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  C.U.N.

Illustri e Cari Colleghi,
Grazie al consigliere Marini e alla cortesia dei presidi e dei
direttori che hanno letto e corretto la bozza delle trascrizioni, segue il
Supplemento a CUN Notizie 147 con il sunto di tutti gli interventi proposti
nel corso delle audizioni dei Coordinatori delle Conferenze dei Presidi e
dei Collegi dei Dipartimenti sul DdL sullo stato giuridico tenute al CUN 1l
18 e 19 febbraio.
Questo Supplemento al resoconto sarà pubblicato anche sul sito
http://www.miur.it/cun/osservatorio/index.htm
dove sono accessibili i documenti sul DdL raccolti dal nostro Osservatorio.

Con i migliori saluti
Cristiano Violani

*************************************************
Il resoconto CUN Notizie e questa email sono una comunicazione personale redatta ed distribuita in osservanza della legge 675/96 sulla tutela dei dati personali. Il resoconto CUN Notizie e' personale, non ufficiale e on esaustivo; per essere tempestivo e' esposto a qualche inevitabile errore di forma e contenuto. Come riferimento attendibile si raccomanda di consultare il sito web ufficiale del CUN http://www.murst.it/cun/ dove sono accessibili i documenti e i verbali ufficiali.
Nel resoconto, per gli atti relativi a singole persone ancora in esame o
che abbiano ricevuto parere non favorevole, sono omessi i nomi degli
interessati.
Se non avesse interesse a ricevere questa email per favore risponda
scrivendo nel "Subject" <NO CUN notizie> e il suo indirizzo sara'
cancellato dalla lista.
*************************************************


SUPPLEMENTO A CUN NOTIZIE N. 147
Resoconto delle Audizioni del 18 e 19 febbraio 2004

AUDIZIONE DEI PRESIDENTI DELLE CONFERENZE DEI PRESIDI

18/2/2004 p.m. Alle ore 16.10 Intervengono in aula i Presidenti della
Conferenza dei Presidi delle varie Facolta' come di seguito trascritti:
Proff. Carlo ANGELICI, Maurizio COCUCCI, Antonio DE LILLO, Luigi DI
COMITE, Luigi FRATI, Alberto GAITI, Renato GUARINI, Gianni GUASTELLA,
Mario MORCELLINI, Enrico PREDAZZI (accompagnato dal Prof. Nicola VITORIO),
Viliberto STOCCHI, Andrea STELLA, Giuseppe VALLAR, Dario VELO
(rappresentato dal prof. Claudio QUINTANO).

LABRUNA: Ringrazia per la presenza e per il contributo che i presidi hanno
già offerto alla definizione della proposta di riordino del CUN, acquisita
positivamente dal Ministro, ma non ancora presentata al Consiglio dei
Ministri. L'articolato, consegnato ai Presidi, prevede che il CUN resti
organo elettivo di rappresentanza diretta e indiretta di tutti i
protagonisti della vita universitaria.
Oggi il CUN chiede ai Presidi di proporre orientamenti e pareri sul DdL
delega di riordino dello stato giuridico e del reclutamento dei docenti
universitari. Sul disegno il CUN ha approvato già il 14 gennaio una mozione
in cui si ponevano in risalto alcune criticità.
La mancanza di finanziamenti adeguati: un rilievo che ha anticipato
l'autorevole intervento della Presidenza della Repubblica. Il fatto che ci
siano molti precedenti di riforme a costo zero non autorizza a insistere su
questa strada. Molti esponenti della maggioranza e l'intera opposizione
hanno riconosciuto che non si può andare avanti senza risorse
L'esclusiva enfasi sulle funzioni di docenza trascurando quelle della
ricerca, che è più difficile definire quantitativamente ma rappresenta la
funzione primaria delle università. Proprio per questo il CUN audirà domani
i responsabili delle strutture di coordinamento dei dipartimenti.
L'uso della delega e il mancato confronto con la comunità accademica. Il
Ministro ha successivamente dichiarato al CUN che lo strumento della delega
era inteso a consentire una duttilità virtuosa, per accogliere le
indicazioni della comunità scientifica e per rinviare nel tempo gli
interventi ora privi di finanziamenti. Il Ministro ha espresso aperture a
modifiche sia in merito ai principi generali della legge delega che in
merito ai successivi decreti delegati.
Dopo l'incontro con il CUN del il Ministro ha aperto un tavolo tecnico
triangolare che ha già tenuto la sua prima riunione e in cui saranno
riportati i documenti e le posizioni espresse oggi che saranno raccolti
dall'Osservatorio istituito dal CUN. Sottolinea infine che la
partecipazione del CUN al tavolo tecnico non rappresenta una adesione o una
posizione pregiudizialmente favorevole al testo attuale del DdL.


