodo simile a quelli stranieri (lettere
di
valutazione, etc).
Nicolò RIZZUTO (UniVR
Med): Il collegio non è formalizzato, riporterà
quanto emerso nell'assemblea d'ateneo che ha condiviso
le critiche più
frequenti. Oggi la partecipazione di massa di rappresentanti
è notevole
perché è la prima volta che avviene un incontro
al CUN con i Dipartimenti
, è un importante riconoscimento. E' vero che gli
scarsi budget degli
atenei incoraggiano il localismo e a proposta di SG depotenzia
ancor più la
ricerca incoraggiando la scolarizzazione delle università.
Non si può
mettere ad esaurimento la fascia dei ricercatori..
Rinaldo RUI (UniTS Fisica):
Ricercatori e dottorandi sono fondamentali, la
ricerca buona la fanno i giovani, ma i compensi sono da
fame. La
precarizzazione è drammatica e non dovrebbe crescere
ancor di più. Oggi i
ricercatori sono assunti in prova. Nella carriera universitaria
i periodi
di prova esistono già, sono tre e durano in tutto
9 anni. Vanno casomai
adattati, migliorando l'efficacia delle valutazioni. In
alcuni paesi i
docenti sono pagati in parte con i fondi di ricerca.
Francesco ANTUORI (UniRM2
TorVergata Med): Quanto detto è stato esaustivo,
riunirà il collegio e invierà un documento
ufficiale. Ma non è detto che al
DdL manchi un progetto. Dietro c'è qualcosa: non
si sono soldi per
mantenere un sistema universitario in cui si fa ricerca,
allora si lancia
un balon d'essai e si prova a ridurre l'U. in una scuoletta
che rilascia
pezzi di carta.
DOCCI propone che gli intervenuti,
oltre a scambiarsi recapiti ed
indirizzi, considerino di costituire un momento di coordinamento.
Intervengono dando commenti
e informazioni sul lavoro del CUN RATTI,
PALMIERI, FERRARIS, RUGGIU E VIOLANI.
Dipartimento di Psicologia
via dei Marsi 78 - 00185 Roma
0649917646 fax 0649917714
|