Il
programma della lobby (come l'ANDU ha man mano documentato e denunciato, v. nota),
è stato messo a punto e 'propagandato' dagli
esponenti accademico-politici
dei DS e dalla Confindustria PRIMA del
rinnovo del Parlamento, 'prenotando'
così ciò che poi il nuovo Parlamento,
il nuovo Governo e il nuovo
Ministro avrebbero 'comunque' dovuto fare.
La lobby vuole completare l'opera
di demolizione dell'Università statale,
di massa e di qualità,
opera iniziata e portata avanti nelle precedenti
legislature: falsa autonomia
finanziaria, finta autonomia statutaria,
abolizione di fatto del CUN, finti
concorsi locali, imposizione del "3 +
2", moltiplicazione degli Atenei,
aumento a dismisura del precariato,
progressiva riduzione dei finanziamenti,
legge Moratti, ecc.
La lobby ha portato avanti il suo piano negli anni attraverso
il pesante
condizionamento di quasi tutti i Partiti, del Parlamento e del Ministero
e
attraverso l'accesso esclusivo alla 'grande' stampa.
La
lobby accademica trasversale, PRIMA delle elezioni politiche, aveva
preannunciato
che:
1. la riforma Moratti non avrebbe dovuto essere abrogata.
Mussi ha
subito comunicato che la riforma Moratti non sarà abrogata,
nonostante
l'attuale Maggioranza, alla fine della legislatura, l'avesse
giudicata inemendabile
e disastrosa;
2. non si sarebbe dovuto istituire un Organo nazionale, non frammentato
e
non corporativo, rappresentativo dell'autonomia del Sistema nazionale delle
Università.
Mussi
non ha mai nemmeno accennato di volere istituire un tale Organo,
nonostante
l'attuale Maggioranza, alla fine della legislatura, avesse
sostenuto di volere
un CUN riformato in tal senso;
3. si sarebbe dovuta istituire una "Agenzia
per la valutazione", una
struttura dotata di immensi poteri che priverebbe
l'Università e i singoli
docenti dell'autonomia garantita dalla Costituzione.
Un'Autority che si
assicura sarà "terza e imparziale", nonostante
le polemiche anche recenti
sui modi e sui tempi dell'azione delle Autority
già istituite e nonostante
la ben nota capacità delle oligarchie
accademiche di utilizzare ai propri
fini qualsiasi 'nuovo' strumento.
Mussi
ha annunciato di volere imporre l'"Agenzia" con lo strumento
blindatissimo
della Finanziaria e, per giunta, nella forma della legge
delega. Un 'golpe'
che l'attuale Ministro propaganda come una "rivoluzione";
4. si sarebbe
dovuta rendere possibile l'espulsione dei docenti di ruolo
dall'Università.
Mussi
ha dichiarato su Repubblica del 15 luglio 2006: "bisogna sfatare uno
storico
tabù dell'università italiana: chi entra e non fa carriera si sente
un
fallito. Negli altri Paesi non è così. Docenti dei vari livelli
escono
dagli atenei e arricchiscono con la loro conoscenza la pubblica
amministrazione
e le industrie. È necessario prevedere uscite multiple
dalla docenza.";
5.
non si sarebbe dovuta mettere in discussione la riforma del "3 + 2"
che
tanti danni ha prodotto e sta producendo nella formazione degli studenti.
Mussi
ha dichiarato che "la riforma del tre più due funziona" e non
ne ha
avviato l'urgente e indispensabile monitoraggio (con il coinvolgimento
di
tutte le componenti e le istituzioni universitarie), alla fine del quale
prendere
decisioni adeguate e condivise.
Un altro
punto del programma della lobby trasversale è la modifica
dell'organizzazione
degli Atenei, dando enormi poteri ai Rettori.
Mussi ha annunciato di volere
cambiare il "sistema di governo degli atenei"
"ricercando il
confronto e il consenso più ampio". Per inciso, perché Mussi
per
questa riforma dice di volere ricercare "confronto" e "consenso",
mentre
per l'Agenzia ha deciso di adottare le 'maniere forti' della
Finanziaria e
della legge delega?
Il Ministro non ha ancora anticipato i contenuti della
riforma del governo
degli Atenei. L'ANDU da anni propone di unificare in un
solo Organo
('Consiglio di Ateneo') il Senato Accademico e il Consiglio di
Amministrazione.
