Troppi docenti. Oggi i docenti sono circa 60 mila di ruolo e 'circa'
50-90
mila precari. Tutti questi docenti svolgono un'attività didattica
indispensabile,
enormemente accresciuta a causa di una riforma (il "3 + 2") che è
stata imposta senza che fosse preceduta dalla riforma della docenza, né
da altri provvedimenti altrettanto necessari.
E' vero invece che ad essere
troppi sono i docenti precari e perciò è
indispensabile eliminare
l'attuale giungla di figure precarie e sostituirle
con una sola figura di pre-ruolo
della durata massima di tre anni,
adeguatamente retribuita, con tutte le garanzie
sindacali e con un numero di posti rapportato allo sbocco in ruolo. Per dare risposta
al problema del precariato e per 'anticipare' il pensionamento nei prossimi anni
di circa metà degli attuali docenti di ruolo, le Organizzazioni unitarie
della docenza chiedono, ormai da anni, il bando di almeno 20.000 posti di ricercatore
di ruolo, con finanziamento
specifico e AGGIUNTIVO.
=
Rendere precario il 'ruolo' dei docenti è uno degli obiettivi principali
della
lobby accademica trasversale. La possibilità di espellere i docenti
di
'ruolo' dall'Università è prevista dal comma 4 dell'art. 14 del
DDL dei
DS, presentato nel febbraio scorso, riguardante l'istituzione
dell'"Autorità
per la valutazione" (per il testo del DDL, v. nota 1).
Questo DDL è
già stato analizzato e criticato dall'ANDU (per il documento
"DDL
dei DS: esternalizzazione dell'autonomia universitaria,
precarizzazione permanente
della docenza", v. nota 2). Le conseguenze di
una simile norma sarebbero
devastanti perché con essa si accrescerebbe a
dismisura il controllo
anche umano dei docenti da parte dei 'maestri' che
oggi già decidono
chi, come e quando reclutare, e chi, come e quando
promuovere. Con la possibilità
di espulsione dall'Università dei docenti di
'ruolo' si produrrebbe,
tra l'altro, una maggiore gerarchizzazione della
docenza, con un'ulteriore
riduzione dell'autonomia didattica e di ricerca
dei docenti 'subalterni' e
il conseguente abbassamento della qualità di
tali attività.
=
Mussi sostiene che i concorsi "in Italia hanno funzionato poco e male.
Quelli
locali, quelli nazionali, è sempre stata una sorta di Torre di
Babele,
dove hanno avuto vita facile l´arbitrio, le parentele, le
conoscenze
accademiche e politiche."
La verità è invece che i concorsi
per il reclutamento in ruolo dei docenti
universitari, cioè sostanzialmente
i concorsi a ricercatore, non sono stati
MAI nazionali. Anche Mussi, parlando
di concorsi, sembra riferirsi a quelli
ad ordinario e ad associato, che quasi
sempre servono 'solo' a promuovere
chi è già in ruolo e non al
reclutamento di nuovi docenti.
Per il reclutamento, quello vero cioè
di chi non è già in ruolo, occorre
urgentemente (e comunque non
dopo il bando straordinario di almeno 20.000
posti di ricercatore) prevedere
una commissione nazionale di soli
professori ordinari tutti sorteggiati. Solo
così si può finalmente farla
finita con la cooptazione personale
(e gli annessi arbitrii) i cui danni si
'prolungano' con la gestione dei posti
per l'avanzamento di carriera,
strumento di controllo permanente dei docenti.
Per
impedire questo controllo è anche indispensabile che i passaggi da una
fascia
all'altra della docenza avvengano per idoneità individuali (a numero
aperto)
attraverso commissioni nazionali di soli ordinari tutti
sorteggiati. Al giudizio
positivo deve seguire l'immediato e pieno
riconoscimento del passaggio di fascia,
senza l'ulteriore 'chiamata' della
Facoltà dove il docente sta già
lavorando. Per coprire gli incrementi
stipendiali derivanti dalle promozioni
è indispensabile stanziare uno
specifico fondo nazionale.
=
Mussi non vuole abrogare la riforma Moratti. Eppure, almeno alla fine
dell'iter
legislativo, tutta l'allora Opposizione ha sostenuto, come faceva
da mesi il
movimento di protesta, che il DDL Moratti era disastroso per
l'Università.
