Lo stesso Cazzola ha inoltre definito "una norma 'stupida' quella (.) checonsentiva alle amministrazioni di mandare in pensione d'ufficio, solo con
un preavviso di sei mesi, i dipendenti al compimento di 40 anni diattivita' contributiva".In ogni caso, quel che e' certo e' che la norma sui pre-pensionamenti NON
e' stata prevista per fare risparmiare l'Amministrazione pubblica (lo
Stato), cosa peraltro impossibile visto che coloro che vengono
'allontanati' dal servizio riceveranno dallo stesso Stato una pensione di
importo sostanzialmente uguale all'ultimo stipendio.
A parte ogni altra considerazione, rendere possibile il pre-pensionamento di coloro che hanno avuto la 'sfortuna' di riscattare gli anni della laurea e il servizio militare e non anche di coloro che, a parita' di anni di servizio, tale riscatto non hanno fatto, era (ed e') una follia anche giuridica.
Per questo la norma, recentemente approvata 'in via definitiva' dal
Parlamento, che prevede di considerare gli anni di effettivo servizio, e' frutto di mero buon senso, pur non sanando la discriminazione nei confronti dei ricercatori universitari.Per quanto riguarda l'Universita', alcuni Atenei hanno SCELTO di utilizzare 'impropriamente' la norma sui pre-pensionamenti, facendo ricorso
ad essa non per "ristrutturare" l'Ateneo, ma - dichiaratamente - solo per "fare cassa", cioe' per racimolare fondi e portare all'interno dei parametri previsti il bilancio, rendendo cosi' 'ragioneristicamente'
virtuoso l'Ateneo. Cio' si e' tradotto in un pre-pensionamento' dei
dipendenti universitari (ricercatori e personale tecnico-amministrativo) di
tipo 'orizzontale', cioe' solo in base agli anni di contributi e non sulla
base dell'effettivo apporto dato all'Ateneo dal singolo dipendente.
In quegli Atenei si e' liberata una logica 'cannibalesca' che ha portato i
Rettori e i 'loro' Organi accademici a trattare componenti dell'Ateneo come 'zavorra umana', 'dimenticando', nel caso dei ricercatori, che si tratta di
colleghi distinti dagli ordinari e dagli associati solo da una legge
discriminatoria, che comunque era possibile scegliere di NON utilizzare.Quei Rettori e i 'loro' Organi hanno cosi' scelto la 'via breve' per'sanare' i bilanci dei propri Atenei, quando e' fin troppo chiaro che per TUTTI gli Atenei le difficolta' finanziarie nascono soprattutto da una deliberata politica di smantellamento dell'Universita' statale, condotta da decenni da TUTTI i Governi e che l'attuale Governo ha deciso di
'perfezionare' con scelte che porteranno nel 2010 alla chiusura
(letteralmente) di TUTTI gli Atenei statali.>>
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Quei Rettori e i 'loro' Organi, invece di manifestare la loro opposizione
assieme a TUTTI i docenti contro i tagli imposti dal Governo, hanno
preferito approfittare di una legge ingiusta per raccattare qualche soldo.E 'naturalmente' essi si sono guardati bene dall'essere fino in fondo coerenti sul terreno del 'fare cassa' sulla pelle di propri docenti.
Infatti, avrebbero potuto battersi perche' anche gli ordinari e gli
associati potessero 'essere della partita', visto anche che
finanziariamente valgono molto piu' dei ricercatori. O avrebbero potuto
chiedere di portare l'eta' pensionabile a 65 anni anche per ordinari e associati. Oppure (o anche) avrebbero potuto ridurre
nettamente/cancellare/sospendere le indennita' per le cariche accademiche.Oppure, piu' saggiamente, avrebbero potuto ricorrere ad altri tipi di
interventi, che invece sono stati 'scoperti' solo quando e' risultato non piu' possibile 'licenziare' i ricercatori (v. il caso del Rettore di
Genova.Invece e' prevalsa la scelta di far fuori colleghi appartenenti alla
fascia piu' 'bassa' della docenza, disconoscendo che le mansioni da loro svolte sono le stesse di quelle espletate dalle altre due fasce.Per quanto sopra detto, se nel decreto-legge di cui e' stata data
anticipazione sulla Stampa i ricercatori universitari non dovessero essere compresi tra le figure alle quali NON applicare la possibilita' del
pre-pensionamento, si dimostrerebbe, ancora una volta, che la logica gerarchico-baronale e' fortemente presente (e anche direttamente rappresentata) nel Governo.Questa scelta, tra l'altro, andrebbe anche contro la posizione assunta dal CUN, contrario alla possibilita' di pre-pensionare i ricercatori in quanto
"parte integrante della docenza".Tutta questa vicenda, mentre rende ancora piu' urgente il riconoscimento legislativo del ruolo di professore svolto dai ricercatori, fa diventare ancora piu' importante la questione della 'governance', perche' quanto successo prefigura i possibili effetti negativi sulla dignita' stessa dei docenti di una gestione affidata ad una figura di rettore-monarca assoluto,secondo il modello voluto dalla Confindustria e dalla CRUI.Tutto questo in Italia, mentre in Francia ...
BUR.IT 06.03.09
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