Lo riconosce di fatto
il Relatore quando afferma "che nel corso delle
audizioni informali è stata unanimemente sottolineata
l'opportunità di
introdurre l'istituzione in via permanente e ordinaria
di un terzo livello
della docenza universitaria".
Invece il Viceministro sembra non rendersi ancora conto
che la lobby
accademica trasversale che voleva mettere ad esaurimento
il ruolo dei
ricercatori e per questo ha voluto il DDL, sta ora pensando
al suo 'futuro'
e per questo è impegnata in uno 'scontro interno'
attraverso "Appelli"
'contrapposti' che pretendono di dare voce - senza nulla
dire -
all'Università, rifiutandosi di dare ascolto
a quanto il mondo
universitario sta da mesi gridando ad alta voce: togliete
le mani
dall'Università statale!
A suo modo Caldoro chiarisce il vero obiettivo del DDL:
sostituire gli
attuali oltre 21.000 ricercatori in ruolo con 'nuovi'
ricercatori precari
da aggiungere agli attuali oltre 50.000 precari. E però
egli, probabilmente
in attesa di indicazioni da parte di quello che resta
dei 'promotori' del
DDL, prendendo anche atto dei dissensi interni alla
Maggioranza, afferma di
ritenere opportuno approfondire l'ipotesi di una terza
fascia non ad
esaurimento.
L'ultimo risultato di questo pasticcio accademico-politico
è che sarà
chiesto il rinvio di una settimana dell'inizio della
discussione in Aula
già previsto per il 26 aprile, invece di ritirare
il provvedimento, come
richiesto dal mondo universitario e ribadito il 14 aprile
dalle
Organizzazioni unitarie della docenza (Comunicato nella
nota 2).
15 aprile 2005
= Nota 1. Resoconto sommario
della seduta della commissione Cultura della
Camera del 14 aprile 2005:
VII Commissione - Resoconto
di giovedì 14 aprile 2005
SEDE REFERENTE
Giovedì 14 aprile 2005. - Presidenza del presidente
Ferdinando ADORNATO. -
Interviene il viceministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca
Stefano Caldoro.
La seduta comincia alle 9.50.
Stato giuridico dei docenti universitari.
Nuovo testo C.
4735-743-772-778-980-1144-1280-1337-1363-1751-1979-2018-2087-2469-2612-2647-
3022-3246-3277-3625-3626-3747-3762-3815-3899-4260-4545-4762-4901-A
e
petizioni nn. 576 e 955.
(Seguito dell'esame e rinvio).
La Commissione prosegue l'esame, rinviato, da ultimo,
il 9 marzo 2005.
Ferdinando ADORNATO, presidente, dopo aver segnalato
che è stata da ultimo
abbinata al provvedimento in oggetto la petizione n.
955, ricorda che nelle
ultime due settimane la Commissione ha proceduto allo
svolgimento di alcune
audizioni informali sul nuovo testo base e chiede al
relatore di riferire
su quanto emerso in tale sede. Chiede altresì
al relatore medesimo e al
rappresentante del Governo di rendere noti i propri
orientamenti circa le
prospettive di ulteriore modifica del testo in esame
e le proprie
valutazioni sulle modalità e i tempi per il seguito
dell'iter del
provvedimento che, lo ricorda, è attualmente
iscritto nel calendario dei
lavori dell'Assemblea a partire da martedì 26
aprile 2005.
Mario PEPE (FI), relatore, sottolinea che nel corso
delle audizioni
informali è stata unanimemente sottolineata l'opportunità
di introdurre
l'istituzione in via permanente e ordinaria di un terzo
livello della
docenza universitaria. Nel chiedere al Governo di chiarire
quale sia il suo
orientamento al riguardo, dichiara di ritenere necessari
un confronto e una
riflessione all'interno della maggioranza per individuare
le modalità per
modificare il testo in esame nella direzione indicata,
sottolineando la
grande rilevanza della questione.