Mario MORCELLINI - Scienze della Comunicazione - Rm1. Proporrà un metodo di
lavoro e un documento redatto dal coordinamento dei presidenti delle
conferenze, firmato dai presenti alla riunione tenuta la mattina, ma ancora
provvisorio perché si vuole proporlo alle tre conferenze oggi assenti. Il
metodo è quello seguito dal Coordinamento: costruire una maggiore
collaborazione tra le rappresentanze del mondo universitario e individuare
i denominatori comuni di realtà accademiche e posizioni anche diverse fra
loro. Dà quindi lettura del seguente testo:

"Il Coordinamento Nazionale delle Conferenze dei Presidi di Facoltà,
riunito a Roma il 18 febbraio 2004, ha valutato il testo della Legge Delega
sui Riordino dello Stato Giuridico e del Reclutamento dei Professori
Universitari, approvata dal Consiglio dei Ministri il 16 gennaio 2004. Ad
un'analisi complessiva della legge delega il Coordinamento Nazionale:
· condivide la necessità di provvedere sui temi in oggetto, ma ritiene
necessaria nella discussione parlamentare, un'ampia consultazione e un
approfondito confronto con gli organismi rappresentativi della comunità
accademica: CUN, CRUI e Conferenze dei Presidi
· ritiene che il disegno di legge proposto costituisca un forte
arretramento sul piano dell'autonomia universitaria, in quanto sottrae agli
Atenei importanti momenti decisionali, oggi di loro competenza, che
consentono alle Università di rispondere in modo flessibile ed efficace
alle esigenze didattiche, scientifiche e della formazione d'eccellenza;
· reputa che lo sviluppo dell'Università si debba realizzare in un sistema
di periodica e severa valutazione atto ad incentivare il suo miglior
funzionamento;
· ritiene che il disegno di legge, non prendendo in considerazione il ruolo
della ricerca scientifica, non risponda alle esigenze di formazione,
innovazione e sviluppo poste dalla società civile.

Ad esame più circostanziato, il Coordinamento Nazionale:
· valuta negativamente il fatto che, ancora una volta, un provvedimento
legislativo di rilevanza per il sistema universitario non preveda alcun
incremento, ormai indifferibile, delle risorse finanziarie ad esso destinate;
· esprime preoccupazione che l'abolizione del ruolo del ricercatore
determini l'assenza di una fascia iniziale docente -giuridicamente
definita-, essenziale sia per lo svolgimento dell' attività didattica e
scientifica che per la formazione dei professori;
· esprime dissenso sulla formulazione della proposta di abolizione della
distinzione tra "tempo pieno" e "tempo definito", in quanto tale da indurre
i professori ad un disimpegno nei confronti dell'istituzione;
· ritiene estremamente gravi e lesivi dell'autonomia universitaria:
· il blocco delle procedure concorsuali, tanto più se reso operativo
all'atto dell'entrata in vigore della legge delega, nelle more
dell'approvazione dei decreti delegati;
· l'introduzione di quote di idoneità riservate a professori e ricercatori,
poiché ostacola il reclutamento di studiosi di elevato valore, con
particolare riferimento alle nuove generazioni, tanto più in assenza di
adeguate risorse finanziarie e in contrasto con l'esigenza dichiarata di
adottare meccanismi concorsuali rigorosi e selettivi.

Pertanto il Coordinamento Nazionale delle Conferenze dei Presidi di Facoltà
chiede:
· che vengano riconsiderati i punti critici evidenziati, alla luce di una
puntuale e attenta valutazione delle conseguenze che le scelte previste dal
disegno di legge comportano sui delicati equilibri del sistema universitario;
· di essere consultato in merito ai temi considerati dal disegno di legge
delega e, più in generale, su tutte le questioni di sua competenza."

Luigi FRATI - Medicina Rm1 - Non ha potuto partecipare alla riunione della
mattina ma ha sottoscritto il documento. Qui vuole proporre una critica più
chiara e radicale. Il paese non ha bisogno di un DdL che comincia dai
concorsi, fingendo di ignorare che qualsiasi sistema cooptativo è soggetto
a distorsioni tanto più gravi se non ci sono controlli e meccanismi di
competizione per l'eccellenza e la qualità tra gli atenei. Proprio quei
meccanismi sono previsti dalla proposta di legge sulla competizione
regolata fra gli atenei presentata dall'On.le Pepe. Quella proposta, che
rischia ora di passare in secondo piano per effetto del DdL delega, ha il
merito di definire chiaramente il modello che si vuole, chiarendo
l'importanza della certificazione, al contrario dei burocratici "requisiti
infimi" che hanno il solo effetto di delegittimare una parte del sistema
universitario. Estremizzando, dirà che è indifferente ai metodi
reclutamento: il reclutamento è funzionale al modello. In assenza di enormi
risorse il modello DeMaio è inapplicabile. Da questo governo ci saremmo
aspettati un modello liberale di competitività coerente. Invece il modello
che emerge è quello di un arretramento dalla autonomia a vantaggio di un
risorgente centralismo.

