Invece Adornato ha poi condizionato l'esame
del provvedimento 'supportando' in più occasioni il Relatore e il Rappresentante
del Governo, incapaci di rappresentare adeguatamente le ragioni dalla lobby accademica
in una Commissione contraria al provvedimento.
Lo stesso Adornato ha in qualche
occasione 'forzato' il suo ruolo
istituzionale, come denunciato all'interno
della Commissione. È successo anche nella seduta del 26 maggio 2005 quando
ha consentito la votazione di emendamenti incongrui rispetto a quelli precedentemente
approvati, attribuendone, di fatto, la responsabilità agli "articoli
e commi
aggiuntivi, introdotti da emendamenti approvati NONOSTANTE il parere
contrario
del relatore e del Governo" (nota 1).
Insomma, la Commissione non deve
disturbare il 'manovratore', cioè coloro che hanno condizionato e stanno
condizionato pesantemente l'autonomia del Parlamento, come è stato più
volte denunciato da Deputati della Maggioranza e dell'Opposizione. Una Commissione
alla quale è stato 'imposto' un Relatore che non ne fa parte, assolutamente
incapace di svolgere il suo compito, ma attentissimo a non deludere coloro che
con tutti i mezzi e ad ogni costo vogliono eliminare la terza fascia.
E questo
nonostante lo stesso Relatore abbia ricordato più volte di essere a favore
della terza fascia. Sarà forse questo 'conflitto interiore' a
portarlo
a sostenere cose assolutamente infondate, come quando "sottolinea, in particolare,
che l'istituzione della terza fascia determinerebbe un significativo aggravio
di costi per la finanza pubblica."
La verità invece è che
se il ruolo dei ricercatori venisse trasformato in
terza fascia di professore
non ad esaurimento, mantenendo le attuali
mansioni e quindi l'attuale retribuzione,
gli unici 'costi' sarebbero:
1. il riconoscimento del titolo di "professore"
a chi ne sta già svolgendo
l'attività (come peraltro previsto
da un emendamento del Relatore approvato);
2. la partecipazione ai Consigli
di Facoltà di tutti i ricercatori,
inaccettabile soprattutto nelle Facoltà
di Giurisprudenza di Napoli, Roma 1 e Torino;
3. un periodo di precariato di
gran lunga minore di quello che si avrebbe
se si riducessero a due le attuali
tre fasce della docenza.
Il DDL governativo
sullo stato giuridico dei docenti universitari è stato
pensato, elaborato
e 'gestito' da quella lobby accademica trasversale che
vuole cancellare l'attuale
terza fascia della docenza: il ruolo dei
ricercatori. Ruolo che è loro
'sfuggito di mano' avendo assunto le
caratteristiche di piena docenza per le
innumerevoli leggi approvate nei
venticinque anni successivi alla sua costituzione
e per l'attività
effettivamente svolta soprattutto con la riforma didattica.
Un'operazione
che vuole scimmiottare modelli stranieri senza forse capire
fino in fondo che
la messa ad esaurimento dei ricercatori, IN ITALIA,
produrrebbe una ancora
minore autonomia dei docenti precari nelle attività di ricerca e di insegnamento,
peggiorando pesantemente le loro condizioni di vita.
Ma gli accademici italo-americaneggianti
non sentono ragioni e dall'alto
della loro potenza trasversale vogliono completare
l'opera di distruzione
dell'Università statale già iniziata con
la finta autonomia finanziaria e
statutaria degli Atenei, con l'imposizione
del disastroso "3 + 2", con i
finti concorsi locali, con la costituzione
di centri di auto-eccellenza,
con la controriforma del CUN ora pluri-prorogato.
L'azione
di questo gruppo di 'apprendisti stregoni' ha portato ora alla
approvazione
in Commissione di un testo che non ha né capo né coda e che probabilmente
si tenterà di 'aggiustare' in Aula, forse ricorrendo al voto di fiducia.
In questo modo si darebbe una bella lezione a quel movimento universitario che
per la prima volta ha osato ostacolare, con una grande e compatta protesta, l'operato
di chi è abituato a gestire come vuole l'Università, contando sul
pesante condizionamento interno-esterno del Parlamento e sul controllo assoluto
della 'grande' stampa.
Controllo che è arrivato alla vera e propria
manipolazione della realtà,
come hanno fatto i promotori dell'Appello
della Fondazione Magna Carta.
L'Appello, trasversale e qualunquista, lanciato
il 30 marzo 2005 sul
Riformista contro coloro che direbbero solamente dei no,
cioè coloro che si oppongono alla messa ad esaurimento dei ricercatori
(CRUI, Collegi dei Presidi, Senati Accademici, Consigli di Facoltà e di
Dipartimento,
Assemblee di Docenti e di Studenti, Organizzazioni unitarie della
docenza), si concludeva: "ma se questa voce non sarà sufficientemente
forte e non riuscirà ad esprimersi in un numero significativo di adesioni,
allora la nostra iniziativa non avrà più ragione di continuare."
Il Presidente della Fondazione Magna Carta, Gaetano Quagliarello, uno dei dodici
promotori dell'Appello, il 31 marzo 2005 aveva quantificato il "numero significativo
di adesioni" dichiarando al Sole 24-ore: "duemila firme entro un mese
mi sembra una buona base dalla quale partire". Dopo DUE mesi sono state raccolte
appena 1400 firme e lo stesso Quagliarello ora dichiara: "solo affidandoci
a buona volontà e tam tam orale, abbiamo raccolto 1400 firme in SOLI DUE
mesi." (nota 2). Chi si contenta gode, ma non ha il diritto di deformare
la realtà: l'INSUCCESSO nella raccolta delle firme lo si è avuto
NONOSTANTE per ben due volte tutta la 'grande' stampa abbia 'propagandato'
l'Appello;
altro che "buona volontà e tam tam orale"! La stessa 'grande'
stampa,
eccetto parzialmente il Riformista, non ha invece dato alcuno
spazio alle ragioni
di coloro che l'Appello attacca.