Il viceministro Stefano CALDORO sottolinea preliminarmente
che il Governo
ha sempre dimostrato il massimo rispetto per le esigenze
di approfondimento
rappresentate dalla Commissione e ha attivamente sostenuto
la decisione di
rinviare il provvedimento in Commissione per agevolarne
lo svolgimento,
condividendo l'organizzazione dei lavori concordata
tra i gruppi su
proposta del presidente. Il Governo ha inoltre seguito
da vicino, pur senza
prendervi parte direttamente, l'attività conoscitiva
svolta dalla
Commissione in queste ultime settimane, e preso atto
delle richieste
rappresentate dai soggetti auditi, che erano d'altronde
ad esso già note,
trattandosi di soggetti istituzionali e organizzazioni
che nel corso di
tutti questi mesi sono stati costantemente in contatto
con il Ministero da
lui rappresentato.
Desidera inoltre evidenziare come molte delle questioni
inizialmente
emerse, e fonte di contrapposizioni anche accese, abbiano
a suo avviso già
trovato positiva soluzione nel corso del lungo iter
del provvedimento,
tramite le rilevanti modifiche introdotte nel testo
nei vari passaggi in
Commissione e grazie agli approfondimenti svolti in
tale sede. Ritiene
pertanto che non si possa certo sostenere fondatamente
che non vi sia stato
fin qui un adeguato approfondimento delle questioni
e un ampio confronto
tra le forze politiche e con il mondo dell'università.
Quanto alla questione posta dal relatore, di cui riconosce
l'oggettiva
rilevanza politica, desidera innanzitutto sottolineare
che il testo attuale
già prevede l'istituzione di un terzo livello
della docenza universitaria:
si tratta della figura dei cosiddetti "ricercatori
a contratto", cui si
prevede che siano affidati anche incarichi di docenza,
sia pure nel quadro
di una prevalenza delle attività di ricerca.
La principale differenza
rispetto alla prospettiva evocata dal relatore e auspicata
da molti dei
soggetti auditi si riduce a suo avviso alla questione
se il rapporto di
lavoro di questo terzo livello di docenti debba essere
a tempo determinato
(come proposto nel testo in esame) o a tempo indeterminato
(come ci si
propone con quella che viene chiamata la "terza
fascia"). Al proposito,
evidenzia come l'opzione per rapporti di lavoro a tempo
determinato sia
comune alla maggior parte dei paesi europei, caratterizzati
conseguentemente da un'incidenza percentuale dei professori
a tempo
indeterminato sul complesso dei docenti universitari
decisamente inferiore
rispetto a quella italiana. Sottolinea che, per il Governo,
la scelta di
puntare su questo impianto (due fasce di docenza a tempo
indeterminato più
un terzo livello costituito da rapporti a tempo determinato,
destinati allo
svolgimento prevalente di attività di ricerca,
ma anche di attività
didattiche) rimane tuttora valida, e costituisce a suo
avviso lo strumento
più idoneo per superare la più grave anomalia
della struttura del corpo
docente universitario, vale a dire la distribuzione
"cilindrica", invece
che "piramidale", del numero dei docenti appartenenti
ai diversi livelli
(professori ordinari, professori associati e ricercatori).
Walter TOCCI (DS-U) osserva che, in realtà, la
base della "piramide" è
costituita, in Italia, da quelle figure "precarie"
di ricercatori e docenti
che sono in numero ben superiore ai docenti degli altri
livelli.
Il viceministro Stefano CALDORO rileva che la diffusione
del fenomeno del
"precariato" universitario non è certo
imputabile all'attuale Governo e
che, in ogni caso, il suo riassorbimento appare possibile
solo superando le
attuali tendenze alla "chiusura" e introducendo
un sistema di reclutamento
realmente aperto verso l'esterno, piuttosto che proponendo
meccanismi che
favoriscano esclusivamente le figure già inserite
nel circuito universitario.
Osserva quindi, a sostegno del buon funzionamento del
modello proposto dal
Governo, come all'estero molti degli studiosi più
validi privilegino, nella
parte iniziale della propria carriera, rapporti di lavoro
a tempo
determinato con istituti particolarmente prestigiosi,
piuttosto che
un'assunzione a tempo indeterminato "purchessia".
Sottolinea che, su questa questione, le valutazioni
e gli orientamenti del
Governo non sono stati modificati dalle novità
delle ultime settimane.