Enrico PREDAZZI - SMFN, Unito - Ha sottoscritto il documento del
Coordinamento delle Conferenze, che rappresenta un punto di mediazione e di
equilibrio. Ma il documento della Conferenza, che consegna al CUN,
evidenzia molte altre criticità. Segnala la grande importanza del problema
dei giovani, per cui immaginiamo un percorso, quantificabile in non oltre i
35 anni, con non più di due rinnovi postdoc e con stipendi comparabili a
quelli internazionali. I ricercatori non devono sparire ma venire
considerati per quanto sono: un ruolo docente.Sulle ipotesi di concorso
l'opzione è per quelli locali con verifica nazionale. Premessa centrale per
discutere è che ci siano finanziamenti adeguati e incentivi alla mobilità.

Andrea STELLA - Ingegneria, Uniud - Ha partecipato al coordinamento e
sottoscritto il documento. Ma i presidi di Ingegneria si erano già riuniti
approvando una mozione necessariamente sintetica, che non dà ragione di una
intera giornata di intense discussioni. Sono almeno 10 anni che il sistema
universitario si muove in direzione dell'autonomia, che si esplica anche
nel reclutamento (concorsi) che oggi è coerente con il sistema
dell'autonomia didattica. L'impostazione del 509 ha imposto grandi sforzi e
richiede flessibilità. Ingegneria chiede una crescente autonomia
responsabile, accompagnata da controlli e valutazioni serie. Il Miur si è
mosso in questa direzione con strumenti coerenti, anche imperfetti, come i
requisiti minimi. Questo DdL va in direzione opposta, sottraendo autonomia
agli atenei. La legge 210 del 98 e il dpr applicativo del marzo 2000 hanno
cercato di consentire un reclutamento flessibile. Lo strumento si è
rivelato imperfetto, ma non si può tornare al passato. E' palesemente
assurdo bloccare i concorsi e contemporaneamente sanzionare i corsi privi
dei requisiti minimi di docenza. Si è contrari all'abolizione ricercatori.
Si teme un periodo di incertezza che allontanerebbe i giovani. Si lamenta
la totale assenza del riconoscimento che la ricerca è il compito primario
del docente. In conclusione si tratta evidentemente di una legge affrettata
e non meditata, ispirata al principio delle riduzione della spesa, e in cui
mancano metodi e pratiche di valutazione. Comunque il rifiuto non è
pregiudiziale e vi è la massima disponibilità a discuterne nelle sedi
istituzionali.

Carlo ANGELICI - Giurisprudenza, Rm1- La conferenza ha approvato da tempo
un breve documento. Ribadisce che il documento letto rappresenta un minimo
comune denominatore ed è importante considerarlo perche è naturale che le
facoltà abbiano posizioni diverse basate sulle proprie esperienze e
tradizioni. Sull'autonomia sostiene personalmente da tempo che nelle
università non c'è mai stata così poca autonomia intesa come sistema che
garantisce la massima libertà di ricerca e didattica per i docenti. Rileva
che dare la possibilità a un Rettore appena eletto dai suoi colleghi di
contrattare con loro aspetti importanti della loro retribuzione lede
evidentemente l'autonomia. Apprezza la funzione che il CUN continua a
svolgere e auspica che si giunga a una formulazione di ipotesi minime
comuni tra CUN e Coordinamento delle conferenze. Dopo 9 anni da preside è
convinto che costringere le facoltà sotto le medesime regole implica una
perdita di autonomia.

Maurizio COCUCCI - Agraria Unimi Eviterà di ripetere quanto detto la
mattina e scritto nel documento per enfatizzare una criticità
particolarmente grave per le facoltà che rappresenta: la mancanza di
attenzione per la ricerca e per la didattica basata sulla ricerca. Il
sistema attuale è insensato, non si può passare direttamente dal dottorato
a un posto di ruolo. Serve un contratto a termine per verificare le reali
capacità. L'abolizione del tempo pieno è grave, non solo per gli aspetti
stipendiali, ma perché compromette esclusività di rapporto con gli atenei,
sede della ricerca fandamentale. Bisogna evitare che i professori si
preoccupino di integrare i propri stipendi altrimenti chi e quando farà la
ricerca? I concorsi non vanno mai bene, occorre mantenere cadenze regolari,
magari con una nazionalizzazione decentrata, almeno il 20% di idonei
extranumerari e adeguati finanziamenti per la mobilità. Che ci sia una
quota di stipendio variabile andrebbe bene, ma chi la finanzierà?

Giuseppe VALLAR - Psicologia Unimib - Ribadisce le ragioni e i vantaggi
dell'autonomia. Valuta negativamente l'assenza di copertura economica. In
assenza di congrui aumenti delle risorse per l'Università, si ridurrà
l'impegno dei professori nelle attività didattiche e di ricerca, con un
conseguente peggioramento dei servizi resi agli studenti. Esprime
contrarietà all'abolizione del ruolo dei ricercatori, cosi' come
prospettato nella presente proposta ministeriale, non solo perché danno un
importante contributo all'attività didattica e scientifica, ma anche per
l'incertezza che si crea relativamente al reclutamento dei giovani. Un
reclutamento temporaneo dovrebbe accompagnarsi a chiare prospettive di
inizio e di sviluppo della carriera. Per tutti la qualità didattica e
scientifica sarebbe incoraggiata da periodiche e severe valutazioni con
effetto incentivante.
Ritiene assai grave la possibilità di blocco delle procedure con
concorsuali all'atto di entrata in vigore della legge delega, che
interferirebbe con lo sviluppo delle attività didattiche e scientifiche
degli Atenei e valuta negativamente l'introduzione di quote di idoneità
riservate a professori e ricercatori che è evidentemente contraddittoria
con l'intento di reclutare selettivamente giovani di elevato valore.