La lobby
trasversale condiziona anche l'Opposizione, 'guidata' da quello
stesso Gruppo
accademico che ha governato sull'Università nella scorsa
legislatura
e che si prepara a tornare a farlo.
Un Gruppo che ha recentemente 'contribuito'
all'approvazione quasi unanime della norma, non richiesta da nessun Organismo
e da nessuna Associazione, con la quale è stato ridotto ad uno il numero
di idonei dei finti concorsi locali.
Un Gruppo che continua ad opporsi alle
principali richieste delle
Organizzazioni unitarie della docenza: netta distinzione
tra reclutamento
per concorsi e avanzamento per giudizi di idoneità
a numero aperto,
trasformazione in modo univoco del ruolo dei ricercatori in
terza fascia di
professore, contenimento in TRE anni del periodo di precariato
ed
eliminazione della giungla di figure precarie.
Negli emendamenti presentati
dall'Opposizione non sono state accolte le
principali richieste delle Organizzazioni,
mentre sono stati inseriti nuovi
punti per soddisfare le richieste dell'accademia
che conta. Infatti
l'Opposizione avrebbe voluto introdurre il titolo di "professore
d'eccellenza"
(emendamento 2.7), istituire la figura di "professore
aggregato"
fino a sei anni nell'ambito di "convenzioni con imprese o
fondazioni"
con "trattamento giuridico ed economico dei professori
ordinari"
(3.41), prevedere per i professori a tempo pieno "un impegno di
almeno
mille ore annue" (3.74) o "di almeno cinquecento ore annue" (3.73),
togliere il fuori ruolo "anche a tutti i professori di ruolo attualmente
in servizio" potendo loro attribuire "la qualifica di professore emerito
e
affidargli, fino al raggiungimento dell'ottantacinquesimo anno di età,
compiti
di didattica e di ricerca con l'esclusione di compiti gestionali."
(3.77).
Quest'ultimo emendamento è stato ritirato.
È stato invece approvato
l'emendamento 3.38 dell'Opposizione che
sostituisce gli assegni di ricerca
con 'nuovi' "Contratti di ricerca e di
insegnamento" della durata
di sei anni dopo i tre di dottorato, fino al "50
per cento del numero
dei docenti di ruolo", cioè fino a 26.000 precari,
senza vietare
qualsiasi altra forma di precariato e lasciando ai "limiti
delle compatibilità
di bilancio" di ogni singolo Ateneo la determinazione
del trattamento
economico.
Insomma, l'Opposizione e la Maggioranza hanno deciso insieme di
mantenere, nella sostanza, la consistenza e la durata dell'attuale precariato
e questo nonostante che pochi giorni prima il sen. Modica, parlando a nome di
tutta l'Opposizione, avesse pubblicamente affermato che era necessario azzerare
(in tutti i sensi) il precariato. Infatti, a suo parere, sarebbe stato necessario
prevedere che, dopo il dottorato, si potesse diventare direttamente a trenta anni
professore, con piena autonomia di ricerca e di insegnamento.
Ricordiamo che
l'Opposizione, mentre al Senato non si è opposta alla
definitiva cancellazione
dell'idea stessa di un Organo democratico di
autogoverno del Sistema nazionale
universitario, alla Camera ha presentato e fatto approvare dalla Commissione Cultura
la trasformazione del CNVSU e del CIVR in "agenzia autonoma e indipendente,
con funzioni di authority per la valutazione esterna della ricerca, della didattica
e degli atenei, nonché del sistema universitario nel suo insieme."
(emendamento 1.7).
Un'operazione pericolosa proprio perché manca (e
si vuole che manchi per sempre) un Organo nazionale di autogoverno che difenda
l'autonomia del Sistema universitario dal potere politico e dai poteri forti dell'accademia.
Ribadiamo che è indispensabile che il DDL sia ritirato, mentre è
sempre
più necessaria e urgente l'approvazione di tre provvedimenti
che prevedano:
1. il bando nei prossimi anni (con uno specifico finanziamento
statale
aggiuntivo) di almeno 20.000 nuovi posti in ruolo nella terza fascia
per i
giovani docenti, per dare uno sbocco concreto agli attuali oltre 50.000
precari
e per 'prevenire' il prossimo pensionamento di oltre metà degli
attuali
professori e ricercatori;
2. la TRASFORMAZIONE del ruolo dei ricercatori in
terza fascia dei
professori non ad esaurimento, con l'espressa previsione della
partecipazione
ai Consigli di Facoltà;
3. la fine dell'attuale mercato dei concorsi,
distinguendo nettamente tra
il reclutamento (concorsi nazionali prevalentemente
nella terza fascia) e
l'avanzamento di carriera (giudizi nazionali individuali,
con pieno e
immediato riconoscimento della nuova qualifica, senza l'ulteriore
chiamata della Facoltà dove il docente continua a lavorare), prevedendo
uno specifico budget nazionale per i connessi incrementi stipendiali. È
indispensabile
che a tutti i livelli le commissioni giudicatrici nazionali
siano composte
solo da professori ordinari sorteggiati.
31
maggio 2005
Nota 1. V. il resoconto della
seduta del 26 maggio 2005 della Commissione
Cultura della Camera in:
http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/bollet/200505/0526/pdf/07.pdf
Nota
2. V. l'articolo "Gli autoconvocati hanno vinto la scommessa delle
firme",
sul Riformista del 28 maggio 2005, pag. 6:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2005/05/34207327.pdf