Peraltro, il Governo non può non prendere atto
del persistere di posizioni
diverse, anche nella maggioranza, per cui si ritiene
che l'istituzione di
un terzo livello di docenti a tempo indeterminato possa
costituire una più
valida risposta alle attuali esigenze del sistema universitario.
Pur
ritenendo che tale opzione non comporti particolari
difficoltà di
realizzazione tecnica, sotto il profilo del dettato
normativo, sottolinea
peraltro l'opportunità di procedere a un approfondimento
delle implicazioni
di una eventuale scelta in tal senso, per valutare sia
le modalità di
accesso e i doveri di questa nuova figura docente, sia
l'effettiva
funzionalità di questo diverso modello strutturale
rispetto all'obiettivo
di un effettivo innalzamento della qualità dell'offerta
formativa
universitaria e a quello, sopra richiamato, di ampliare
la base della
"piramide" del corpo docente. Ritiene che
debba essere riconosciuto che
l'adozione di tale modello sarebbe comunque improntato
più all'esigenza di
tutelare quanti sono già all'interno del mondo
universitario che a quella
di favorire l'accesso di nuovi soggetti.
Conclusivamente, ribadisce la convinzione che un intervento
in tal senso
non sia troppo complicato sul piano tecnico, ma che
ne debbano piuttosto
essere attentamente valutate le conseguenze di carattere
sistematico, con
una coerente assunzione di responsabilità politica,
e che, allo stato
attuale, la posizione del Governo rimane favorevole
all'impianto previsto
dal testo fin qui elaborato.
Giovanna GRIGNAFFINI (DS-U), pur manifestando apprezzamento
in ordine alla
dichiarata disponibilità del rappresentante del
Governo ad apportare
modifiche di rilievo al testo in esame, esprime vivo
disappunto in ordine
al fatto che si delinei solo in questo frangente una
certa apertura da
parte del Governo, considerato che nel corso di questi
anni si è assistito,
a suo giudizio, ad una sostanziale chiusura e grave
incapacità di ascolto
delle istanze espresse dall'opposizione e dalle rappresentanze
delle
categorie sulle quali la riforma in oggetto è
destinata ad incidere. Nel
rilevare poi come in ordine al testo in esame si registri
la mancanza di
unanime condivisione anche all'interno della medesima
maggioranza, ritiene
assai difficile che si riesca a pervenire a una reale
soluzione dei punti
problematici in esso presenti e a dare una valida risposta
al grave stato
di incertezza e confusione in cui versano ormai da tempo
le istituzioni
universitarie nazionali.
Invita infine il Governo a ritirare il testo in oggetto,
considerata
l'inadeguatezza delle previsioni in esso contenute,
oggetto di disaccordo
sia nel mondo politico che in quello universitario,
esprimendo la
convinzione che solo un riesame complessivo delle delicate
tematiche
afferenti al sistema delle università possa consentire,
attraverso un
costruttivo lavoro condiviso, la delineazione dei percorsi
più congrui alla
soluzione dei problemi che lo investono.
Angela NAPOLI (AN) intende preliminarmente stigmatizzare
la mancata
partecipazione dei componenti della maggioranza ai lavori
della Commissione
sul testo in esame, ritenendo che ciò sia un
chiaro indice di un grave
disinteresse per le rilevanti tematiche che concernono
il mondo
universitario. In merito alle dichiarazioni rese dal
rappresentante del
Governo circa la previsione nel provvedimento in titolo
di un terzo livello
della docenza universitaria, ritiene che esse non corrispondano
al vero,
considerato che si assiste, a suo giudizio, esclusivamente
all'individuazione di figure cui non sono affidati reali
e ben definiti
compiti di didattica.
Rileva che la necessità di procedere all'individuazione
di una vera e
propria terza fascia di professori universitari in realtà
non è emersa
soltanto in occasione delle audizioni tenutesi nei giorni
scorsi,
considerato che essa rappresenta il punto nodale di
molte delle proposte di
legge abbinate al disegno di legge in esame. Esprime
al proposito profondo
disappunto in ordine al fatto che tali proposte di legge,
pur formalmente
abbinate, non abbiano mai costituito una base di discussione
e che le
previsioni in esse contenute, in particolare quelle
relative
all'istituzione della terza fascia della docenza universitaria,
non siano
state prese in alcuna considerazione.
