Vogliamo sperare che il messaggio del Consigliere del Ministro - che
comunque
ringraziamo per la personale disponibilita' al dialogo diretto e pubblico - possa
essere l'inizio di un vero confronto con l'intera compagine ministeriale sulle
posizioni sostenute in tutti questi anni dall'ANDU, anche assieme alle altre Organizzazioni
unitarie dell'Universita'. Nel merito di tutte le questioni affrontate da Ragone,
l'ANDU ha gia' espresso, anche recentemente, le proprie posizioni in diversi documenti
(v. nota).
Qui ci pare opportuno solo
osservare che il messaggio del Consigliere del Ministro conferma lo stato di grave
confusione che caratterizza l'azione governativa riguardante l'Università.
Un agire caotico senza precedenti,
che fa risultare comunque chiara l'esistenza
di una pluralita' di posizioni e di poteri, in un parziale conflitto 'intestino'.
Poteri che vogliono comunque imporre soluzioni opposte a quelle richieste dal
mondo universitario e dalle sue rappresentanze.
E'
una situazione istituzionalmente inquietante ed estremamente pericolosa che rischia
di assestare il colpo di grazia all'Universita', istituzione centrale per il progresso
anche economico e per la stessa democrazia del Paese. Le difficolta' che gli attuali
Responsabili del Ministero incontrano per ottenere (da chi?) quanto necessario
almeno alla sopravvivenza degli Atenei, derivano dalla scelta da essi finora fatta
di far proprie le posizioni e le richieste della lobby trasversale accademico-confindustriale,
privilegiando il dialogo con i suoi esponenti, invece di difendere gli interessi
generali dell'Universita' e del Paese.
Le posizioni dei Responsabili del Ministero
sugli Enti, sul reclutamento e il precariato, l'Agenzia, il blocco delle assunzioni,
il "3 + 2", il
diritto allo studio, la governance, gli scatti, hanno
costretto tutte le
componenti universitarie (docenti, precari, studenti, tecnico-amministrativi)
a mobilitarsi contro le scelte governative, che vanno nella direzione di demolire
definitivamente l'Universita' statale, di massa e di qualita'.
Contro
la 'linea' espressa fino ad oggi dai Responsabili del Ministero
occorre tempestivamente
intensificare e qualificare ulteriormente la
mobilitazione unitaria del mondo
universitario. Solo cosi' sara' possibile ottenere dal Governo e dal Parlamento
le riforme indispensabili per rilanciare una Universita' efficiente e democratica,
finalmente libera dal condizionamento delle oligarchie
accademico-confindustriali.
11
novembre 2006
Nota. Per leggere i documenti
dell'ANDU:
http://www.bur.it/sezioni/
sez_andu.php
oppure http://www.orizzontescuola.it/
modules.php?name= News&file=categories&op=newin
dex&catid=24
===========
da
Giovanni Ragone, consigliere del ministro dell'UR Fabio Mussi:
Cari
amici dell'ANDU, ritengo opportuno - vista la notevole preoccupazione che si e'
diffusa nelle Universita' riguardo alle norme del decreto e della legge finanziaria
- ricordare anche a voi alcuni fatti e alcuni impegni presi dal ministro. Spero
che anche nella legittima e normale dialettica fra posizioni sia possibile ripristinare
una comunicazione piu' utile a tutti.
1)
La linea su cui il ministro Mussi si e' battuto dall'inizio, riuscendo
anche
gradualmente a recuperare risorse rispetto a scelte del tutto errate
assunte
inizialmente dal governo (e da lui - come e' noto - non condivise),
ha puntato
a portare in aumento nel 2007 sia il Fondo di Funzionamento
Ordinario delle
Universita', sia la dotazione complessiva per il
finanziamento della ricerca,
e a scongiurare il taglio delle "spese
intermedie".
La vicenda
della legge finanziaria e' agitata e conflittuale oltre ogni
previsione, e'
evidente che si scontrano all'interno del governo visioni
differenti, l'esito
e' incerto e l'equilibrio cambia praticamente ogni giorno. Al momento attuale
non e' ancora possibile avere certezze.
Considereremo un successo se tutte
e tre le partite si chiuderanno
positivamente, in un contesto in cui per scuola,
sanita', enti locali,
ministeri si profilano sacrifici di fortissima entita',
anche dell'ordine
del 15% complessivo.
Il mondo dell'universita' e della
ricerca credo sia ben consapevole della situazione. Il paese si trova su un crinale
pericolosissimo riguardo alla tenuta dei conti pubblici, mentre allo stesso tempo
abbiamo un bisogno disperato di investire in ricerca a sostegno di una possibile
e graduale ripresa strutturale dello sviluppo. Con una azione durissima, di cui
sono testimone ogni giorno, occorre garantire che la possibilita' di investimento
in ricerca ci sia - e da subito, anche nell'anno peggiore - dove il risveglio
dopo la sbornia berlusconiana e' piu' doloroso delle
peggiori previsioni. Resta
fermo, con questo, il dissenso politico su una linea che non considera - con tutta
evidenza - l'investimento in ricerca e alta formazione come la priorita' assoluta,
riguardo alle spese di investimento pure previste nella legge finanziaria. E non
come variabile secondaria.
