La
stampa ha dato ampio spazio alle dichiarazioni del Ministro, dando anche parziale
notizia di alcuni commenti al provvedimento.
Tra questi commenti anche quello
di Luciano Modica, senatore DS ed ex
Presidente della CRUI (nota 2).
Nel
suo comunicato Modica ha, tra l'altro, scritto: "Per quanto riguarda il
reclutamento
il decreto torna al vecchio sistema più burocratico e per
nulla meritocratico.
In sostanza ci attendiamo il blocco delle assunzioni,
perché sarà
complicatissimo assumere."
Il sen. Modica si sbaglia: non è vero
che la legge Moratti blocca le
"assunzioni" e non è vero che
"torna al vecchio sistema" dei concorsi
nazionali.
LE
VERE ASSUNZIONI
La Legge Moratti non blocca (e non riforma) i concorsi a ricercatore
(che
si potranno continuare a bandire almeno fino al 2013). Ed è noto
che le
"assunzioni", cioè l'ingresso per la prima volta nei
ruoli della docenza
universitaria, avvengono quasi sempre proprio nel ruolo
di ricercatore. La
Legge Moratti riforma, invece, le prove a ordinario e ad
associato, prove
che quasi sempre servono 'solo' per la promozione di chi è
già in ruolo.
È grave che troppo spesso si confonda l'assunzione
dei docenti con
l'avanzamento nella carriera, ma ancora più grave è
che l'accademia che
conta abbia sempre impedito che si affrontasse alla radice
il vero problema
dell'Università italiana che è proprio quello
del reclutamento, cioè, nella
sostanza, dei concorsi a ricercatore,
primo gradino della docenza. Ed è
altrettanto grave che nessun Partito
abbia posto con forza, dentro e fuori
il Parlamento, tale questione.
Discutere
sul vero reclutamento alla docenza significherebbe mettere in
discussione che
a decidere chi e quando debba cominciare la carriera
universitaria in ruolo
continui ad essere, di fatto, il singolo barone che
sceglie il suo 'allievo'
già al momento della tesi, poi gli fa avere il
dottorato di ricerca,
l'assegno di ricerca e/o qualche borsa e/o qualche
contratto e quindi il posto
di ricercatore attraverso un finto concorso
della cui commissione è
membro interno. Questo modo 'personalizzato' di
reclutare non può non
ritrovarsi nel proseguimento della carriera, cioè,
oggi, nella gestione
dei 'concorsi' ad associato e a ordinario.
Insomma, senza la riforma dei concorsi
a ricercatore si manterrà il sistema
della cooptazione personale, con
il controllo anche umano di chi
intraprende e percorre la carriera universitaria.
Un sistema di potere
imperniato sul carattere 'localissimo' dei finti concorsi
a ricercatore che
sono serviti e serviranno a 'ratificare' l'ingresso in ruolo
di chi è stato
pre-scelto dal proprio 'maestro'. E non è quindi
un caso che le procedure
iper-localistiche dei concorsi a ricercatore previste
dal DPR 382 del 1980
non siano state cambiate, nella sostanza, dalla Legge
Berlinguer e siano
state confermate dalla Legge Moratti.
LA
LEGGE MORATTI MANTIENE IL SISTEMA LOCALISTICO
Il sen. Modica continua a sostenere
che la Legge Moratti "torna al vecchio
sistema" concorsuale. In realtà,
con la Legge Moratti (Legge 4 novembre
2005, n. 230) non si ritorna affatto
ai vecchi concorsi nazionali, ma si
introduce una "idoneità scientifica
nazionale" a numero chiuso (comma 5),
prerequisito per la partecipazione
alle "procedure disciplinate (dalle
Università, ndr) con propri
regolamenti che assicurino la valutazione
comparativa dei candidati" (comma
8).
In altri termini, la legge approvata AGGIUNGE alla prova comparativa locale
un'altra
prova comparativa nazionale che, a differenza dei concorsi
nazionali per ordinario
e per associato precedenti alla riforma Berlinguer,
non serve a decidere chi
prenderà servizio nei posti banditi. Nella Legge
Berlinguer e nella
Legge Moratti a decidere se e chi occuperà il posto
bandito è
la Sede e, di fatto, chi ha voluto (ed è riuscito a farsi
bandire) il
posto per il suo prescelto (localismo e nepotismo). La
differenza tra l'"idoneità
scientifica nazionale" e i vecchi concorsi
nazionali è quindi IMMENSA.
È evidente che qualunque forma di selezione,
nazionale o locale, che
sia seguita dalla scelta finale da parte della Sede
che decide se e chi deve
alla fine occupare il posto bandito, non potrà non
essere condizionata
dal fatto che quel posto è stato pre-destinato.
LE FALSE IDONEITÀ
Il
giudizio di idoneità è tale solo se è a numero aperto, cioè
se esso è
individuale e non comparativo, come ha sostenuto anche Dario
Antiseri sul
Sole 24-ore (nota 3). E la Legge Moratti non va criticata per
avere
previsto la possibilità di qualche idoneità in più
rispetto al numero dei
posti banditi, ma, al contrario, per non avere previsto
la lista aperta
degli idonei, unico modo per superare - o almeno attenuare
significativamente
- il 'mercato delle idoneità', strumento principe del
potere di controllo
accademico e umano su chi percorre la carriera docente.