Antonio DE LILLO - Sociologia Unimib - Metter mano a una riforma della
materia è molto complicato, lo sa per esperienza, avendo partecipato alla
commissione Zecchino. Bisogna confrontarsi con i sindacati, le commissioni
cultura, i singoli parlamentari che vorranno metterci mano. Presagisce che
anche questa volta non si arriverà a una conclusione positiva. Mettere al
centro il reclutamento è sbagliato: qualunque sistema ha pregi e difetti.
Più utile sarebbe intervenire sulle progressioni economiche e sui
meccanismi di incentivazione. Accoglie con favore l'iniziativa del Cun e
sottolinea l'utilità del metodo adottato dal Coordinamento. Per lavorare
insieme ognuno dovrà cedere qualcosa, le realtà accademiche sono diverse a
seconda delle aree scientifiche, non si può aspirare a una normativa che
regoli tutto e in modo uguale per tutti.

Alberto GAITI - Medicina Veterinaria La conferenza si deve ancora
pronunciare. Non resta molto da aggiungere dopo gli interventi precedenti.
Ribadisce la difficoltà a regolare il tempo pieno nelle differenti aree ma
per il funzionamento delle strutture e la ricerca nella sua area è
fondamentale il tempo pieno e l'impegno stabile.

Gianni GUASTELLA - Lettere e Filosofia - Pur giudicando opportuno procedere
a un riordino dello stato giuridico, la Conferenza ha espresso riserve sia
sulla scelta dello strumento della delega sia sull'assenza in un quadro
finanziario di riferimento. Alcune proposte del DdL sarebbero
condivisibili, se sostenute da investimenti garantiti. E' invece contrario
all'autonomia il delegare a MIUR e MEF decisione sostanziali su
reclutamento, avanzamenti di carriera, e uso delle risorse che si
libereranno in seguito ai pensionamenti.
La scelta di tornare ai concorsi nazionali, negativi perché impedivano la
crescita degli atenei secondo proprie scelte, è un passo indietro. La
normativa vigente ha introdotto meccanismi perversi, ma correggibili,
creando un numero di idonei troppo vasto. In ogni caso, qualsiasi riforma
dei concorsi deve accompagnarsi a norme di responsabilizzazione e a un
credibile sistema di valutazione continua.
La durata degli incarichi a tempo determinato appare discutibile: sia
quella di 6 anni prevista all'art. 1; 3 anni sono sufficienti per testare
l'adeguatezza di un professore a un ruolo) sia quella massima di 3 anni
prevista per i contratti di docenza. Meglio contratti annuali rinnovabili,
senza limitazioni, o per un totale massimo di 5 o 6 anni.
E'inaccettabile creare dei professori di prima fascia per un periodo
sostanzialmente illimitato sulla base di convenzioni di durata limitata con
imprese o fondazioni etc. , perché prospetta l'istituzione di canali
paralleli di reclutamento pubblico-privato, sbilanciati dal punto di vista
delle garanzie scientifiche e professionali.
Il ricorso ai contratti coordinati e continuativi come strumento di primo
reclutamento nel settore della ricerca e della didattica integrativa viene
giudicato negativamente perché, nelle attuali situazioni finanziarie
dell'università pubblica, attirerà ricercatori meno qualificati di quelli
che potranno occuparsi con retribuzioni maggiori o prospettive più stabili.
Anche i tempi prevedibili per accedere al ruolo di professore associato
sono troppo lunghi per garantire l'impegno dei migliori e una selezione
fondata su un continuo monitoraggio del merito dei singoli.
L'abolizione della distinzione fra tempo pieno e tempo definito riapre
l'annosa questione della compatibilità fra le attività professionali e di
ricerca esterne e quella universitaria, al di fuori di una cornice chiara
di limitazioni. La norma proposta avrà pesanti ricadute sui bilanci delle
Università, che dovrebbero coprirne le spese con un'ingente riduzione di
affidamenti e supplenze, insostenibile nell'attuale situazione dell'offerta
formativa, specie nei contesti delle Facoltà umanistiche.
Il limite orario di 350 ore annue di impegno con una quota di 120 ore di
didattica frontale generalizzata appare mal formulata e inadeguata alle
esigenze delle strutture didattiche e di ricerca. E' necessario introdurre
distinzioni legate alle specificità delle varie discipline e alla
destinazione dell'insegnamento ai vari livelli della formazione.
Per i motivi già esposti a proposito della cornice finanziaria del
progetto, la Conferenza giudica negativamente l'abolizione del ruolo dei
ricercatori, che pregiudica la capacità di attrarre i migliori
intellettuali giovanili. Nella situazione attuale sembrerebbe meglio
trasformare l'attuale ruolo dei ricercatori in una "terza fascia docente",
con adeguate forme di valutazione dell'attività scientifica e didattica in
servizio.
Preoccupa infine, l'eventualità di un blocco delle procedure concorsuali,
tanto più se operativo all'atto dell'entrata in vigore della legge delega.