E tuttavia,
alcuni risultati della nostra azione sono evidenti e hanno
rilevanza strategica:
l'ingresso del ministro dell'universita' e della
ricerca nel CIPE, dove si
programmano gli investimenti strutturali dei prossimi anni, e l'ingente incremento
del fondo generale per la ricerca - in cui sono stati fusi i canali di finanziamento
precedenti. Sia chiaro: non per azzerarli ma per rimodularli e rendere piu' efficaci
e veloci le procedure, aumentando inoltre il monte-risorse a disposizione della
ricerca libera.
2) L'Agenzia per la valutazione
non puo' essere ragionevolmente osteggiata, ne' nel metodo, ne' - a certe condizioni
- nel merito.
Nel metodo e' ovvio che
se la manovra, pure in regime di stretta parsimonia, prevede incrementi
della
spesa pubblica per la ricerca e per la formazione superiore, occorre dotare il
sistema di un metodo affidabile per valutare i risultati. Quindi e' del tutto
legittimo che l'istituzione dell'Agenzia avvenga per le vie brevi e in connessione
con la legge finanziaria. Procedure di valutazione sono state istituite ormai
in tutti i principali paesi europei, e la messa a sistema di cio' che in questo
campo e' stato sperimentato anche in Italia e' un'esigenza matura da molti anni
(prevista, inoltre, dal programma
dell'Unione).
Nel
merito, alcune decisioni di principio del ministro su questo punto sono chiare
e sono state dichiarate pubblicamente in diverse occasioni: a) l'Agenzia sara'
un organo terzo, nel senso che la composizione del suo organo di direzione e gestione
non derivera' ne' da designazioni autonome
del ministro, ne' da designazione
delle strutture che sono soggette a
valutazione (universita', enti, imprese
che ricevono finanziamenti per ricerca, ecc.); b) il suo compito e' di definire
criteri e metodi
affidabili di valutazione, e poi di effettuare in modo continuo
la
valutazione; e' un lavoro che richiede apertura trasparente
all'interlocuzione
e alle proposte delle diverse comunita', riguardo alla
discussione sui criteri,
e quindi legittimazione non solo in senso
istituzionale; ma anche totale indipendenza
e imparzialita' nel lavoro concreto; c) via via che le risorse disponibili rendano
possibile
percorrere questa strada, quote crescenti del finanziamento pubblico
andranno distribuite fra le strutture in relazione ai risultati, sia in senso
assoluto, sia per incentivare i miglioramenti conseguiti nel tempo. Su decisione
del governo, non dell'Agenzia.
Come questo progetto non favorisca ma al contrario
possa servire - tra gli altri effetti - a contrastare le pressioni lobbistico-accademiche
sembra auto-evidente. Quanto alla questione di come la valutazione possa influire
sulla carriera o sugli stipendi dei singoli, e' logico porre la questione, ma
e' anche scontata la risposta. Vale a dire: l'Agenzia, almeno in un primo tempo,
dovra' provare a valutare i risultati delle strutture e dei progetti; e sara'
interesse delle strutture valutate monitorare e incentivare i risultati dei ricercatori
che ne fanno parte.
3) Il blocco - provvisorio
- degli scatti di anzianita' dei docenti e' una misura che il ministro ritiene
sia da modificare, per le ripercussioni comunque dannose, anche in termini giuridici.
Questo e' un altro dei molti fronti aperti sulla manovra, che e' stata giustificata
dai tecnici dell'Economia e della funzione pubblica per ragioni perequative tra
categorie contrattate e non contrattate. Tra commissioni parlamentari e emendamenti
dello stesso governo, ci si batte perche' la norma venga cambiata.
4)
Le modalita' di reclutamento dei ricercatori - sottolineo di tutti i
bandi
per ricercatore, senza alcun "doppio canale" - verranno modificate.
E' intenzione del ministro aprire una consultazione non formale sul contenuto
del decreto che su questo punto dovrebbe essere emesso entro
marzo. La consultazione
iniziera' quando il Parlamento varera' la norma.
5)
L'impegno per una modifica della legge Moratti per quanto riguarda il
pieno
riconoscimento dello status docente ai ricercatori (attuali e futuri) verra' rispettato.
6)
La norma sugli Enti di ricerca dara' luogo, attraverso i regolamenti
attuativi
previsti, a modifiche importanti ma limitate nella loro
estensione rispetto
alle leggi vigenti. Esse riguarderanno essenzialmente il meccanismo dei search
committees per la designazione dei vertici (mirato
a valorizzare la competenza
scientifica, e a tenere fuori dal gioco la spartizione fra i partiti politici),
e dove sia necessario la ridefinizione
della missione che lo Stato affida all'Ente.
Vigilare e' legittimo, ma non vi sara' - questo e' l'impegno del ministro - nessuna
compressione dei principi di autogoverno, la' dove essi vigono o dove possono
essere estesi.
Anzi...
Per chiudere:
governance, stato giuridico e retribuzioni dei docenti,
revisione della situazione
dei ricercatori non di ruolo sono le
questioni-chiave che ci si propone di
affrontare dopo la finanziaria, con
un pieno coinvolgimento delle universita'
e una o piu' iniziative
legislative (mentre sono possibili senza passaggi parlamentari
alcuni
interventi sul dottorato di ricerca, sulla formazione permanente e sulla
riqualificazione
del sistema.
Ora occorre chiudere positivamente
tutte le questioni che sono sul tavolo. Le opinioni delle organizzazioni sindacali
e delle associazioni sono state esposte al ministro, alcune delle loro posizioni
sono condivise. Nel complesso, spero che il risultato finale possa risultare positivo.
Saluti
cordiali,
Giovanni Ragone - Consigliere
del Ministro per l'Universita' e la Ricerca