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  A.N.D.U.


In Germania, come in Italia, il "3 +2" e' stato un disastro. In Germania sono stati scelti dieci 'Atenei eccellenti' (per l'Italia la
Confindustria ne ha individuati quindici) che assorbiranno "la parte piu'
consistente dei finanziamenti pubblici e privati", "col pericolo che si
determini un sistema differenziato tra atenei di serie A e di serie B." e
"il sospetto che si sia deciso secondo ragioni piuttosto politiche che
meritocratiche." E ora e' arrivata anche la "moda derivata dagli Stati
Uniti, delle cosiddette Firmenhochsculen, ovvero 'universita' aziendali'".
In Germania gli studenti universitari non pagano alcuna tassa. Dal 2007 in
qualche Universita' si paghera' "in media circa 1000 euro all'anno".

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da Riformista del 29/11/06:

"Atenei tedeschi. Si accentuano gli elementi di crisi nelle scuole
superiori della Germania
NON DITE A VON HUMBOLDT CHE OGGI C'E' PURE L'UNIVERSITA' MCDONALD
di Gherardo Ugolini

Berlino. C'era una volta il modello Humboldt. Un modello di organizzazione
dell'universita' che il filosofo e linguista Wilhelm von Humboldt teorizzo'
e mise in pratica quando al principio dell'Ottocento fu incaricato, quale
ministro dell'istruzione del regno di Prussia, di fondare l'universita' di
Berlino.
Si trattava di un concetto nuovo, fondato su due principi fondamentali: da
un lato l'unita' di ricerca scientifica e didattica e dall'altro la totale
indipendenza del mondo accademico dall'economia e dalla politica. Per
decenni il modello Humboldt ha fatto scuola, imitato nel resto della
Germania e nel mondo intero. Ha garantito alle universita' tedesche un
solido primato internazionale. Ancora all'inizio del XX secolo atenei come
Heidelberg, Göttingen o Tübingen erano universalmente considerati centri di
prima qualita', paradigmi cui uniformarsi. Ma a partire dal dopoguerra si
e' via via accentuata una tendenza negativa e le universita' della Germania
hanno subito una strisciante perdita di livello e prestigio. Negli ultimi
tempi la crisi si e' andata acuendo, al punto che si e' posta con urgenza
la necessita' di riorganizzare il sistema dell'istruzione universitaria per
guadagnare competitivita' e tenere il passo degli altri paesi. Con una
difficolta' particolare e cioe' il fatto che in Germania, dato il sistema
amministrativo di tipo federale, le competenze in materia sono suddivise
tra stato e singoli Länder: il primo fissa il quadro legislativo generale,
ai secondi spetta il finanziamento e la gestione degli atenei. Cio'
determina una situazione di confusione e di competitivita' tra i Länder con
differenziazioni talvolta notevoli.
La riforma degli ordinamenti, avviata nel 2002, si e' rivelata un fiasco.
Come negli altri paesi dell'Unione Europea, anche in Germania e' stato
introdotto il sistema 3+2, anche se qui si e' adottata la terminologia
anglo-americana per cui si chiama "Bachelor" il titolo di primo livello e
"Master" quello di secondo livello. Il risultato e' stato un generale
abbassamento degli standard qualitativi e una perdita di prestigio per i
titoli conseguiti. Uno smacco che finira' con l'aggravare il fenomeno, ben
conosciuto anche qui, della "fuga dei cervelli" verso centri di ricerca
piu' appetibili.
Un altro tentativo di riformare il sistema e' quello architettato un paio
d'anni fa dal governo Schröder e ora portato avanti da Angela Merkel e
dalla ministra Schavan. La parola d'ordine e' Elite-Universität, ovvero
"universita' d'eccellenza". L'idea e' quella di selezionare, attraverso un
comitato di esperti sia tedeschi che stranieri un ristretto gruppo di
atenei (non piu' di dieci) che meritino il patentino di centri d'eccellenza
e provvedano alla formazione dei talenti migliori. E' ovvio che la parte
piu' consistente dei finanziamenti pubblici e privati finira' nelle casse
di queste istituzioni, col pericolo che si determini un sistema
differenziato tra atenei di serie A e di serie B. Quando qualche settimana
fa sono stati resi noti i risultati della prima selezione (che ha promosso
quali centri d'eccellenza le due universita' di Monaco e quella di
Karlsruhe), subito sono divampate aspre polemiche: gli atenei bocciati
hanno contestato la trasparenza dei criteri adottati per la scelta. Le
universita' del Nord e quelle dell'ex Germania Orientale, sentitesi
bocciate e umiliate, hanno avanzato il sospetto che si sia deciso secondo ragioni piuttosto politiche che meritocratiche.
Un sintomo della crisi e' la recente moda, derivata dagli Stati Uniti,
delle cosiddette Firmenhochsculen, ovvero "universita' aziendali". Grandi
imprese quali Lufthansa, Bertelsmann, Daimler-Chrysler hanno inaugurato i loro poli accademici dove formare i quadri aziendali del futuro. L'ultima ad aprire i battenti in ordine di tempo e' stata l'Universita' della Volkswagen a Wolfsburg, subito ribattezzata AutoUni, ovvero "universita' dell'automobile". Perfino McDonald's ha in Baviera una sua universita' dove e' possibile conseguire il master in "Restaurant Assistant Manager". Ma che profilo scientifico possono garantire questi atenei? E che ripercussioni possono avere sul sistema accademico generale? Tra gli esperti prevale lo scetticismo.
E a proposito di finanziamenti c'e' da registrare un'importante novita'. E'
caduto l'ultimo tabu' che caratterizzava il sistema accademico tedesco,
quello delle tasse universitarie. Fino ad oggi gli studenti non pagavano un
centesimo per immatricolarsi e potevano studiare gratuitamente per anni
fino al conseguimento della laurea godendo in cambio dei piccoli privilegi
connessi con lo status di studente: la mensa, l'abbonamento ridotto per
autobus e metropolitana, biglietti scontati per cinema e teatro etc.
Chiunque in passato abbia proposto di introdurre delle tasse per lo studio
e' caduto vittima delle proteste che inesorabilmente scoppiavano negli
atenei, con contorno di scioperi e occupazioni (l'ultima ondata e' stata
nel 2003-2004). Ma ormai, anche in seguito a un pronunciamento della Corte Costituzionale, il principio per cui chi studia deve pagare sembra esser passato, sebbene il processo di introduzione delle tasse universitarie proceda a macchia di leopardo. Ci sono regioni come la Baviera, il Baden-Württemberg, l'Assia e il Nord-Reno-Vestfalia in cui la decisione e' ormai presa e dal 2007 scattera' l'obbligo di pagare (in media circa 1000 euro all'anno). In altri Länder quali Renania-Palatinato, Turingia e Sassonia si e' deciso di far pagare solo gli studenti fuori corso,
mantenendo la gratuita' per i primi anni. A Berlino e in altre regioni
dell'Est (Brandeburgo, Sassonia, Meclemburgo-Pommerania) prevale la logica della assoluta gratuita' degli studi accademici. Tale differenziazione e' possibile a causa della struttura federalista dello stato tedesco. Ma quali saranno le conseguenze? Il pericolo e' che le universita' dove si paga riescano con i nuovi introiti a migliorare l'offerta didattica, i servizi e le strutture di ricerca, accentuando il divario rispetto agli atenei la cui frequenza rimane gratuita."