Per quel che concerne il merito del testo in titolo,
ribadito il suo
giudizio di inadeguatezza sul suo impianto generale,
ritiene che non possa
essere oggetto di un valido lavoro emendativo, stante
l'intrinseca
disorganicità e confusione in esso presenti.
Si riferisce in particolare
alla prevista introduzione di controverse figure contrattuali,
che
rischiano di aggravare la situazione di caos già
imperante nelle università
italiane, determinandone la dequalificazione e accentuando
il fenomeno del
precariato. Sarebbe invece opportuno, a suo giudizio,
conferire un organico
status giuridico a quei soggetti che da tempo operano
nelle istituzioni
universitarie senza alcun riconoscimento del loro prezioso
lavoro e
dell'insostituibile apporto fornito alla loro funzionalità.
Ritiene che la previsione di contratti a tempo determinato
non possa che
disincentivare l'ingresso di giovani nel mondo universitario,
considerato
che non si riconosce loro alcuna garanzia di stabilizzazione,
consolidandosi al contrario la precarietà dei
soggetti in esso operanti.
Esprime peraltro la convinzione che non vi siano nel
nostro sistema le
condizioni per realizzare modelli simili a quelli presenti
nei paesi
dell'Unione europea, stante la sostanziale debolezza
che connota purtroppo
il mondo universitario italiano.
Ritenuto fondamentale che il Governo indichi se abbia
intenzione di
presentare proposte emendative al testo in esame, esprime
la convinzione
che sia opportuno rivedere complessivamente la materia
dello stato
giuridico della docenza universitaria e, nel rilevare
come la riforma
prefigurata nel provvedimento sia suscettibile, se approvata,
di
penalizzare in particolar modo le istituzioni universitarie
meridionali,
dichiara che continuerà a battersi, anche come
rappresentante politica del
Mezzogiorno, affinché si pervenga a una revisione
radicale del testo in
esame e alla conseguente individuazione di interventi
che garantiscano un
reale miglioramento della grave situazione presente
nel mondo universitario.
Il viceministro Stefano CALDORO desidera precisare,
in relazione a quanto
sostenuto dal deputato Angela Napoli e nel pieno rispetto
delle sue
opinioni, che il testo in esame prevede espressamente,
all'articolo 3,
comma 6, che ai "ricercatori a contratto"
ivi disciplinati siano affidate
anche attività didattiche. Ritiene che una figura
prevalentemente dedita ad
attività di ricerca e che, allo stesso tempo,
inizi a "fare pratica"
nell'insegnamento sia esattamente quello che è
ritenuto necessario da tutti
gli attori del sistema universitario. Sottolinea poi
che, ovviamente, le
università, nell'ambito della propria autonomia,
potranno rafforzare nella
misura che riterranno opportuna le attività di
didattica "integrativa" cui
fa espresso riferimento il testo, utilizzando anche
le altre forme
contrattuali previste in altre parti del provvedimento.
Ritiene altresì non
fondata l'accusa che il testo in esame sia confuso e
disorganico,
sottolineando con soddisfazione come tale obiezione
non sia stata fatta
propria da nessuno dei soggetti auditi.
Titti DE SIMONE (RC), dopo aver espresso ringraziamento
nei confronti del
viceministro Caldoro per la sua personale disponibilità,
ribadisce il suo
profondo disappunto in ordine al modo in cui il ministro
Moratti ha operato
in merito alla riforma prefigurata nel testo in esame,
rilevando come sia
stato completamente disatteso l'ineludibile postulato
di rapporto
dialettico con il Parlamento. Nell'osservare come il
ministro abbia sempre
evitato il confronto con le rappresentanze parlamentari
e con le parti
sociali, ritiene che il mancato riconoscimento del fondamentale
ruolo del
Parlamento, massima istituzione rappresentativa popolare,
sia emblematico
della controversa cultura politica cui si informa il
Governo, che non
appare rispettare in alcun modo la corretta dinamica
dei rapporti tra le
istituzioni e la società.
