Il provvedimento
nei confronti del prof. Piero Tosi, presidente della
CRUI,
cade oggettivamente nel momento in cui la CRUI si trova
impegnata in
un'opera di coinvolgimento degli Atenei (gli "Stati
generali") per
elaborare proposte di riforma dell'Università
da avanzare al nuovo Governo. Questa iniziativa, seguita
in prima persona da Tosi, era stata decisa dalla CRUI
quando essa si era schierata a fianco del grande movimento
di protesta che ha coinvolto tutte le componenti universitarie,
mobilitate contro il DDL Moratti, a difesa e per il
rilancio dell'Università statale. L'iniziativa
della CRUI è sostenuta dalle Organizzazioni unitarie
della docenza che stanno portando il contributo delle
posizioni elaborate
unitariamente e recentemente sintetizzate in un articolato
documento (nota 1). Per tutto questo il provvedimento
giudiziario nei confronti del Presidente della CRUI
rischia, di fatto, di indebolire il ruolo positivo svolto
da questo Organismo proprio in un momento estremamente
delicato per le sorti dell'Università italiana,
che da anni è sottoposta ad un'opera di
demolizione da parte di oligarchie accademiche trasversali
che 'dispongono' dell'informazione nazionale e condizionano
da sempre il Ministero e il Parlamento. Questi stessi
gruppi accademici si stanno 'organizzando' per ottenere,
nella prossima legislatura, il completo smantellamento
del Sistema nazionale delle Università statali,
consegnando totalmente e definitivamente ai poteri forti
la gestione delle risorse pubbliche per l'Università
e la Ricerca. Infatti, dopo avere imposto le disastrose
'riforme' che hanno messo in ginocchio l'Università
(autonomia finanziaria, statutaria, concorsuale e didattica,
svuotamento del CUN, moltiplicazione del precariato),
la lobby accademica trasversale vuole completare la
sua opera di devastazione con l'abolizione dello stato
giuridico nazionale dei docenti, la precarizzazione
dei docenti di 'ruolo', la deregulation dell'organizzazione
degli Atenei e l'aumento a dismisura dei poteri del
Rettore, il subappalto dell'autonomia universitaria
ad un'Autority con poteri praticamente illimitati. Una
parte di questa lobby, scimmiottando il modello americano,
vuole arrivare più rapidamente alla cancellazione
del Sistema nazionale delle Università con l'abolizione
immediata del valore legale del titolo di studio e la
trasformazione degli Atenei in Fondazioni.
In questo quadro, è
indispensabile e urgente che tutti i componenti del
mondo universitario partecipino con interesse e impegno
a questa fase
cruciale per l'esistenza stessa dell'Università
italiana, avendo chiaro che
senza la costituzione di un Organo nazionale elettivo,
non parcellizzato e
non corporativo, di rappresentanza del Sistema delle
Università non è
possibile difendere l'autonomia universitaria dai poteri
forti accademici
che la stanno distruggendo, così come previsto
già da dieci anni (nota 2).
Un Organo nazionale la cui funzione può essere
rafforzata dagli specifici
ruoli svolti dalle Conferenze nazionali dei Rettori,
dei Presidi e dei
Direttori di Dipartimento.
27 febbraio 2006
NOTA 1. Per il testo del
documento unitario:
http://cnu.cineca.it/docum06/docunitario-02-06.pdf
NOTA 2.
- Nel settembre 1996, qualche mese prima dell'approvazione
della legge che regolava il CUN, scrivevamo: "in
un sistema di forte autonomia degli
atenei, il cui finanziamento peraltro deriva prevalentemente
dallo Stato,
assegnando tutti i poteri al ministro ed escludendo,
di fatto, la
costituzione di un organo nazionale rappresentativo
delle università quale
interlocutore autonomo del governo e del Parlamento,
si spiana la strada a una gestione politico-accademica
che farà trionfare gli interessi
privatistici della ristretta lobby di potenti professori
universitari"
("Università Democratica", agosto-settembre
1996, pag. 1).
- Nel febbraio 1997 TUTTE le Organizzazioni della docenza
hanno denunciato "la tendenza negativa ad indebolire
l'autonomia del sistema universitario nazionale nel
suo complesso. In questa direzione, infatti, vengono
ridotti compiti e funzioni del CUN, anche rispetto alle
previsioni lungamente disattese della legge 341/90,
trasformandolo da organo rappresentativo di tutto il
sistema universitario e delle forze sociali in organismo
marginale con funzione di mera consulenza, con una presenza
dei docenti frastagliata in troppe e squilibrate aree
scientifico-disciplinari" ("Università
Democratica", gennaio-febbraio 1997, pag. 1).
- Nell'ottobre 1997, dopo l'approvazione della legge
sul CUN, abbiamo
scritto che "il nuovo CUN, voluto dal ristretto
gruppo accademico che si è
impossessato del Ministero e controlla il Parlamento
e l'informazione, non è strutturalmente recuperabile
ad un ruolo positivo di rappresentanza
dell'autonomia del sistema nazionale delle Università."
("Università
Democratica", luglio-settembre 1997, pag. 1). E
così è stato da allora ad
oggi.