Ora Mussi non vuole rischiare di 'impantanarsi' su questa
questione "per
i prossimi cinque anni", mentre egli sembra tranquillo
sull'approvazione
delle leggi ritenute prioritarie dalla lobby accademica
trasversale.
=
"La riforma del tre più due funziona" sostiene Mussi, mentre
la
stragrande maggioranza dei docenti e gli studenti sostengono e 'vivono'
esattamente
il contrario.
= Secondo Mussi per il
2007 non sarà possibile "incrementare i fondi per
università
e ricerca", ma nello stesso tempo egli non vuole chiudere lo
'scatolone'
dell'IIT di Genova, nonostante, prima delle elezioni, la stessa
attuale Maggioranza
denunciasse la sua inutilità e il suo altissimo costo
(pari a quanto
ricevono tutti gli Atenei, è stato detto). Recuperando
questi soldi
si potrebbe da subito "incrementare i fondi per università e
ricerca".
=
Avevamo auspicato che il nuovo Ministro non fosse un accademico ed eccoci
serviti.
Evidentemente è molto difficile per chiunque non lasciarsi
'influenzare'
da quei poteri forti accademici che hanno deciso di finire in
questa legislatura
il lavoro di demolizione dell'Università statale, di
massa e di qualità,
iniziato da oltre un decennio.
= Contro
questo progetto occorre far ripartire al più presto il movimento
unitario
di protesta che si è espresso contro il DDL Moratti e a favore di
un'Università
al servizio degli studenti e del Paese e non degli interessi
'privatistici'
di una ristretta oligarchia accademica trasversale.
Un movimento che è
stato coordinato da quelle Organizzazioni della docenza
che Mussi continua
a non incontrare.
- Nota 1. Per il testo
del disegno di legge dei DS "Istituzione
dell'Autorità per la valutazione
del sistema delle università e della
ricerca":
http://cnu.cineca.it/nazionale06/modica_24_01.doc
-
Nota 2. Per il documento dell'ANDU "DDL dei DS: esternalizzazione
dell'autonomia
universitaria, precarizzazione permanente della docenza":
http://www.bur.it/sezioni/sez_andu.php
03 febbraio 2006
======
da
REPUBBLICA del 17 luglio 2006:
Parla
il titolare del dicastero dell´Università. "Docenze negli atenei,
avviare
un progetto d´ingresso massiccio per i giovani"
Ricerca
al collasso, subito interventi
Il ministro
Mussi: un piano per la riorganizzazione di Cnr ed Enea
"I due enti sono
al di sotto del 50 percento dei prodotti di alto livello"
I DOCENTI Non
è detto che i docenti debbano essere così numerosi. Possono
uscire
e lavorare nell´industria e nella pubblica amministrazione
GLI STUDENTI
Prevediamo l´incremento di borse di studio per i meritevoli,
prestiti
d´onore, creazione di campus e aumento di residenze per i fuorisede
di
MARIO REGGIO
---------------------------------------------
ROMA
- "La prima urgenza è il riordino degli Enti pubblici di ricerca:
il
Cnr e l´Enea sono ormai al collasso. Secondo punto: incentivare gli
investimenti
dei privati nella ricerca. Sto studiando, assieme ai colleghi
Bersani e Nicolais,
le strategie opportune come, ad esempio, investimenti
nei fondi chiusi delle
capital-venture. Per l´università occorre avviare un
piano d´ingresso
massiccio di giovani ricercatori. La riforma del tre più
due funziona,
ma vanno rivisti alcuni punti come la proliferazione dei
corsi di laurea e
la frammentazione dei crediti. Per il 2007 la situazione
finanziaria non ci
permetterà di incrementare i fondi per università e
ricerca,
ma dal 2008 la musica dovrebbe cambiare".
Fabio Mussi è da due
mesi alla guida del ministero dell´Università e
Ricerca Scientifica
e sembra avere le idee ben chiare.
È preoccupato dallo stato di salute
della ricerca?