Il nuovo Organo dovrebbe essere composto solo dai
rappresentanti eletti direttamente
dai docenti (in non più di sei aree e
con elettorato attivo e passivo
comune per le tre fasce), dai
tecnico-amministrativi e dagli studenti. Al Rettore
dovrebbe affiancarsi un
'Esecutivo' nominato dal Consiglio di Ateneo.
Sulle
più importanti questioni dell'Università le Organizzazioni unitarie
della
docenza hanno in questi anni espresso articolate proposte. In
particolare l'ANDU
ha continuamente invitato le forze politiche, il
Parlamento e il Governo a
considerare quanto da essa elaborato nell'arco di
decenni.
Mussi non sembra
nemmeno avere letto tali proposte, mentre la sua "sintonia
con la Confindustria
è comunque palpabile".
Il Presidente di Confindustria, alla IV
Giornata della ricerca promossa
dalla sua Organizzazione, ha dichiarato: "In
un Paese serio si fanno piani
pluriennali in cui maggioranza e opposizioni
si mettono d'accordo". E
Mussi: "Non ho alcun problema ad avere un
dialogo aperto e amichevole con
Confindustria".
Certamente il Ministro
conosce bene le posizioni di Confindustria
sull'Università. In ogni
caso le ricordiamo.
Nel "Documento comune sull'università",
sottoscritto PRIMA delle elezioni
da 18 Associazioni imprenditoriali rappresentanti
l'industria, i servizi,
le banche e assicurazioni, i trasporti e le 'coop',
è chiarito che esso
"nasce anche dalla collaborazione tra le associazioni
imprenditoriali
firmatarie e gli atenei, in particolare i politecnici e le
facoltà
economico-scientifiche, e tiene conto anche dei contributi delle
componenti
della comunità scientifica maggiormente impegnate nella collaborazione
con
il sistema imprenditoriale."
Nel documento ci si esprime per la
"determinazione (da parte dei singoli
Atenei, ndr) delle tasse di iscrizione,
del numero di iscritti e dei
requisiti di entrata", con la possibilità
per gli Atenei "di trasformare la
propria forma giuridica ad esempio in
associazioni private o fondazioni".
Inoltre si propone l'abolizione del
valore legale dei titoli di studio.
Da parte sua il Presidente della Confindustria
ha dichiarato: "Bisogna
lavorare a un sistema forte e liberalizzato per
completare la positiva
riforma Moratti."
Secondo gli imprenditori,
nel nostro Paese almeno quindici atenei hanno le
potenzialità per scalare
rapidamente le classifiche. Gianfelice Rocca,
vicepresidente della Confindustria,
ha spiegato che "il Politecnico di
Milano deve essere messo in condizione
di competere con i migliori atenei
europei. Non ha molto senso che segua le
stesse regole di un ateneo che non
può competere a livello internazionale".
Più
recentemente, lo stesso Rocca ha dichiarato che le Università "devono
diventare
intraprese culturali, rette da un consiglio di amministrazione. I
rettori devono
diventare figure professionali sofisticatissime capaci di
guidarle nella competizione"
(v. l'intervista "Rocca: pochi fondi
all'Università, non si tocchi
il Mit italiano" sul Corriere della Sera del
24 settembre 2006).
Sempre
Rocca, riferendosi all'IIT di Genova ("il Mit italiano"), di cui è
consigliere,
afferma: "ci siamo dati una governance di tipo anglosassone e
stiamo già
ottenendo i primi risultati". E avverte che se venisse meno la
continuità
dell'attività dell'IIT "sarebbe la chiusura definitiva della
possibilità
di portare eccellenze in Italia, un crollo di credibilità della
classe
dirigente di fronte a tutta la comunità internazionale. Sarebbe un
delitto."
Insomma, secondo Rocca, chiudere l'IIT, lo "scatolone vuoto"
voluto
dall'ex-ministro Tremonti e al quale sono stati destinati fondi pari
a quanto
riceve TUTTA l'Università, equivarrebbe ad una catastrofe per
l'Italia
intera! Comunque Mussi ha più volte assicurato di non volere
chiudere
il "giocattolo di Tremonti".
Ma
in qualche modo Mussi ha aggiunto qualcosa di suo al programma della
lobby
accademica trasversale.
1. Mussi ha dichiarato su Repubblica: "Non è
detto che il corpo docente
debba mantenere il livello numerico di oggi che
è di quasi 60 mila unità."