AUDIZIONE DEI COORDINATORI DEI COLLEGI DEI DIRETTORI DI DIPARTIMENTO
19 febbraio 2004
19/2/2004 a.m. Alle ore 10,25 intervengono in aula i seguenti Professori ,
Coordinatori dei Direttori di Dipartimento delle diverse sedi
universitarie: Francesco AUTUORI, Riccardo BASOSI, Giorgio CAVALLINI, Piero
DASDIA, Francesco DE MARTINO, Giovan Battista DE SARRO, Ivano DIONISI (Vice
Presidente), Mario DOCCI, Franco FERRARIS, Roberto GUARASCI, Sebastiano
IMPEDOVO, Antonio LAGANA', Alfonso MIOLA, Mauro MORETTI, Pasquale NAPPI,
Carlo NONNINO, Romano ORRU', Riccardo PIERANTONI, Giuseppe PULINA, Nicolo'
RIZZUTO, Rinaldo RUI, Carlo SEMPI, Alfredo SQUARZONI, Vilberto STOCCHI,
Gian Paolo TRENTINI, Leonardo VARVARO, Tomaso VECCHI, Giuseppe VELLA,
Michele ZENGA, Sergio ZOPPI.
Hanno giustificato la propria assenza i direttori DIONIGI, LANZARONE.

Presidente LABRUNA: Ringrazia gli intervenuti in rappresentanza dei collegi
o di analoghi organismi di coordinamento di trenta università. I collegi
non sono presenti in tutte le università e questa consultazione è un
inedito, ma al Cun è parso molto importante ascoltarli proprio perché tra
le funzioni degli universitari c'è certamente la docenza ma anche e
soprattutto la ricerca, svolta nei dipartimenti, e per la quale nel DdL non
c'è attenzione. Sul DdL il CUN ha approvato già il 14 gennaio una mozione
in cui si ponevano in risalto altre due principali criticità.
La mancanza finanziamenti. E' stata più volte riconosciuta dal Ministro che
ha chiesto in materia il sostegno della comunità accademica che dovrebbe
essere più attiva nel sollecitare tutti i parlamentari a una maggiore
attenzione per le esigenze della ricerca e dell'alta formazione.
L'uso della delega e l'assenza di confronto con la comunità accademica. Il
Ministro ha successivamente detto al CUN che la delega era intesa a
consentire maggiore flessibilità al governo, proprio per accogliere i
miglioramenti e per rinviare nel tempo gli interventi ora privi di
finanziamenti. Il Ministro ha accolto la richiesta di riesaminare daccapo
il progetto, sentendo non solo i suoi personali consiglieri, ma anche gli
organi istituzionali di rappresentanza, sia in merito ai principi generali
della legge di delega che in merito ai successivi decreti delegati.
Dopo l'incontro con il CUN del il Ministro ha aperto un tavolo tecnico
triangolare, con modalità concordate con CRUI e MIUR, che si è riunito il
ma non questa settimana consentendo al CUN di effettuare oggi questa
audizione e ieri quella delle conferenze dei presidi. Il Ministro ha aperto
un tavolo anche con organizzazioni sindacali . L'iter sarà probabilmente
lungo, ma non si può perdere questa occasione di riformare il sistema.
Avremo altre occasioni di confrontarci, e auspicabilmente anche i
coordinatori dei dipartimenti potranno presentare proposte e documenti che
saranno raccolti dall'Osservatorio istituito dal Cun e individuare un
riferimento stabile per i lavori della Commissione ad hoc del Cun
coordinata dal consigliere Palmieri e dal Consigliere Franceschi Ferraris.
(Agli intervenuti vengono distribuite copie della mozione del Cun, della
pagina web dell'osservatorio e della bozza del documento delle Conferenze
dei Presidi).

Alfredo SQUARZONI (Unige, ing): E' condivisa l'esigenza di una riforma ma
anche l'individuazione dei punti critici del DdL. E' grave che si insista
sulla strada delle riforme a costo zero. Preoccupa la situazione dei
ricercatori, docenti di fatto ma non di nome, e contrarietà a metterne
20000 in un ruolo a esaurimento. L'abolizione del tempo pieno e il
ricercatore a tempo determinato non incoraggiano a fare ricerca. Grave il
fatto che l'età per entrare in ruolo resti avanzata. Non si ritiene
dimostrato che i precedenti concorsi nazionali funzionassero meglio di
quelli attuali e tornare indietro non va bene. Personale opinione: la
comunità dovrebbe avere la forza di fare proposte alternative e ciò impegna
primariamente la CRUI e il CUN.