Ma per scardinare del
tutto tale sistema di potere è INDISPENSABILE che,
nel caso in cui il
giudizio di idoneità riguardi un docente già in ruolo
(cioè,
nel caso di passaggio da una fascia all'altra), al riconoscimento
della idoneità
alla fascia superiore segua il pieno e immediato
riconoscimento della nuova
qualifica, senza la necessità, quindi, della
'chiamata' da parte della
Facoltà in cui il docente lavora e continuerà
comunque a lavorare
(per i connessi aumenti retributivi è necessario
prevedere uno specifico
budget nazionale). Infatti, è privo di qualsiasi
senso logico da un
lato riconoscere che la qualità dell'attività
scientifica e didattica
che sta svolgendo un associato è equivalente a
quella di un ordinario
(o che l'attività di un ricercatore sia equivalente
a quella di un associato
o di un ordinario), e poi rifiutare il
riconoscimento anche 'operativo' della
qualità superiore di un'attività
che il docente continua a svolgere.
VERSO
LA CANCELLAZIONE DELL'UNIVERSITÀ STATALE
La vera grossa novità
della legge Moratti è che le procedure delle prove
comparative locali
non sono più uguali in tutti gli Atenei, così come
voluto anche
da Confindustria, Magna Carta e DS. Questa novità è
l'anticamera
dell'abolizione dello stato giuridico nazionale dei docenti e
con esso del
valore legale dei titoli di studio, cioè la fine del sistema
nazionale
e statale delle Università.
In questo senso la legge Moratti è
un ulteriore passo (peraltro
pasticciato) verso la completa demolizione dell'Università
di qualità e di
massa. Una demolizione cominciata nelle precedenti legislature
(finta
autonomia finanziaria, finta autonomia statutaria, finti concorsi locali,
controriforma
del CUN, "3 + 2", crescita a dismisura del precariato) e che
la lobby
accademica trasversale vorrebbe fosse completata nella prossima
legislatura.
Per
ottenere questo risultato si sostiene che con l'autonomismo
aziendalistico
gli Atenei sarebbero costretti ad una virtuosa competizione,
mentre è
evidente che così si renderebbero ancora più forti e più
liberi i
potentati accademici, che usano Ministero e Parlamento per ottenere
in
maniera completa la gestione privatistica delle risorse pubbliche.
La
natura e gli interessi delle oligarchie accademiche e la loro capacità
di
condizionare il Ministero e il Parlamento sono sotto gli occhi di tutti.
Ci
riferiamo, in particolare, ai finanziamenti 'mirati' che si sono dati
agli
Istituti auto-proclamati eccellenti (IIT di Genova, ISU di Firenze e
IMT di
Lucca), ma anche a quello di 1,5 milioni di euro l'anno per
l'Istituto di studi
politici "San Pio V" di Roma, approvato definitivamente
dalla Camera
l'8 ottobre 2003 con 254 voti, 28 contrari e 136 astenuti,
cioè con
il 'non dissenso' trasversale di quasi tutti i Deputati.
SINTESI
DELLE PROPOSTE DELL'ANDU PER UNA VERA RIFORMA DELLA DOCENZA.
Stato giuridico
nazionale dei docenti collocati in un ruolo unico,
articolato in tre fasce
con uguali mansioni.
Ingresso nel ruolo docente per concorso nazionale (prevalentemente
nella
terza fascia) e passaggio di fascia per idoneità nazionale individuale
(a
numero aperto), con immediato e pieno riconoscimento della nuova qualifica,
senza
l'ulteriore chiamata della Facoltà dove il docente già lavora e
continuerà
a lavorare. Per il passaggio di fascia è indispensabile
prevedere uno
specifico budget nazionale per i connessi incrementi
stipendiali.
Le commissioni,
per i concorsi e per i passaggi, devono essere interamente sorteggiate e composte
di soli ordinari.
Distinzione tra tempo pieno e tempo definito con esclusione
per i docenti a tempo definito dalle cariche accademiche e dalle commissioni concorsuali.
Trasformazione del ruolo dei ricercatori in terza fascia di professore,
prevedendo
la partecipazione di tutti ai Consigli di Facoltà e l'accesso ai
fondi
per la ricerca anche per i professori di terza fascia non confermati.
Periodo
pre-ruolo massimo di 3 anni e bando nei prossimi anni, su nuovi
specifici e
aggiuntivi fondi statali, di almeno 20000 posti di terza
fascia, con cancellazione
dell'attuale giungla di figure precarie.
27
marzo 2006
Nota 1. V. il Comunicato del
MIUR del 23.3.2006:
(non si deve spezzare la stringa di caratteri, altrimenti
il collegamento
fallisce!)
http://www.istruzione.it/prehome/comunicati/2006/2303bis.shtml
Nota
2. V. il Comunicato del sen. Luciano Modica del 23.3.06:
http://www.orizzontescuola.it/article10093.html
Nota
3. V. l'intervento di Dario Antiseri "Le nuove vie alla cattedra, più
problemi
che soluzioni", sul Sole 24-ore del 12.11.05, pag. 1:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2005/11/38840603.pdf