Né - in un contesto di tagli per tutta
l'Università - il finanziamento
'speciale' di tre cosiddetti "Centri
di eccellenza" può essere
semplicemente letto come il frutto del
mecenatismo (con i soldi dello
Stato) del ministro Tremonti (per l'Istituto
Italiano di Tecnologia di
Genova) o del diretto interessamento del presidente
del Senato Pera (per
l'Istituto di Alti Studi di Lucca) o, infine, come una
sorta di ricompensa
per la 'vicinanza' al ministro Moratti e al presidente
Pera (per l'Istituto
italiano di Scienze Umane di Firenze).
Peraltro il
direttore dell'Istituto di Firenze, Aldo Schiavone, ha già nel
marzo
2004 pubblicamente esposto, nella trasmissione di Giuliano Ferrara,
la sua
convinzione che si deve puntare alla costituzione dei 'Centri di
eccellenza'.
Schiavone ha testualmente dichiarato: "Noi stiamo cercando di
costruire
un ristretto gruppo di Scuole di alta formazione, dedicate al
dottorato e al
post-dottorato, cioè a formare l'élite del Paese, a formare
classe
dirigente in senso stretto. Per le Scienze umane questo lo stiamo
facendo creando
l'Istituto italiano di Scienze Umane ."
A quella trasmissione aveva partecipato
anche Andrea Ranieri, della
Segreteria nazionale dei DS, che aveva detto: "ci
inchiniamo tutti (tutti
chi?, ndr)" di fronte all'Istituto di Schiavone.
Lo stesso Ranieri ha
allora aveva anche espresso la 'bizzarra' idea che l'IIT
di Genova del
ministro Tremonti avrebbe potuto diventare la "grande agenzia
nazionale
della ricerca" (sic!) (v. nota 2).
Quanto
sta accadendo oggi con i fondi 'mirati' della Finanziaria è la
conseguenza
di una operazione, in corso da anni, volta a imporre
l'autonomismo aziendalistico
degli Atenei, con la 'scusa' di costringerli
così a una virtuosa competizione.
In realtà si tratta del progetto di
smantellamento dell'Università
statale e nazionale, insieme di massa e di
qualità, per ottenere la
gestione completa delle risorse pubbliche da parte
di potentati accademici,
che dispongono da sempre della 'grande' stampa e trasversalmente condizionano
pesantemente il Ministero e il Parlamento.
Questa operazione di disintegrazione
dell'Università statale a favore dei
cosiddetti "Centri di eccellenza"
è cominciata nelle precedenti legislature
con la finta autonomia finanziaria
degli Atenei, la finta autonomia
statutaria, i finti concorsi locali e la controriforma
del CUN. E nella
stessa direzione della demolizione dell'Università
statale vanno
l'espansione del precariato (oltre 50.000 precari), la dequalificazione
degli
studi (il '3 + 2') e la moltiplicazione dei Corsi di Studio e delle
Sedi.
Una
tappa recente di questa operazione è stato il DDL imposto dal ministro
Moratti: aumento del precariato, messa ad esaurimento dei ricercatori, cattedre
aziendali, ecc.
E c'è il rischio che questa stessa operazione possa
essere perfezionata e completata nella prossima legislatura se dovessero prevalere
nell'Unione le posizioni che ripropongono i contenuti di sempre della lobby accademica
trasversale: autonomismo aziendalistico degli Atenei, rettore-padrone, abolizione
dello stato giuridico nazionale, ulteriore gerarchizzazione della docenza (professori
eccellenti e netta separazione degli ordinari dagli altri docenti), reintroduzione
degli organici separati per fasce, messa in discussione del valore legale dei
titoli di studio, cancellazione di ogni Organo di rappresentanza del Sistema nazionale
direttamente eletto, ecc. Il grande e unitario movimento di docenti, precari e
studenti, che si è opposto al DDL Moratti con posizioni antitetiche a quelle
della lobby accademica trasversale, non consentirà la scomparsa dell'Università
statale, pilastro della democrazia nel nostro Paese.
18
novembre 2005
Nota 1. Per il testo dell'articolo
"Guerra dei baroni" sul Tirreno del
17.11.07 (non si deve spezzare
la stringa di caratteri, altrimenti il
collegamento fallisce!):
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2005/11/70099575.pdf
Nota
2. V. il documento dell'ANDU "Università in TV, professori ordinari
eccellenti
e di provincia": http://www.bur.it/sezioni/andu_archivio.php
29
marzo 2004