Mario DOCCI (Sapienza, arch): A la Sapienza il coordinamento è
formalizzato, si è riunito condividendo la mozione del SA e del CdA e
invitando tutti i consigli di dipartimento a discuterla. Non si deve
trascurare la ricerca: è impossibile trasmettere conoscenze senza averle
prima create! Bisogna dare più possibilità ai 2000 giovani che ogni anno
conseguono un dottorato. Bloccando i concorsi, dando prospettive di
stabilità solo a 35 o 40 anni i migliori scapperanno. Tornare al vecchio
sistema dei concorsi, che conosce bene in quanto ex componente Cun, non può
che preoccupare. Sul tempo definito segnala che abolendolo nella sua area
sarebbe impossibile progettare, infatti ai dipartimenti la funzione
progettuale è stata inibita da una sentenza dell'autorità per gli appalti.
Sul ricorso ai contratti di insegnamento nota che sono troppi già oggi e
sui finanziamenti è un disastro. Con Squarzoni auspica che sia la comunità
accademica a fissare I punti fermi per una riforma.

Riccardo PIERANTONI (NA II - Bio a Medicina): Nella seconda università il
collegio esiste e ha formulato un documento che contiene le cose già dette
e che non riprenderà qui salvo che per enfatizzare la crescente
demotivazione indotta da quanto prospettato per reclutamento e impegno a
tempo pieno. In area medica dei CoCoCo non si saprebbe cosa fare visto che
non hanno equivalente nel sistema sanitario. Preoccupa molto la possibilità
che esterni nominino professori, anche di prima fascia, e che con le
chiamate dirette si rinunci ad affidabili meccanismi di cooptazione.

Giuseppe VELLA (UniPA ing) Ringrazia per la convocazione e auspica che
questi incontri si potenzino. Mancando un documento del collegio
condividerà quello del SA. Nei dipartimenti si fa ricerca con crescenti
difficoltà ma nel DdL non se ne parla, mancano nuove risorse. Sul metodo:
l'U. non è stata consultata e si colpisce la sua autonomia, la delega è
stata già usata in passato, ma questa volta le linee direttrici sono oscure
e non si possono dare deleghe in bianco. Sul merito: riguardo ai
ricercatori attuali sono un corpo utile, essenziali nella didattica, fanno
ricerca rappresentano una prospettiva per I più giovani non è pensabile
mettere la terza fascia a esaurimento. Difficile catturare i giovani con la
prospettiva del precariato.

Michele ZENGA (UNIMIB stat a economoa): il giudizio del collegio, istituito
e che ha 4 suoi rappresentanti in SA, non è tanto negativo sulla 382. Sulla
questione tempo pieno si ritiene scandaloso ed anomalo rispetto al resto
d'Europa far occupare ruoli universitari da professionisti, avvocati e
commercialisti. Errore è abolire i ricercatori, non solo per il loro
contributo alla didattica. Nella malaugurata ipotesi di una loro
sostituzione con nuovi ricercatori a contratto, questi dovrebbero essere
pagati molto di più, avere housing e altri benefici e, eventualmente
fuoriuscire prima, entro 6 anni, perché dieci anni di precariato sono
troppi. Concorsi: il giudizio sulle idoneità è molto negativo, e su
reclutamento di tutti gli idonei attuali, meglio concorsi locali con un
unico vincitore.

Pasquale NAPPI (UNIFE Ius): E' vice presidente della Consulta dei
Dipartimenti, presieduta dal Rettore e prevista dallo Statuto
dell'Università di Ferrara. Condivide in larga misura le osservazioni sul
D.D.L. già espresse in diversi documenti stilati da vari organismi
universitari (CRUI, Conferenza dei Presidi, Senati accademici) e non
intende entrare nel merito dell'articolato ripetendo le condivisibili
riflessioni già esposte da altri colleghi. I convenuti sono tutti direttori
e sanno che in questi ultimi anni uno dei problemi principali è stato
quello di reperire finanziamenti da fonti esterne. A fronte di una forte
spinta verso l'autofinanziamento, la proposta precarizzazione della figura
del giovane ricercatore rischia di indebolire ulteriormente la capacità di
ricerca e di sviluppo dei diversi s.s.d., diminuendo la possibilità di
creare squadre stabili di ricerca. Nell'agire legislative è quindi
riscontrabile una evidente contraddizione tra spinta a collaborare alla
ricerca con il mercato esterno e l'indebolimento del corpo dei ricercatori.

Carlo SEMPI (UniLE Mat): Concorda con quanto già detto su delega, ricerca,
tempo pieno-definito, e si sofferma sul precariato (nuovi ricercatori a
contratto ed esaurimento degli attuali). Una decisione dipende dal livello
dei finanziamenti e degli stipendi, quindi così la proposta è vuota. Sui
concorsi: può darsi che ci sia stata una degenerazione, ma per una piccola
U. il vecchio sistema aveva due svantaggi: difficoltà dei dipartimenti e
delle facoltà a programmare qualsiasi innovazione per l'incertezza sui
tempi di completamento di infrequenti concorsi e la mobilità esagerata
perché dopo tre anni molti professori tornavano nelle grandi università di
provenienza. Un sistema nazionale deve prevedee idoneità lasciando alle
sedi potere contrattuale.