L'attuale Ministro sembra non
sapere che in realtà ad essere troppi non
sono i circa 60 mila docenti
di ruolo, ma i 'circa' 50-90 mila docenti
precari. E tutti questi docenti svolgono
un'attività didattica
indispensabile, enormemente accresciuta a causa
di una riforma (il "3 + 2")
che è stata imposta senza che
fosse preceduta dalla riforma della docenza,
né da altri provvedimenti
altrettanto necessari. Se si volesse eliminare
realmente il precariato, senza
ridurre le attività didattiche e di ricerca,
occorrerebbe AUMENTARE
il numero dei docenti in ruolo.
2. Mussi in varie occasioni ha ipotizzato il
finanziamento di un piano
straordinario di assunzione di giovani ricercatori
con i soldi recuperati
con il congelamento per tre anni degli scatti biennali
dei docenti in
ruolo, che sono tra i meno pagati d'Europa.
25
settembre 2006
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dall'UNITA'
del 20 settembre 2006:
Mussi: "L'università?
È un bordello"
Attacco del ministro alle baronie: "C'è
un sistema di governo degli atenei
che va cambiato: serve una rivoluzione che
metta mano al vertice, faremo
tutto in un anno
Dal
palco di Confindustria attacco del ministro alle baronie: "C'è un
sistema
di governo degli atenei
che va cambiato: serve una rivoluzione che metta mano
al vertice, faremo
tutto in un anno"
di Massimo Franchi/ Roma
SCEGLIE
UN CONVEGNO di Confindustria il ministro Mussi. Lì, di fronte agli
industriali
che lo chiamano a parlare di ricerca, risponde in modo franco.
"Entrando
nell'Università italiana ho trovato solo un discreto bordello".
Da
toscano qual è, Mussi non
va per il sottile, senza sconti per nessuno.
E per rendere meglio l'idea va
precisato che l'aggettivo ("discreto")
in "slang" piombinese (terra di
origine del ministro) significa "tanto".
"C'è un sistema di governo degli
atenei e dell'insieme del mondo
universitario che va cambiato". Il ministro
dell'Università e della
Ricerca chiama tutti "ad una vera e propria
rivoluzione che rimetta mano
alla governance, al vertice del sistema
universitario italiano", fatta
però "ricercando il confronto e il consenso
più ampio".
Si dà "un anno" per farlo e nel frattempo promette di "dare
il
via all'agenzia della valutazione per i docenti e alla riforma del
reclutamento".
Altra novità di portata capitale nel mondo dei "baroni" è
la
proposta "di contrattualizzazione del rapporto di lavoro dei docenti
universitari",
visto che ora in cattedra si sta in gran parte a vita. Altro
capitolo, quello
dei ricercatori, dei cervelli in fuga, dei giovani
ricercatori italiani da
meno di mille euro al mese: "Bisogna pagarli di
più", afferma
Mussi. Quanto al discusso spoil-system nella ricerca "è un
delitto
e dunque non ci sarà; per le prossime nomine importanti - ha
annunciato
Mussi - intendo perciò seguire il metodo dei comitati di ricerca
che
presentano al ministro una terna di nomi entro cui scegliere".
Quelle
di Mussi non sono sparate, non sono piaggerie nei confronti della
Confindustria
che lo ospitava. Agli industriali che lo ascoltano
interessati Mussi ricorda
"che le imprese italiane sono le ultime in Europa
per investimenti in
ricerca e questo non dipende solo dal ritardo
dell'Università".
In più Mussi spiega che su questa sfida è intenzionato a
giocarsi
tutto, e lo dice chiaramente: "Resterò al mio posto solo se non ci
si
discosta dal programma dell'Unione e ci saranno le condizioni per
cambiare
i numeri della ricerca e della formazione".
La sintonia con la Confindustria
è comunque palpabile e parte dall'impegno
sulla finanziaria, la cui
entità (1,5 miliardi) è stato confermato in
serata anche dal
ministro Bersani. "Un miliardo e mezzo che saranno
investiti su tre capitoli:
Università, ricerca e incentivi alle imprese".
Quest'ultimo naturalmente
è il capitolo che più interessa agli industriali.
"Si tratta
- ha commentato il vice presidente di Confindustria Pistorio -
di poco più
dello 0,1 per cento del pil, ma secondo le nostre stime, se
queste proposte
fossero interamente attuate, la ricerca industriale
potrebbe raggiungere l'attuale
media Ue dell'1,9% del pil nell'arco della
legislatura".