Modica giustamente scrive che "il futuro
del Paese in una società della
conoscenza dipende fortemente dalla qualità
del suo sistema di formazione superiore e di ricerca e, a sua volta, questa dipende
fortemente dal buon funzionamento delle regole di selezione dei professori universitari
che sono insieme docenti e ricercatori."
Proprio per questo l'ANDU da
anni propone una vera riforma del reclutamento e dell'avanzamento della carriera
dei docenti universitari che superi il sistema della cooptazione personale che
ha sempre 'distinto' l'Università italiana da quelle degli altri Paesi.
Un sistema di potere baronale fondato sulla subordinazione professionale e umana
al 'maestro' di coloro che percorrono la carriera docente; sistema che impedisce
al
docente-ricercatore di esprimere al meglio le sue capacità fin da
quando è giovane, in piena autonomia e con responsabilità diretta
di adeguati fondi (v. nella nota 4 la sintesi della proposta dell'ANDU).
E
proprio per l'enorme importanza che hanno le "regole di selezione dei
professori
universitari" l'ANDU ha espresso la netta contrarietà alle
proposte
di Modica (nota 5), che egli sostanzialmente ribadisce nel suo
intervento su
Europa: "le selezioni, queste sì comparative, che i singoli
atenei
bandiranno per reclutare un nuovo professore, con regole di
selezione lasciate
alla loro autonomia"; "la scelta finale del vincitore
rimarrebbe
comunque nella responsabilità dell'università che recluta".
Modica, riferendosi alla legge Moratti,
recentemente approvata, scrive:
"Del resto la legge si limita semplicemente
a reintrodurre il sistema che
aveva funzionato identico dal 1980 al 1998 generando
anche allora feroci
critiche di localismo e di nepotismo, accademico e non."
In
realtà, con la legge Moratti (Legge 4 novembre 2005, n. 230) non si
ritorna
affatto ai vecchi concorsi nazionali, ma si introduce una "idoneità
scientifica
nazionale" a numero chiuso (comma 5), prerequisito per la
partecipazione
alle "procedure disciplinate (dalle Università, ndr) con
propri
regolamenti che assicurino la valutazione comparativa dei candidati" (comma
8).
In altri termini, la legge approvata AGGIUNGE alla prova comparativa locale
un'altra prova comparativa nazionale che, a differenza dei concorsi
nazionali
per ordinario e per associato precedenti alla riforma Berlinguer,
non serve
a decidere chi prenderà servizio nei posti banditi. Nella legge
Berlinguer
e nella legge Moratti a decidere se e chi occuperà il posto
bandito
è la Sede e, di fatto, chi ha voluto (ed è riuscito a farsi
bandire)
il posto per il suo prescelto (localismo e nepotismo). La
differenza tra l'"idoneità
scientifica nazionale" e i vecchi concorsi
nazionali è quindi IMMENSA.
E' evidente che qualunque forma di selezione, nazionale o locale, che sia seguita
dalla scelta finale da parte della Sede che decide se e chi deve alla fine occupare
il posto bandito, non potrà non essere condizionata dal fatto che quel
posto è stato pre-destinato. Che le conseguenze della riforma Berliguer
sarebbero state quelle che sono ora sotto gli occhi di tutti l'avevamo denunciato,
inascoltati, già nel dicembre 1998, quando, a proposito dei previsti concorsi
locali ad ordinario e ad associato, scrivevamo che "ora anche la carriera
deve essere decisa attraverso una cooptazione personale da parte di quelli che
una volta si chiamavano baroni ed è ad essi che bisognerà affidarsi,
con adeguati comportamenti anche umani, per vincere concorsi che sono considerati,
non a torto, una mera perdita di tempo, un fastidioso ritardo all'attuazione di
una scelta già operata." ("Università Democratica",
n.168-169, p. 7).
Ma quello che non si
dice è che quasi tutti i 'concorsi' a ordinario e ad
associato in realtà
non servono a reclutare chi non fa già parte del ruolo
docente, ma servono
'solo' alla promozione di chi è già in ruolo. Infatti i
concorsi
veri, cioè quelli che determinano l'entrata nel ruolo docente,
sono
stati e saranno (almeno fino al 2013) quasi esclusivamente quelli a
ricercatore,
primo gradino della docenza universitaria. E questi concorsi
sono 'localissimi',
cioè sono serviti e serviranno a 'ratificare'
l'ingresso in ruolo di
chi è stato pre-scelto dal proprio 'maestro'. E non
è quindi
un caso che le procedure iper-localistiche dei concorsi a
ricercatore previste
dal DPR 382 del 1980 non siano state cambiate, nella
sostanza, dalla legge
Berlinguer e ora sono confermate dalla legge Moratti.