Giorgio CAVALLINI (UniPI Ing): non è pronto un documento, è in corso una
discussione nella giunta, quindi divisioni interne e opinione personale.
Per troppo tempo nelle U. non si è mosso nulla. Tutte giuste le critiche
mosse sin qui ma pochi elementi costruttivi. Se manca la ricerca nel DdL è
colpa anche nostra, troppo impegnati sulla didattica abbiamo ristretto
l'attenzione per essa. E' più difficile parametrala, valutarla, decidere
come, dove e quando farla. I ricercatori di oggi sono professori come gli
altri, nel futuro il ruolo non ha senso, alcuni della giunta manterrebbero
lo stato attuale, altri vorrebbero dopo il dottorato 5 anni di contratto,
poi garanzie di ingresso o uscita. Il contratto dovrebbe essere più
dignitoso dell'assegno di ricerca (che è un 2+2). Sul dottorato di ricerca:
dovrebbe essere ripensato più in funzione delle esigenze del mondo del
lavoro. Ora si addottorano in 1500 l'anno ma l'U. non può incrementare con
questo tasso. E va considerato che in alcuni settori disciplinari i dottori
di ricerca sono scarsi.

Sebastiano IMPEDOVO (UniBA Inf a SMFN): Esiste il collegio e un documento
unitario di SA e CdA è già stato consegnato. Importante il chiarimento del
Ministro sulla legge delega e il documento potrà essere rivisitato anche in
funzione di questa riunione. E' comunque fondamentale mantenere l'unicum
didattica-ricerca dimezzato dal provvedimento. Chi non fa più ricerca
dovrebbe fuoriuscire dalle università che dovrebbero ricevere più risorse
ad hoc.

Antonio LAGANÀ (UniPG Chim): Coordina la conferenza dei direttori e dei
segretari che non si è ancora riunita. A titolo personale anticipa una
posizione nettamente negativa sulle proposte e una grande volontà di dare
un contributo di proposte. Sul reclutamento, occorre comprimere i tempi
della precarietà, c'è maggiore favore per commissioni nazionali e per il
modello spagnolo. Denuncia lo strangolamento finanziario dei dipartimenti
dove il personale è diminuito del 10% all'anno. La valutazione dovrebbe
stimolare un rapporto contrattuale tra U e Dipartimenti per la suddivisione
delle risorse.

Piero DASDIA (UniCH IngArch): condivide le posizioni espresse da Docci.
Tempo pieno-definito sono da riconsiderare per avvicinare U. a imprese.
Sugli altri punti occorre capire dove si vuole andare a parare.

Tomaso VECCHI (UniPV - M Psic): Ribadisce le criticità evidenti:
disattenzione per la ricerca, assenza di copertura economica. In modo
particolare, per modificare il ruolo dei ricercatori nella direzione
proposta serve una adeguata programmazione della carriera e di copertura
finanziaria. La modifica al tempo definito e docenti finanziati da imprese
vanno in una direzione non auspicabile, quella non solo di una
aziendalizzazione dell'Università, ma anche di una sua dipendenza da
aziende esterne. Sui concorsi: il ritorno al nazionale non migliora
necessariamente la qualità: importanza reclutamento effettuato anche su
basi locali ma collegato a parametri di valutazione di ricerca e didattica
e con risorse attribuite agli atenei in base alla qualità.

Ivano DIONISI (BO L FilLett): Sottolinea che questo è il momento e la sede
naturale per la riflessione sull'U., più di quanto si scriva sui giornali o
si dica nelle assemblee. A Bologna non c'è una posizione ufficiale o
unanime. Molti temono che sia pregiudicata l'autonomia e minacciata la
natura pubblica dell'università. Altri che alle parole d'ordine più risorse
e autonomia si debbano affiancare valutazione e qualità. Ci sono
ricercatori eccellenti ma non mancano quelli falliti, perciò ci deve essere
un collo di bottiglia ma la selezione deve avvenire prima e con fuoriuscita
in altri ruoli pubblici. I concorsi attuali sono uno scempio, prima c'erano
storture ma si sanavano, con la parcellizzazione attuale è impossibile. La
quota di idoneità extranumerarie potrebbe essere del 10% in alcuni settori
e del 20% in altri, ma il ritorno al nazionale è preferibile. Sui
dottorandi bisogna abolire quelli personali e promuovere le scuole ma è
inaccettabile che il pacchetto giovani abbia destinato borse solo a 12
settori tecnologici. In generale c'è bisogno anche di una forte
autocritica. In un recente convegno con Eco all'istituto Gramsci si sono
criticati l'ipertrofia di nuove sedi, l' offerta insostenibile di corsi
3+2, la gestione dei concorsi. Per non farci espropriare della capacità
propositiva il Cun dovrebbe preparare un documento con a sinistra il testo
del ministro e a destra le nostre proposte.

