Il Ministro d'altronde
era stato chiaro nel suo intervento alla seduta del
CUN del 16 dicembre scorso: "la rimozione del blocco
delle assunzioni e il cospicuo (sic!) incremento del
FFO degli Atenei consentono di guardare al perfezionamento
del provvedimento con maggiore ottimismo. È dunque
possibile accelerare l'iter del provvedimento"
(v. nota 2). In altri termini, il Governo rinuncia all'immediata
chiusura degli Atenei, elargendo un po' di soldi, e
non reitera l'incostituzionale blocco delle assunzioni,
richiedendo in cambio che non venga ostacolata l'approvazione
di un provvedimento fortemente voluto da chi intende
controllare completamente le risorse pubbliche per l'alta
formazione e la ricerca per dirottarle ancor più
nelle Università private, nei Centri di 'autoeccellenza'
e negli Istituti di ricerca a gestione privatistica.
L''offerta' del Ministro
a chi richiede il rafforzamento anche istituzionale
della 'gestione forte' del Sistema nazionale delle Università
(riforma per lo svuotamento del CUN) e dei singoli Atenei
(modifiche normative per aumentare e/o prolungare i
poteri dei Rettori) comprende anche la compartecipazione
alle modifiche per rendere più digeribile un
provvedimento, che deve comunque mantenere la sua principale
ragion
d'essere: 'sistematizzare' e ampliare la precarizzazione
del reclutamento e della carriera della docenza universitaria.
E nella stessa logica del coinvolgimento dei poteri
forti, indispensabile è
il mantenimento dello strumento della legge-delega,
che consentirà alla
lobby accademica trasversale di scrivere la 'vera' legge
scrivendo poi
anche i decreti delegati, indipendentemente dal governo
in carica.
Si vuole che sia chiaro una volta per tutte che sulle
questioni universitarie a legiferare non deve essere
il Parlamento e che la stragrande maggioranza del mondo
universitario non vi deve mettere bocca. I Collegi dei
Presidi, i Senati Accademici, i Consigli di Facoltà
e di Dipartimento, le Assemblee di docenti e di studenti,
le Organizzazioni della docenza devono capire finalmente
che il loro protestare contro una riforma mortale per
l'Università statale lascia il tempo che trova
e che ad altri competono le decisioni sulle sorti dell'alta
formazione e della ricerca, che, a parole, tutti definiscono
essere fondamentali per il rilancio del Paese. E al
Paese viene lanciato un chiaro messaggio: l'Università
deve essere 'messa a norma', ad essa deve essere tolto
ogni residuo di autonomia e di democrazia. All'interno
di questo obiettivo strategico, la lobby accademica
trasversale, con il DDL sullo stato giuridico, vuole
affermare il suo 'nuovo' modello di organizzazione della
docenza: pochi docenti in ruolo, nei due distinti ruoli
degli ordinari (i professori 'veri') e degli
associati (gli assistenti), e migliaia e migliaia di
precari, mal pagati e
privi di qualsiasi autonomia didattica e di ricerca,
con la prospettiva di
pochi concorsi all'iniziale 'ruolo' precario degli associati.
Per gli attuali oltre 50.000
docenti precari nessuna reale prospettiva di
certezza lavorativa e per gli attuali oltre 20.000 ricercatori
nessun
riconoscimento del ruolo di professore finora svolto
e, anzi, l'ulteriore
emarginazione nel 'binario morto' del ruolo ad esaurimento.
In questo quadro, alla lobby risulta indispensabile
il mantenimento sostanziale degli attuali meccanismi
concorsuali, prevedendo concorsi nazionali (per aumentare
il potere dei gruppi dominanti nazionalmente nei vari
settori), che in realtà non ne scalfiscono la
logica localistica (continua a essere la facoltà
a scegliere il 'vero' vincitore). E 'naturalmente' continuando
a non distinguere tra reclutamento e avanzamento di
carriera. Il mondo universitario non può consentire
la cancellazione dell'Università statale, uno
dei principali presidî della democrazia del Paese.
10 gennaio 2005
= Nota 1. Dal PROGRAMMA DEI LAVORI DELL'ASSEMBLEA DELLA
CAMERA
(gennaio-marzo 2005) Predisposto dalla Conferenza dei
presidenti di gruppo del 28 dicembre 2004:
.Febbraio Esame dei progetti di legge:
. disegno di legge n. 4735 e abbinate - Delega al Governo
per il riordino
dello stato giuridico dei professori universitari; .
= Nota 2. V. documento
dell'ANDU "DDL: Moratti accelera" in:
http://www.bur.it/sezioni/sez_andu.php
23 dicembre 2004