Non
avevamo ancora letto gli ultimi emendamenti dei DS al DDL Moratti
'ritoccato'
dal Relatore.
Ci si aspettava che l'Opposizione e i Parlamentari della Maggioranza
che
avevano espresso il loro sostegno e avevano condiviso le ragioni della
protesta
del mondo universitario contro un DDL governativo mortale per
l'Università
e dannoso per il Paese, presentassero emendamenti in sintonia
con le richieste
del movimento e delle Organizzazioni unitarie della docenza.
Ci si aspettava,
quindi, un miglioramento degli emendamenti già presentati
il 23 febbraio
2005 alla Camera. Quegli emendamenti, infatti, raccoglievano
solo due delle
quattro principali richieste avanzate dalle Organizzazioni
unitarie della docenza:
la TRASFORMAZIONE del ruolo dei ricercatori in
terza fascia di professori (emendamento
2.186 presentato da TUTTA
l'opposizione ed emendamento 2.263 presentato dall'on.
Napoli di AN) e il
bando straordinario di posti nella terza fascia di professore
(emendamento
2.02 presentato dai DS e da RC). Quegli emendamenti non avevano
però
recepito le altre due fondamentali richieste: la netta distinzione
tra
reclutamento (con concorsi) e avanzamento nella carriera docente (con
idoneità
aperte nazionali) e il contenimento del periodo di precariato in
sei anni (COMPRESO
i tre dell'eventuale dottorato).
In particolare, gli emendamenti presentati
il 23 febbraio dai DS relativi a
queste due ultime questioni prevedevano, al
contrario, il mantenimento
degli attuali concorsi anche per il passaggio da
una fascia all'altra, con
la riduzione da due a uno del numero di idonei (emendamento
2.165) e
accettavano (non presentando emendamenti) un periodo di precariato
di otto
anni, compresi quelli del dottorato, previsto dalla lettera i) del
comma 1
dell'art. 2 del testo approvato nel luglio scorso dalla Commissione.
Con
gli emendamenti elaborati per la seduta dell'Aula della Camera dell'8
marzo
(nella quale è stato poi deciso il rinvio del DDL in Commissione), i
DS
non solo hanno riconfermato la gravissima scelta di mantenere la docenza
divisa
in TRE DISTINTI RUOLI (con passaggio, quindi, da un ruolo all'altro
per concorso
e 'ripetizione' dello straordinariato) e hanno elevato a nove
anni il complessivo
periodo di precariato, ma hanno anche modificato
RADICALMENTE la posizione
assunta appena qualche giorno prima sulla terza
fascia.
Infatti, con il
nuovo emendamento dei DS il ruolo dei ricercatori non viene
più TRASFORMATO
in terza fascia, ma si prevede che gli attuali ricercatori
possano accedere
ad essa solo "previa verifica positiva, con modalità
stabilite
dagli atenei, dei titoli scientifici e dell'attività didattica
svolta
e documentata per almeno tre anni, anche non consecutivi." A tal
fine
sono previste "con cadenza annuale, tre sezioni di verifica". E tutto
questo
per aumentare notevolmente i propri obblighi didattici, continuando
a ricevere
la stessa retribuzione. Infatti ai professori di terza fascia
può essere
attribuita, senza il consenso attualmente previsto per i
ricercatori, "la
responsabilità didattica di corsi non coperti da
professori di prima
o di seconda fascia", in una logica
gerarchico-corporativa.
Insomma,
ecco ricomparire il 'filtro' per l'accesso alla terza fascia per
consentire
la 'scrematura' dei ricercatori, soprattutto dove la presenza di
tutti gli
attuali ricercatori nei Consigli di Facoltà risulta incompatibile
con
la salvaguardia degli interessi accademico-professionali da sempre
coltivati
e 'protetti', specie in alcune Facoltà giuridiche.
E, naturalmente,
a chi ha come principale preoccupazione il 'rispetto' dei
poteri forti non
interessa il fatto che prevedendo "modalità stabilite
dagli atenei"
per l'ingresso in un nuovo ruolo nazionale, per la prima
volta nella normativa
universitaria, si consentano meccanismi locali
diversi tra di loro. E interessa
ancor meno che ad un nuovo maggiore
obbligo didattico non corrisponda alcun
aumento retributivo.
Questi emendamenti mostrano con chiarezza che il gruppo
di professori che
ha sempre dettato la politica universitaria ai DS ha ripreso
il pieno
controllo, 'rimediando' alle parziali aperture mostrate recentemente
dai
Deputati di questo Partito. È del tutto evidente che questo gruppo
accademico
considera le richieste delle Organizzazioni unitarie della
docenza incompatibili
con una linea accademico-politica che ha già prodotto
disastri, quando
l'Università è stata 'gestita' da loro a livello
governativo.
Va
ricordato, infatti, che durante il periodo in cui sono stati ministri
Berlinguer
e Zecchino - e in cui il sottosegretario Guerzoni ha svolto di
fatto la funzione
di ministro per l'Università - sono stati varati
provvedimenti come
quelli dei finti concorsi locali, della controriforma
del CUN (che ora l'attuale
Maggioranza vuole tradurre in legge) e della
'rigida' e imposta riforma della
didattica (il "3 + 2"), che tante
difficoltà ha creato agli
studenti e agli Atenei. Quegli stessi
Responsabili ministeriali si sono sempre
rifiutati di difendere con una
nuova legge gli Statuti massacrati in alcuni
Atenei dai ricorsi
amministrativi. Una gestione del Ministero che, nell'ultimo
anno di
legislatura, è arrivata al rifiuto di incontrare le Associazioni
e i
Sindacati della docenza, con un'arroganza e una scorrettezza istituzionale
senza
precedenti.
L'abbiamo sempre detto: se non si sconfigge in tempo la lobby accademica
trasversale
che ha sempre dominato sull'Università, condizionando
pesantemente il
Parlamento, non si potrà arrestare l'opera di demolizione
dell'Università
statale in corso da oltre un decennio e ci si potrebbe
ritrovare nella prossima
legislatura con un Governo che potrebbe
danneggiare l'Università e la
Ricerca più di quanto non sia stato fatto
nella scorsa legislatura.
Certo
è che, se il Partito dei DS non smentisce gli "emendamenti
accademici"
fatti presentare ai suoi Deputati e non emargina i baroni che
hanno finora
deciso la sua politica universitaria, il recente
riconoscimento della forza
e delle richieste del movimento di protesta
universitario contro il DDL governativo
non potrà che risultare meramente
strumentale, perché, al dunque,
le posizioni di merito dei DS sulle
questioni universitarie, allo stato attuale,
sono, per molti versi,
sostanzialmente simili a quelle della Maggioranza, ovvero
di quella lobby
accademica trasversale che le ha 'ispirate'.
10
marzo 2005
Nota. V. documento ANDU "Bloccare
le leggi Moratti si deve", in:
http://www.bur.it/sezioni/sez_andu.php
09 marzo 2005