Stigmatizzato altresì che il Governo perseveri
nella volontà di portare
avanti una riforma fortemente avversata dal mondo universitario,
ritiene
fondamentale che si apra un confronto reale e costruttivo
con le
rappresentanze del medesimo, al fine della comprensione
delle loro istanze
e della loro traduzione in concrete iniziative normative.
Esprimendo profondo dissenso in ordine alle riforme
prefigurate dal Governo
in ambito scolastico e universitario, ritiene che le
medesime si ispirino a
un controverso modello di società che, privilegiando
la competitività
rispetto a qualsiasi altro obiettivo, introduce forme
flessibili di lavoro
che consolidano il fenomeno del precariato. Tale flessibilità
provoca a suo
giudizio una notevole instabilità del sistema
sociale e, se applicata nel
mondo universitario, rischia di indebolirne notevolmente
la struttura. La
competitività dovrebbe essere invece raggiunta
attraverso un corretto
rapporto tra il mondo scolastico, universitario e lavorativo,
che si ispiri
a un reale rispetto dei principi costituzionali di eguaglianza.
Ritiene
d'altronde che l'esito delle recenti elezioni regionali
rappresenti
un'ulteriore conferma del dissenso pressoché
unanime rispetto alla
fallimentare politica governativa in materia scolastica
e universitaria.
In merito ai contenuti del testo in esame, ribadisce
la sua convinta
disapprovazione, osservando come si assista a un grave
consolidamento del
precariato all'interno delle istituzioni universitarie,
come segnalato
persino dalle rappresentanze della CRUI che hanno paventato
il rischio di
una dequalificazione del sistema delle università.
Nel considerare infine che l'inserimento del provvedimento
nel calendario
dei lavori dell'Assemblea a partire dal prossimo 26
aprile impedisca una
seria e costruttiva discussione in Commissione, prospetta
l'opportunità di
chiederne uno slittamento, al fine di consentire una
riflessione sui punti
nodali del medesimo.
Ferdinando ADORNATO, presidente, rileva preliminarmente
che la linea
d'azione fatta propria dal Governo sulla questione del
terzo livello di
docenza, e illustrata con chiarezza dal viceministro,
corrisponde a un
orientamento ben presente nell'ambito del dibattito,
in corso nel Paese
ormai da molti anni, su come aumentare l'efficienza
e la competitività del
sistema universitario italiano. Desidera pertanto evidenziare
che si tratta
di una posizione del tutto legittima e anche autorevolmente
sostenuta.
Allo stesso tempo, il Governo, dimostrando senso di
responsabilità e una
reale disponibilità al confronto parlamentare,
ha dovuto prendere atto che
questa scelta non ha finora trovato, neanche nella maggioranza,
quell'ampio
consenso necessario a perseguirla fino in fondo. Alla
luce delle posizioni
fin qui espresse su una questione di tale delicatezza
e rilievo, pertanto,
ritiene necessario procedere a un adeguato approfondimento
politico
nell'ambito della maggioranza e tra il relatore e il
Governo, prima di
assumere decisioni circa le modalità e le forme
con cui modificare
ulteriormente il testo in esame. Al proposito, nel merito,
desidera altresì
sottolineare come una eventuale scelta che muovesse
nella direzione di
istituire una vera e propria "terza fascia"
della docenza universitaria
dovrebbe tenere conto anche delle conseguenti implicazioni
di carattere
finanziario.
Ritiene quindi ragionevole e opportuno comunicare alla
Presidenza della
Camera, affinché la sottoponga alla Conferenza
dei presidenti di Gruppo,
l'impossibilità, per la Commissione, di concludere
i propri lavori in tempo
utile per la sua discussione in Aula nell'ultima settimana
di aprile,
chiedendone quindi un rinvio alla prima settimana di
maggio.
La Commissione concorda.