Riccardo BASOSI (UniSI Chim Fisica): non c'è ancora posizione ufficiale.
Sono preoccupati molto per l'attacco alla natura pubblica derivante dalla
proposta di abolire la distinzione tempo pieno e definito, scandalosa e
non richiesta da alcuno. Al DdL mancano un progetto e un anima, è incapace
di valorizzare l'impegno nella ricerca che è ostacolata da percorsi pieni
di ostacoli e precarietà, ai giovani bisognerebbe dare certezze. Pur avendo
origine nobile nel rifiuto dei 12 di giurare fedeltà al fascismo,
sull'autonomia è scettico, non può essere separatezza. Non crede che le
categorie possono auto riformarsi: utopisticamente affiderebbe il riordino
agli operai della Terni. ma il CUN pare l'unico organismo che rappresenta
la volontà dell'accademia di confrontarsi.

Sergio ZOPPI (UniTO Lingue): Constata che siamo di fronte a una
mercantilizzazione dell'Università che ha evidenti analogie con il riordino
del CNR, ambedue frutto della stessa mano. Ciò ha portato ad avere
università in Val d'Aosta e a Ragusa, al decentramento concorsuale, alla
nuova offerta formativa con risultati abnormi. Il CUN faccia una
riflessione sull'autogoverno e il decentramento. Bisogna ristabilire la
piramide della qualità, ma abolire il tempo parziale è assurdo: se un
collega deve andare a difendere, mettiamo, il Presidente del Consiglio, ci
andrà e la lezione la farà il CoCoCo. L'incremento della precarietà è
deleterio. Ingegneri, economisti, psicologi fuoriusciranno verso il
mercato, ma che fine faranno filologi e latinisti? Il ricercatore è servito
per il 3+2 e il decentramento, anche se non ha la qualifica del docente.
Non è facile proporre alternative, ma il DdL non va bene: ucciderà le
scienze umanistiche.

Giuseppe PULINA (UniSS Agraria): Il DdL ha aspetti positivi: finalmente c'è
una proposta. L'integrazione tra mondo produttivo e U. è da valorizzare. Ma
sui concorsi bisogna ricordare che vige un sistema budgetario povero, che
genera il localismo: promuovere chi è gia dentro per tre anni non costa
nulla. Per capovolgere la piramide demografica bisogna far entrare i
giovani e uscire i vecchi. Quello che non va è il patto sovietico: lo stato
ti dà pochi soldi e te li fai fuori. L'assenza di risorse è grave - i fondi
degli atenei non consentono di fare contratti. Manca un sistema di
valutazione in itinere dei docenti che distingua active scientist e non
active scientist. Tutte le architetture concorsuali soffrono di difetti, I
concorsi universitari non sono concorsi pubblici normali, ma particolari,
occorre studiare un metodo simile a quelli stranieri (lettere di
valutazione, etc).

Nicolò RIZZUTO (UniVR Med): Il collegio non è formalizzato, riporterà
quanto emerso nell'assemblea d'ateneo che ha condiviso le critiche più
frequenti. Oggi la partecipazione di massa di rappresentanti è notevole
perché è la prima volta che avviene un incontro al CUN con i Dipartimenti
, è un importante riconoscimento. E' vero che gli scarsi budget degli
atenei incoraggiano il localismo e a proposta di SG depotenzia ancor più la
ricerca incoraggiando la scolarizzazione delle università. Non si può
mettere ad esaurimento la fascia dei ricercatori..

Rinaldo RUI (UniTS Fisica): Ricercatori e dottorandi sono fondamentali, la
ricerca buona la fanno i giovani, ma i compensi sono da fame. La
precarizzazione è drammatica e non dovrebbe crescere ancor di più. Oggi i
ricercatori sono assunti in prova. Nella carriera universitaria i periodi
di prova esistono già, sono tre e durano in tutto 9 anni. Vanno casomai
adattati, migliorando l'efficacia delle valutazioni. In alcuni paesi i
docenti sono pagati in parte con i fondi di ricerca.

Francesco ANTUORI (UniRM2 TorVergata Med): Quanto detto è stato esaustivo,
riunirà il collegio e invierà un documento ufficiale. Ma non è detto che al
DdL manchi un progetto. Dietro c'è qualcosa: non si sono soldi per
mantenere un sistema universitario in cui si fa ricerca, allora si lancia
un balon d'essai e si prova a ridurre l'U. in una scuoletta che rilascia
pezzi di carta.

DOCCI propone che gli intervenuti, oltre a scambiarsi recapiti ed
indirizzi, considerino di costituire un momento di coordinamento.

Intervengono dando commenti e informazioni sul lavoro del CUN RATTI,
PALMIERI, FERRARIS, RUGGIU E VIOLANI.

Dipartimento di Psicologia
via dei Marsi 78 - 00185 Roma
0649917646 fax 0649917714