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"E' il flop del 3 + 2". Lettera di Riccardo Bruscagli
"Cari colleghi,e dai. Cosi', guarda caso, il 3+2 si rivela un 'flop'. Ma visto che era un flop anche il quadriennale, e che sono un flop, a quanto pare, anche i corsi, come quelli della Facolta' di Legge, che si sono affrettati a
ricompattarsi in quinquennio, non sara' il caso di chiedersi come mai, in
qualsiasi maniera l'Universita' Italiana si articoli, i nostri studenti non
riescono, nella stragrande maggioranza, a laurearsi in tempo? Non sara' checio' dipende anche da altri fattori? Ne volete qualcuno, improvvisato, lo
confesso, con qualche foga, e senza alcun autorita' statistica?

- Pessima capacita' di comunicazione delle Facolta'. Fatevi un giro sui siti delle Universita' Italiane, e ditemi se uno studente e' più probabile che vi
si smarrisca, piuttosto che orientarvisi.
- Scarsa capacita' di gestione, sempre piu' affidata alla buona volonta' dei
colleghi, piuttosto che a figure qualificate; in questa situazione, come ognun sa, anche la variazione di un piano di studio diventa una esperiena scoraggiante.
- Servizi insufficienti: biblioteche aperte poco, consultazioni e prestiti
in orari ridotti, dipartimenti impraticabili. Abbiamo girato abbastanza il mondo per sapere che, in tempo di 'finals', le biblioteche dei campus americani rimangono aperte per tutta la notte...
- Scarsa attrattivita' dell'ambiente universitario: pochissime le Universita'
che si preoccupano davvero del 'vissuto' studentesco. Ma senza spazi di socializzazione, senza eventi di appartenenza, senza senso di identita', si fa presto a disamorarsi e a lasciar perdere gli studi.
- Presenza strutturale di studenti 'col lavoretto'. Sono quelli non proprio 'lavoratori', ma che affiancano allo studio un piccolo lavoro garante di una minima autosufficienza economica. Lodevole, ma l'esperienza dice che in questi casi si fa presto a smettere di frequentare, a perdere colpi, ad andare fuori corso. Recuperare i giovani al 'tempo pieno' studentesco: c'e' qualcuno che ci pensa? Proprio terribile tornare a parlare di 'presalario'?
(di cui, per esempio, il sottoscritto a suo tempo utilmente usufruì?)
- Assenza di fatto - salvo eccezoni - di una selezione d'ingresso.

Sia chiaro che, nella situazione italiana, io credo che sia meglio cosi': ma cio' significa affidare la selezione ad un processo 'in itinere'. E cioe', per finire: siamo sicuri che il dato, ormai strutturale sotto ogni luna e sotto ogni ministro, degli studenti italiani che 'non finiscono in tempo', non sia
un accidente, non sia colpa del 3+2, ma, molto semplicemente, il 'nostro' modo di selezionare gli studenti? Forse dovremmo rassegnarci (?) al fatto che, in mancanza di un serio e diffuso sistema di selezione iniziale, e
quindi imbarcando ogni sorta di studente, l'intero corpo studentesco ne esce rallentato, in uno stillicidio di 'autoselezione' che potrebbe essere anche considerato una peculiarita' del sistema.
Piu' in generale, sia per la Scuola, sia per l'Universita', si tende troppo a
pensare, a mio avviso, che il fallimento dipenda dai programmi, dai carichi di studio, dai docenti, ecc. Scuola e Universita' sono anche luoghi fisici,in cui si ha voglia di stare e di lavorare se sono luoghi gratificanti e funzionanti, in cui si sta bene, con un pieno senso di appartenenza. Ma se sono luoghi squallidi, poco accessibili, 'respingenti', poca meraviglia se i
ragazzi ci stanno poco e ci studiano male.

Riccardo Bruscagli
Ordinario di Letteratura Italiana
Facolta' di Lettere e Flosofia


BUR.IT 23.03.09