Walter TOCCI (DS-U) sottolinea la necessità che
la maggioranza, nello
svolgere quegli approfondimenti politici e tecnici che
il rinvio su cui si
è testé convenuto rende opportunamente
possibili, tenga realisticamente
conto del quadro complessivo in cui si inserisce l'iter
del provvedimento
in esame. Al proposito, sottolinea in primo luogo che
il disegno di legge è
ancora al suo primo passaggio parlamentare, e dovrà
quindi essere esaminato
almeno per tre volte (giudicandosi impossibile che il
Senato non apporti
alcuna modifica) per le Aule dei due rami del Parlamento.
Considerata la
mancanza di una linea unanimemente condivisa, risulta
quindi, a suo avviso,
assai difficile che si possa davvero giungere alla sua
trasformazione in
legge nel corso della legislatura, e ritiene che si
corra il concreto
rischio di aver condotto un'ampia e approfondita discussione,
senza però
che sia stata presa alcuna reale decisione.
Nella situazione data, suggerisce pertanto l'opportunità
di individuare
poche e ben determinate questioni, tra le molte aperte
nel panorama
universitario, su cui concentrare i propri sforzi in
questo scorcio di
legislatura. Ciò è peraltro possibile,
a suo avviso, solo "mettendo da
parte" il provvedimento in esame che - come sostenuto
dal suo gruppo fin
dall'inizio - non affronta in realtà le vere
questioni e le vere priorità
di intervento in campo universitario.
A suo avviso, la prima questione da affrontare è
quella del reperimento di
nuove risorse finanziarie, che rendano concretamente
possibile - al di là
di qualsiasi discussione sulle modalità formali
o giuridiche con cui ciò
avviene - l'accesso di una nuova generazione di studiosi
alla ricerca e
all'insegnamento universitario. La seconda è
la revisione del sistema di
valutazione delle università, che può
a suo avviso legittimamente
determinare una variazione nella distribuzione delle
risorse, ma che deve
essere sottratto a ogni forma di "controllo"
ministeriale. Infine, si può
valutare la possibilità di procedere all'istituzione
della terza fascia
della docenza universitaria, ma solo al di fuori dell'ambizioso
e, a suo
modo di vedere, fallimentare progetto di generale riorganizzazione
prospettato dal provvedimento in esame.
Se la maggioranza si orientasse nel senso da lui prefigurato,
ciò le
permetterebbe, a suo avviso, di chiudere la legislatura
in modo
"dignitoso", e allo stesso tempo di fare qualcosa
di realmente utile per il
Paese, anticipando parte delle riforme che il centrosinistra
sarà chiamato
a mettere in campo ove dovesse risultare vincitore nelle
prossime elezioni
politiche.
Franca BIMBI (MARGH-U) giudica del tutto inadeguato
il testo in oggetto, le
cui previsioni introducono ulteriori elementi di incertezza
all'interno
delle istituzioni universitarie nazionali, creando un
sistema
discutibilmente connotato dalla messa in esaurimento
di tutte le fasce di
docenza. Nel rilevare come le diverse forme contrattuali
in esso
contemplate non garantiscano in alcun modo un miglioramento
dei sistemi di
reclutamento, osserva con rammarico come non vi sia
alcuna disposizione al
suo interno che migliori il sistema universitario, provvedendo
alla
soluzione della difficoltosa situazione in cui versano
le università
nazionali.
Osserva poi come la maggioranza dei soggetti auditi
abbia sottolineato
l'opportunità di istituire la terza fascia della
docenza universitaria,
manifestando piena contrarietà alla messa in
esaurimento dei ricercatori,
all'attribuzione ope legis dell'idoneità per
la fascia di professore
associato e all'istituzione della figura dell'aggregato
per la ricerca. È
stata altresì evidenziata la necessità
di riconoscere un ruolo centrale
alla ricerca, purtroppo mancante nel testo in esame,
rimarcandosi anche
notevoli perplessità in ordine alla compromissione
dell'autonomia delle
università, peraltro soggette ad un discutibile
sistema di valutazione
sostanzialmente affidato al Ministero dell'istruzione,
dell'università e
della ricerca e non responsabilizzate. Nel ritenere
che la valutazione,
prezioso strumento che incentiva le università
a comportamenti virtuosi,
debba essere affidata ad organi terzi e imparziali,
evidenzia la necessità
di migliorarne la governance, respingendo altresì
la previsione del ritorno
ai concorsi al livello nazionale.