"Gli investimenti arrivano solo all´1.1% del Pil,
e quelli privati sono
solo lo 0.4. Questo deriva dalla struttura industriale
del Paese, fatta da
una miriade di piccole e medie aziende che non sono il
grado di puntare
sulla ricerca come nel resto della Ue, gli Usa o i paesi asiatici.
Quindi
il pubblico deve supplire. Ma il nostro obiettivo è raggiungere
il 3 per
cento del Pil. Con il precedente governo l´Italia ha rinunciato
ai fondi
europei per la ricerca di base, un capitolo che va riaperto. E secondo
l´ultima
relazione del Comitato d´indirizzo per la valutazione della
Ricerca,
il Cnr e l´Enea sono ben al di sotto del 50 per cento dei prodotti
di
alto livello. È ora di rimboccarsi le maniche e risalire la china".
Parliamo
di università. La classe docente è un bel po´ su con l´età.
"Nei
prossimi dieci-dodici anni quasi la metà dei docenti andrà in
pensione.
È il momento di organizzare un piano pluriennale d´ingresso dei
giovani
ricercatori, che a migliaia oggi tirano a campare da precari con
mille euro
al mese. Ma niente ope legis. La selezione dovrà essere seria e
rigorosa.
E non è detto che il corpo docente debba mantenere il livello
numerico
di oggi che è di quasi 60 mila unità. Poi bisogna sfatare uno
storico
tabù dell´università italiana: chi entra e non fa carriera
si sente
un fallito. Negli altri Paesi non è così. Docenti dei
vari livelli escono
dagli atenei e arricchiscono con la loro conoscenza la
pubblica
amministrazione e le industrie. È necessario prevedere uscite
multiple
dalla docenza. Tra l´altro c´è una legge del ´98
per la quale mancano solo
i decreti attuativi. Basta scriverli e io lo farò".
Parliamo
di concorsi.
"In Italia hanno funzionato poco e male. Quelli locali, quelli
nazionali, è
sempre stata una sorta di Torre di Babele, dove hanno avuto
vita facile
l´arbitrio, le parentele, le conoscenze accademiche e politiche.
Per
risolvere questo annoso problema stiamo pensando ad un sistema moderno
di
selezione che riduca al minimo gli effetti collaterali. Ho chiesto l´aiuto
della
Conferenza dei Rettori, dell´Accademia dei Lincei e del Consiglio
nazionale
universitario".
Passiamo alle risorse.
"La scarsità provoca
spesso la lotta per la sopravvivenza. Per il 2007
prevedo il mantenimento degli
attuali livelli di finanziamento del Fondo
ordinario per le università.
Dall´anno successivo, di pari passo con il
risanamento economico e la
crescita del Pil le risorse potranno aumentare.
E verranno assegnate anche
tenendo conto della valutazione degli atenei
effettuata da un´agenzia
indipendente sia dal governo che dal ministero
dell'università. Ricordo
che dal ´96 al 2001 il Fondo di finanziamento
ordinario è cresciuto
del 54 per cento. Durante i cinque anni di governo
del centrodestra è
sceso del 10.5 per cento. Oggi solo lo 0.50 per cento
del finanziamento è
assegnato in base ai criteri di valutazione, noi lo
incrementeremo e non di
poco".
E gli studenti?
"L´università esiste perché
ci sono loro. Tra le priorità vedo l´incremento
delle borse di
studio per i meritevoli, i prestiti d´onore, la creazione di
campus e
l´aumento consistente delle residenze per i fuori sede. Oggi solo
il
71 per cento di quelli che ne hanno diritto prende la borsa di studio e
se
magari venisse data prima dell´iscrizione si aiuterebbe la mobilità
degli
studenti che non sarebbero costretti ad iscriversi all´ateneo della
propria
città. Ma la mobilità vuol dire anche strutture: oggi le case dello
studente
ospitano appena il 2 per cento degli studenti, contro una media
europea del
10 per cento".
E lo stato giuridico firmato dalla Moratti?
"Riaprire
la questione significherebbe impantanarci in una discussione
senza fine che
ci terrebbe occupati per i prossimi cinque anni. Le nostre
priorità
sono tre provvedimenti urgenti: la legge sulla governance
universitaria, il
piano d´ingresso dei giovani ricercatori e la creazione
dell'Agenzia
di valutazione indipendente".