Quanto sostiene il
Ministro sarebbe forse vero se ci si riferisse soltanto
ai docenti di ruolo, ma non lo e' se - piu' correttamente
- si considerano
anche i docenti precari, che sono tanti e indispensabili,
malpagati e
maltrattati, come lo stesso Ministro ha piu' volte denunciato.
Il fatto e' che l'eta' media dei docenti di ruolo e'
alta perche' l'eta'
di coloro che entrano nel ruolo della docenza e' sempre
piu' alta (35-40
anni), in quanto sempre piu' lungo e' il periodo di
precariato,
frastagliato in molteplici figure (dottorandi, assegnisti,
borsisti,
contrattisti, ecc.) e intramezzato dai 'tempi di attesa'
per il passaggio
da una figura all'altra.
Il problema non e' quindi l'eta' dei docenti in ruolo,
ma quello
dell'intollerabile fenomeno del precariato che si traduce
in un danno
enorme per l'Universita' e per i diretti interessati.
Il problema del precariato
nell'Universita' italiana va risolto e con
urgenza, ma questo non lo si fa certo con i 'numeri'
indicati dal Ministro
che ha affermato: "si dovrebbe arrivare in tre
anni all'assunzione di 3500,
4000 nuovi ricercatori" (dall'intervista citata).
Tenendo anche conto che nei prossimi anni andra' in
pensione la meta'
degli attuali circa 60.000 docenti di ruolo, e' invece
INDISPENSABILE che
nei prossimi due-tre anni ci sia il bando straordinario,
su nuovi specifici
e AGGIUNTIVI fondi statali, di almeno 20.000 posti nel
ruolo dei ricercatori.
E questo non sarebbe certo sufficiente a eliminare il
fenomeno del
precariato, se CONTESTUALMENTE non si decidesse di CANCELLARE
l'attuale
giungla di figure precarie, sostituendole tutte con
un'UNICA figura per la
formazione pre-ruolo. La durata del periodo pre-ruolo
in questa unica
figura non deve superare i TRE anni e si deve prevedere
un numero di posti
rapportato agli sbocchi in ruolo. Inoltre per i giovani
in formazione in
questa unica figura si deve per legge prevedere liberta'
di ricerca, una
retribuzione dignitosa e tutti i diritti (malattia,
maternita'/paternita',
ferie, contributi pensionistici, ecc.).
In direzione totalmente
opposta andrebbe invece il Ministero se
nell'annunciato disegno di legge sulla terza fascia
si dovesse prevedere
l'aumento 'strutturale' del periodo di precariato fino
a 11 (undici!) anni:
3 anni di dottorato prima di potere cominciare 4 anni
di assegno di
ricerca, quindi un contratto di 4 anni di ricercatore
a tempo determinato.
A questo lungo periodo andrebbero aggiunti i 'tempi
d'attesa' per passare
da una figura all'altra. Naturalmente ancora peggio
sarebbe se gli anni di
assegno diventassero 8 (otto!).
In ogni caso si tratterebbe di una follia politica e
accademica, che, se
approvata dal Parlamento, tradurrebbe 'finalmente' in
legge il progetto
dell'accademia che conta, la quale negli ultimi 20 anni
ha invano tentato
di farselo approvare attraverso disegni di legge presentati
da Ministri e
Parlamentari di 'destra' e di 'sinistra'.
La previsione del titolo
di dottore di ricerca quale prerequisito per
ottenere l'assegno di ricerca costituirebbe una gravissima
discriminazione
nei confronti di quei precari che non hanno avuto l''opportunita''
di
accedere al dottorato. Questa scelta potrebbe essere
presa in
considerazione solo DOPO la cancellazione del precariato
e solo DOPO la
riforma del dottorato che dovrebbe diventare il terzo
(e ultimo) livello
della formazione universitaria. Un obiettivo quest'ultimo
condiviso dal
sottosegretario Luciano Modica il quale ha anche scritto
che va
"definitivamente chiarito che il dottorato fa parte
della formazione
universitaria e non e' il primo gradino della carriera
di docente
universitario."
Gravissima sarebbe anche
la previsione che sia l'ANVUR a valutare
l'attivita' scientifica svolta nei primi anni di carriera
come ricercatore.
Una previsione questa anticostituzionale perche' lesiva
dell'autonomia
universitaria che riguarda anche il reclutamento, la
carriera e la verifica
dei docenti.
Una norma peraltro non prevista nemmeno dal Sistema
di valutazione
adottato in Gran Bretagna (nota 2), al quale pur fanno
riferimento i
fautori nostrani di un'Agenzia 'forte'.
Una norma che avvierebbe il 'commissariamento' dell'Universita'
statale da
parte di chi ha operato per la sua distruzione: falsa
autonomia finanziaria
per 'gestire' la progressiva riduzione dei fondi, finta
autonomia
statutaria, abolizione di fatto del CUN, finti concorsi
locali,
fallimentare "3 + 2", illimitata espansione
del precariato, legge Moratti.
16 giugno 2007
= Nota 1. Per leggere l'intera
intervista:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2007/06/15SII5202.PDF
= Nota 2. Sulla questione
della valutazione dei singoli docenti-ricercatori
su "Review of research assessment. Report by Sir
Gareth Roberts to the UK
funding bodies", del maggio 2003, a pag. 10, punto
32, si legge:
"We do not propose that panels formally attach
a score to named
individuals. It should be a point of principle that
we should not report on
individuals' performance on the basis of an assessment
which they cannot
choose whether or not to enter and which considers a
sample of their work
which they do not themselves select. If a panel chooses
to use
'researcher-level' analysis to inform its judgement,
we suggest that such
analyses should not in any circumstances be retained
or disclosed. If it is
not possible to avoid retaining and disclosing such
analyses, we suggest
that they should not form a part of any panel's working
methods. Research
assessment should remain an assessment of institutional
research quality
within a subject area, rather than a review of the performance
of
individuals."
(http://www.ra-review.ac.uk/reports/roberts/roberts_summary.pdf).
==========================