Giudica inoltre grave che non si riconosca alcuna importanza
alle attività
di ricerca e ai soggetti che le svolgono, negandosi
a costoro
l'attribuzione della funzione docente, così creandosi
un'anomalia rispetto
a quel che avviene nei paesi connotati da un evoluto
sistema universitario.
Ribadisce infine il dissenso del suo gruppo in ordine
ai contenuti del
provvedimento in oggetto, che non risulta in alcun modo
offrire soluzioni
alle emergenze sussistenti nel mondo universitario nazionale.
Alba SASSO (DS-U), nell'associarsi ai rilievi espressi
dal deputato Tocci e
riservandosi di intervenire in maniera più articolata
nella prossima
seduta, invita il Governo e il relatore a indicare con
chiarezza le
proposte di modifica che intendono presentare, in modo
da consentire un
costruttivo e serio lavoro emendativo.
Ferdinando ADORNATO, presidente, nessun altro chiedendo
di intervenire,
rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 11.05.
= Nota 2. Comunicato delle Organizzazioni unitarie dei
docenti universitari:
ADU, ANDU, APU, AURI, CISAL-Università,
CISL-Università, CNRU, CNU, FIRU,
FLC-CGIL, SNALS-Università, SUN, UILPA-UR
ROMA 14 APRILE 2005 - COMUNICATO
Le Organizzazioni sindacali
e le Associazioni rappresentative della docenza
universitaria hanno esaminato la situazione dell'Università
e lo stato dei
provvedimenti ministeriali e legislativi sulle Università.
Da una parte il quadro politico generale è certamente
complesso e in
movimento, ma i suoi esiti sono non prevedibili e quindi
esso si pone come
una variabile da cui è opportuno prescindere.
Dall'altra stanno emergendo
dall'ambiente accademico tentativi di autolegittimazione
a fare proposte,
per ora senza contenuti.
L'annunciato dibattito alla Camera sul disegno di legge
sullo stato
giuridico, calendarizzato per il 26 aprile, sembrerebbe
slittare almeno di
una settimana e comunque il provvedimento certamente
non conterrà:
- la distinzione tra reclutamento ed avanzamento di
carriera;
- l'introduzione della terza fascia dei professori,
non ad esaurimento;
- la costituzione di un sistema imparziale di valutazione;
- un piano pluriennale di reclutamento di 20.000 posti
di ruolo;
- adeguate risorse aggiuntive economiche e di personale.
In assenza di questi necessari contenuti, si ribadisce
la richiesta di
ritiro del provvedimento.
Grande preoccupazione vi è inoltre nelle Università
per l'introduzione dei
requisiti minimi (DM 15/2005), la loro applicazione
e i loro effetti;
fortissimo è l'allarme, in particolare negli
studenti, che ne hanno colto
le conseguenze nefaste per un vero diritto all'accesso
al sapere.
Le Organizzazioni e le Associazioni riaffermano che
il dibattito pubblico
sullo stato giuridico dei docenti universitari e più
in generale
sull'Università deve continuare ad essere all'attenzione
del Paese e delle
forze politiche.
Per questo è necessario che lo stato di mobilitazione
negli Atenei nelle
prossime settimane riprenda con il massimo vigore.
Invitano le forze politiche e le istanze del sistema
universitario a tutti
i livelli ad una giornata di Confronto sulle proposte
per la nuova
Università che le rappresentanze della docenza
universitaria hanno
costruito e difeso con nettezza in questi anni, a fronte
di proposte
governative provocatorie e reazionarie e di fallimentari
tentativi di
apparente mediazione.
Le Organizzazioni sindacali e le Associazioni rappresentative
della docenza
invitano docenti, precari e studenti
- a ripetere l'occupazione simbolica dei Rettorati il
giorno in cui
dovesse riprendere la discussione in aula alla Camera;
- a partecipare il giorno mercoledì 4 maggio
2005 al presidio di
mobilitazione davanti al Parlamento alle ore 11;
- alla giornata di confronto sulle nostre proposte,
che avrà luogo a
Roma martedì 17 maggio 2005, in una sede di cui
sarà data tempestiva
comunicazione.