Schiavone
attribuisce al Centrosinistra e alla CRUI la 'colpa' di avere
sollevato le
"barricate" contro il DDL Moratti. La verità è che il
mondo
universitario è autonomamente mobilitato da oltre un anno contro
un disegno
di legge che vuole demolire del tutto l'Università statale.
Una protesta
che ha coinvolto i Collegi dei Presidi, i Senati Accademici, i
Consigli di
Facoltà e di Dipartimento, le Assemblee dei docenti e degli
studenti, le
Organizzazioni della docenza.
Il Centrosinistra ha 'scoperto'
il movimento solo da qualche mese e,
peraltro, non ha ancora recepito i contenuti
principali della protesta,
come dimostrano gli emendamenti presentati al DDL
Moratti e il voto a
favore della riduzione ad uno dei due idonei. Una richiesta,
quest'ultima,
mai avanzata da nessun Organo universitario, da nessuna Assemblea
e da
nessuna Organizzazione.
Per quanto riguarda la CRUI, il Comitato di
Presidenza aveva addirittura
raggiunto un accordo con il Ministro; accordo
bloccato soprattutto dalla
forza della protesta e dal dissenso interno. Solo
di recente la CRUI sembra
avere riconosciuto il ruolo del movimento e delle
Organizzazioni che lo
hanno coordinato e sembra avere fatto propria la richiesta
di una terza
fascia non ad esaurimento.
Ed
è proprio la terza fascia la questione che sta tanto a cuore a Schiavone
e
a quel gruppo di professori che, mescolando 'americanismo' e
restaurazione,
vogliono eliminare il RUOLO dei ricercatori. Schiavone,
inoltre, non vuole
che ai ricercatori venga riconosciuta la terza fascia di
professore perché
ciò "rallenterebbe le carriere dei ricercatori
meritevoli, che
all'inizio devono già confrontarsi con una periodo di
precarietà
fisiologica".
La verità è che, invece, la terza fascia della
docenza (che di fatto oggi
esiste ed è costituita dai ricercatori in
ruolo) è indispensabile per
ACCELERARE l'ingresso in RUOLO dei giovani
docenti-ricercatori, RIDUCENDO
il "periodo di precarietà fisiologica".
Ed è per questo che ad opporsi alla
messa ad esaurimento del ruolo dei
ricercatori sono anche le migliaia di
docenti precari, giovani ed ex-giovani,
che con l'esaurimento vedono
davanti a loro un periodo di incertezza di gran
lunga maggiore di quello
attuale.
Attraverso la messa ad esaurimento dei
ricercatori passa il "sistema di
reclutamento certo (!?) e funzionale"
auspicato da Schiavone, sistema che è
certamente funzionale ad un potere
accademico che non vuole rinunciare al
controllo 'personalizzato' del reclutamento
e che mantiene i giovani
docenti-ricercatori in un lungo e umiliante stato
di subalternità, proprio
nella fase in cui la piena autonomia nella
ricerca è condizione necessaria
per ottenere maggiori risultati, come
è risaputo e avviene in TUTTI gli
altri Paesi avanzati.
Va ricordato
che per dare uno sbocco agli attuali precari e per iniziare a
'prevenire' il
prossimo pensionamento di circa la metà degli attuali
docenti, le Organizzazioni
della docenza chiedono il bando nei prossimi
anni di almeno 20.000 posti nel
ruolo della terza fascia.
Va pure ricordato che il giusto riconoscimento del
ruolo di professore
svolto di fatto dai ricercatori è richiesto da tutto
il mondo
universitario; quel mondo universitario che Schiavone preferisce 'ridurre'
a
"pochi gruppi corporativi (che) hanno ottenuto molta visibilità e
stanno
monopolizzando la protesta" (ma allora Schiavone lo sa che non
sono stati
Centrosinistra e CRUI a "sollevare le barricate"!).
Il
fatto è che l'ex direttore dell'Istituto Gramsci, ma ora direttore di un
"Centro
di eccellenza", non gradisce "la piazza" "inondata da piccoli
gruppi"
(ma come fanno "piccoli" gruppi ad inondare le piazze?) e perciò
chiama
alle armi la "maggioranza silenziosa dei giovani".
E alle armi Schiavone
chiama pure coloro che "hanno la possibilità di
accedere ai mezzi
di comunicazione" per "avviare una campagna di
sensibilizzazione
su questa riforma".
Schiavone o non si è accorto che la campagna
dei professori-opinionisti e
dei professori-'fondisti' a favore della 'sua'
riforma e contro il
movimento di protesta è già ampiamente partita
sui 'grandi' mezzi di
comunicazione o questa non gli basta. In quest'ultimo
caso ci si chiede
cosa egli vorrebbe di più per provocare la 'sua' "mobilitazione
generale"
(mediatica) e per fare nascere il 'suo' "dibattito vero",
visto che,
evidentemente, è per lui falso quello che in questi mesi
si è sviluppato in
tutti gli Organi accademici e in tantissime Assemblee.
Un dibattito che ha
coinvolto anche studenti e cittadini e che ha avuto una
grandissima
diffusione 'in rete' e ampio spazio sulla stampa locale, ma nessuno
su
quella nazionale, rigorosamente 'riservata' all'accademia che conta.
L'obiettivo
principale di chi vuole salvare l'Università e la Ricerca
statali deve
essere: battere la lobby accademica trasversale che da sempre
agisce per demolire
le Istituzioni statali a favore di quelle private e
degli auto-proclamati "Centri
di eccellenza". Insomma, se non si
sconfiggono le oligarchie e i potentati
accademici che gestiscono e hanno
gestito, anche direttamente, il Ministero,
che condizionano pesantemente il
Parlamento e che controllano i 'grandi' mezzi
di comunicazione, sarà
difficilissimo bloccare i progetti di controriforma
che finiranno per
passare in questa legislatura o nella prossima.
21
marzo 2005
Nota. Per il testo dell'intervista:
http://www.unipi.it/rassegna/archivio/2005/03/32229692.pdf