Lo ripetiamo, il vero
problema dell'Università italiana è proprio quello
del reclutamento,
cioè, nella sostanza, dei concorsi a ricercatore. Ma
parlare del vero
reclutamento alla docenza è tabù per troppa parte
dell'accademia
italiana: non deve assolutamente essere messo in discussione che a decidere chi
e quando debba cominciare la carriera universitaria in ruolo deve continuare ad
essere, di fatto, il singolo barone che sceglie il suo 'allievo' già al
momento della tesi, poi gli fa avere il dottorato di ricerca, l'assegno di ricerca
e/o qualche borsa e/o qualche contratto e quindi il posto di ricercatore attraverso
un finto concorso della cui commissione è membro interno. Se questo è
il modo di reclutare perché scandalizzarsi poi tanto per il fatto che,
nel proseguimento della
carriera, indipendentemente dal meccanismo in vigore,
continuino a
manifestarsi tutti quei difetti che oggi si scoprono nei 'concorsi'
ad
associato e a ordinario?
La vera
grossa novità della legge Moratti è l'abolizione dell'UGUAGLIANZA
sul piano nazionale delle procedure delle prove comparative locali, abolizione
che è proposta anche da Modica. Questa è l'anticamera dell'abolizione
dello stato giuridico nazionale dei docenti e con esso del valore legale dei titoli
di studio, cioè la fine del sistema nazionale e statale delle Università.
In
questo senso la legge Moratti è 'solo' un passo (peraltro pasticciato)
verso
la demolizione completa dell'Università di qualità e di massa. Una
demolizione
cominciata nelle precedenti legislature (finta autonomia
finanziaria, finta
autonomia statutaria, finti concorsi locali, controriforma del CUN, "3 +
2") e che la lobby accademica trasversale vorrebbe fosse completata nella
prossima legislatura.
Per ottenere questo risultato si dice che con l'autonomismo
aziendalistico gli Atenei sarebbero costretti ad una virtuosa competizione, mentre
è evidente che così si renderebbero ancora più forti e più
liberi i potentati accademici, che usano Ministero e Parlamento per ottenere in
maniera completa la gestione privatistica delle risorse pubbliche.
La natura
e gli interessi delle oligarchie accademiche e la loro capacità
di condizionare
il Ministero e il Parlamento sono sotto gli occhi di tutti.
Ci riferiamo ai
finanziamenti 'particolari' che si stanno dando agli Istituti auto-eccellenti
(IIT di Genova, ISU di Firenze e IMT di Lucca), ma
anche a quello di 1,5 milioni
di euro l'anno per l'Istituto di studi politici "San Pio V" di Roma,
approvato definitivamente dalla Camera l'8 ottobre 2003 con 254 voti, 28 contrari
e 136 astenuti, cioè con il 'non dissenso' trasversale di quasi tutti i
Deputati.
23 novembre 2005
Nota
1. Per il testo dell'intervento di Luciano Modica "Professori
universitari,
carriere per merito", su Europa del 19.11.05, pag. 12:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2005/11/39083111.pdf
(non
si deve spezzare la stringa di caratteri, altrimenti il collegamento
fallisce!)
Nota
2. Per il testo dell'intervento di Dario Antiseri "Le nuove vie alla
cattedra,
più problemi che soluzioni", sul Sole 24-ore del 12.11.05:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2005/11/38840603.pdf
(non
si deve spezzare la stringa di caratteri, altrimenti il collegamento
fallisce!)
Nota
3. V. il documento dell'ANDU "Semplici verità 'rivoluzionarie'":
http://www.bur.it/sezioni/sez_andu.php
15 novembre 2005
Nota 4. Sintesi della
proposta dell'ANDU sulla docenza universitaria.
Stato giuridico nazionale dei
docenti collocati in un ruolo unico,
articolato in tre fasce con uguali mansioni.
Ingresso nel ruolo docente per
concorso nazionale (prevalentemente nella terza
fascia) e passaggio di
fascia per idoneità nazionale individuale (a
numero aperto), con immediato e pieno riconoscimento della nuova qualifica, senza
l'ulteriore chiamata della Facoltà dove il docente già lavora e
continuerà a lavorare. Per il passaggio di fascia è indispensabile
prevedere uno specifico budget
nazionale per i connessi incrementi stipendiali.
Le
commissioni, per i concorsi e per i passaggi, devono essere interamente sorteggiate
e composte di soli ordinari.
Periodo pre-ruolo massimo di 3 anni e bando nei
prossimi anni, su nuovi
specifici e aggiuntivi fondi statali, di almeno 20000
posti di terza
fascia, con cancellazione dell'attuale giungla di figure precarie.
Trasformazione
del ruolo dei ricercatori in terza fascia di professore,
prevedendo la partecipazione
di tutti ai Consigli di Facoltà e l'accesso ai
fondi anche per i professori
di terza fascia non confermati.
Distinzione tra tempo pieno e tempo definito
con esclusione per i docenti a tempo definito dalle cariche accademiche e dalle
commissioni concorsuali.
Nota 5. V. il
documento dell'ANDU "DS peggio di Moratti?":
http://www.bur.it/sezioni/sez_andu.php
07 novembre 2005