Torna alla prima pagina




 

 

  Rubriche

Premi, Assegni di Ricerca e Borse di Studio

Annunci di collaborazioni varie rivolte alla comunità scientifica ed accademica italiana

Convegni e Congressi

Stai organizzando un convegno od un congresso? BUR.it è felice di mettere a tua disposizione uno spazio nel quale puoi fare l'annuncio.

Notizie dai Sindacati e dalle Associazioni di Categoria

  • ANDU
  • ANPRI
  • CIPUR
  • CISL
    Università
  • FCL Cgil
  • USI/RdB-
    Ricerca
  • USPUR

Notizie dalle Istituzioni

  • CUN
  • CRUI
  • MIUR
  • MPAI
 
   Servizi

Orientamento

Guide dei vari Atenei per l'orientamento alle immatricolazioni

Brains' Network

C'è chi ha dei problemi. C'è chi può risolverli. Come fanno ad incontrarsi?

Chi mi risponde?

"Chi mi risponde" assiste i lettori di BUR.it su problematiche inerenti corsi di perfezionamento, master, piani di studi, concorsi universitari, sbocchi professionali e, più in generale, tutto quanto attiene alla carriera universitaria.

Università in Italia

Elenco completo degli indirizzi WEB di tutti gli Atenei italiani

Contattateci

Per contattare la redazione di BUR.it


 

 

  A.N.D.U.


E le condizioni accademico-politiche sembrano esserci tutte: appelli per "dare voce all'Università" (ovvero per zittirla per sempre), Fondazioni-lobbies che aggregano trasversalmente i soliti accademici 'eccellenti' che hanno sempre dettato legge sull'Università, campagne stampa per disinformare l'opinione pubblica, convergenza in Parlamento tra Maggioranza e i due più consistenti Gruppi dell'Opposizione (DS e Margherita) su punti nodali del DDL. Il risultato è un DDL che, come è uscito dalla Commissione Cultura l'1 giugno 2005 (per il testo v. nota 3), ha perso molto del suo aspetto abborracciato e disegna ora con chiarezza l'Università del prossimo futuro. Quanto si vuole al più presto fare approvare sembra sempre più qualcosa di concordato e deciso trasversalmente da tempo e che ha come obiettivo ultimo lo smantellamento del Sistema nazionale delle Università statali:
abolizione dello stato giuridico nazionale di tutti i docenti universitari
e abolizione del valore legale del titolo di studio.
In questa prospettiva risultano meno strampalate le dichiarazioni del
Viceministro nella seduta della Commissione dell'1 giugno che ha più volte sostenuto che "i ruoli dei professori e dei ricercatori sono stati (già,
ndr) soppressi". E in effetti in questa direzione vanno decisamente le
norme che prevedono la disciplina da parte dei singoli Atenei delle
procedure per il reclutamento dei professori (comma 1, art. 5) e dei
"ricercatori a tempo indeterminato" (comma 6, art. 5): per la prima volta
le modalità di reclutamento in ruolo saranno differenziate ateneo per ateneo.
Alla luce di queste considerazioni risultano tutt'altro che disorganiche le
previsioni contenute nell'ultima versione del DDL che, ripetiamo, prevede,
tra l'altro, un precariato che può durare anche oltre sedici anni, con
un'età media d'ingresso in ruolo di circa 45 anni. Infatti, nel DDL è
previsto che:
1. gli "assegni di ricerca", che ora durano quattro anni, sono sostituiti
da "contratti di ricerca e di insegnamento" della durata di sei anni, con
meno garanzie e senza più un limite inferiore di retribuzione (comma 3,
art. 5 - norma proposta da DS e Margherita) (nota 4);
2. ai precedenti contratti 'seguono' quelli "di diritto privato a tempo
determinato" della durata di altri sei anni (comma 5, art. 5);
3. a coloro che hanno svolto tutti e sei gli anni di "contratto di diritto
privato" è consentito l'accesso alla 'nuova' figura, assolutamente
indeterminata, di "ricercatore a tempo indeterminato" (comma 6, art. 5).
Una figura subalterna che sembra ripristinare l'iniziale ruolo del
ricercatore trasformato da numerose leggi successive al 1980 in un ruolo
pienamente docente. La 'nuova' figura di ricercatore costituirebbe lo
sbocco in ruolo dopo sedici anni di precariato;
4. è introdotta l'"idoneità scientifica nazionale", una sorta di 'libera
docenza' a numero chiuso (lettera a del comma 1, art. 4), prerequisito per
partecipare all'ulteriore "valutazione comparativa" per il reclutamento
vero e proprio nei ruoli di professore ordinario e di professore associato
(comma 1, art. 5);
5. l'attuale ruolo dei ricercatori è messo ad esaurimento (comma 2, art. 4);
6. per gli attuali ricercatori è previsto il titolo di "professore
aggregato". Ai ricercatori con il titolo di "professore aggregato" è
possibile imporre lo svolgimento di un corso (comma 11, art. 5) ed essi
sono obbligati al tempo pieno (comma 8, art. 5 - norma approvata anche dai DS). Lo stesso titolo è 'offerto', in pratica, anche a chiunque altro operi nell'Università.

L'Università che si vuole imporre consentirà di accentrare ancor di più le
risorse pubbliche in poche mani, mettendo la parola fine all'Università di
massa, che in Italia rappresenta un pilastro fondamentale per lo sviluppo e per la stessa democrazia del Paese. Tutto ciò in nome dell'eccellenza,
della concorrenza, della flessibilità e dell'anziendalismo, 'valori'
ampiamente condivisi dall'accademia che conta di destra e di sinistra.

8 giugno 2005

Nota 1. V. l'articolo "Per i ricercatori 'posto fisso' con selezione
soltanto in sede locale" sul Sole 24-ore del 7 giugno 2005, pag. 30:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2005/06/34480654.pdf

Nota 2. V. documento dell'ANDU "DDL. Legge entro luglio":
http://www.bur.it/sezioni/sez_andu.php giugno 2005

Nota 3. Per il testo del DDL approvato l'1 giugno 2005 dalla Commissione
Cultura della Camera e che verrà discusso e votato dall'Aula il 14-16
giugno 2005:
http://cnu.cineca.it/notizie05/ddl-4735-1giu05.pdf (a partire da pag. 20)

Nota 4. Le Organizzazioni unitarie della docenza chiedono invece contratti di durata massima di tre anni, con le tutele e le garanzie del lavoro subordinato, un limite retributivo inferiore stabilito nazionalmente, un numero di contratti rapportato agli sbocchi in ruolo e la cancellazione
della giungla delle figure precarie