Un movimento che, per la prima volta, ha coinvolto
gli Organi locali (SA,
CdA, CdF, ecc.) e nazionali (CRUI, Conferenze dei Presidi),
e che sta
ricorrendo a forme di protesta anche 'eccezionali', come la sospensione
dell'attività
didattica decisa da tanti Organi accademici, l'occupazione di
Facoltà
e di Dipartimenti e ora anche le dimissioni dalle cariche accademiche.
Un movimento
partecipato e consapevole che ha come obiettivo immediato il blocco del provvedimento,
inaccettabile per i suoi contenuti e per i metodi usati per imporlo.
Precari
e studenti sono le categorie più danneggiate dal DDL e sono quelle che
stanno sempre più impegnandosi non solo contro di esso, ma anche per eliminare
i principali mali che già affliggono l'Università italiana: un precariato
dalle dimensioni e dalle condizioni inaccettabili sul piano
professionale e
umano, e una didattica dequalificata dopo l'imposizione del '3 + 2'.
E proprio
l'eliminazione definitiva del precario e la riqualificazione
della didattica
(alla quale sono interessati anche gli studenti medi)
devono diventare i principali
obiettivi di tutte le componenti
universitarie; obiettivi opposti a quelli
della lobby accademica
trasversale che da decenni sta smantellando l'Università
statale per
appropriarsi del tutto delle risorse pubbliche, dirottandole nei
'loro'
auto-proclamati "centri di eccellenza".
Se
il provvedimento dovesse essere comunque approvato anche dalla Camera, si dovrà
chiedere al Presidente della Repubblica di non promulgarlo per la sua evidente
incostituzionalità, evidenziata anche dalla Commissione Affari costituzionali.
E
se il provvedimento dovesse essere comunque promulgato, si dovrà chiedere
agli Atenei di non applicarlo e, in particolare, di non utilizzare la
'nuova'
figura di 'contrattista', prevista per aumentare mediamente di sei
anni l'attuale
intollerabile periodo di precariato, bandendo invece posti
di ruolo. Si dovrà
inoltre chiedere con forza a tutti i Partiti di prendere
il formale e chiaro
impegno di abrogare nella prossima legislatura la legge
e di 'costruire' una
riforma universitaria assieme al mondo universitario
(e non contro di esso),
per arrivare finalmente a norme condivise, a
differenza di quanto avvenuto
in questa e nelle precedenti legislature.
Una riforma che allarghi la partecipazione
democratica di tutte le
componenti nella gestione degli Atenei e nella rappresentanza
del Sistema nazionale delle Università, che preveda l'eliminazione definitiva
dell'attuale
precariato (contenendolo in un massimo di tre anni), che
introduca il reclutamento
nazionale alla docenza e il passaggio da una
fascia all'altra per idoneità
nazionale individuale.
Per ottenere tutto
ciò occorrerà 'costringere' i Partiti a non ubbidire più
agli
interessi e alle richieste della solita lobby accademica trasversale
che da
decenni governa e legifera sull'Università e che vuole continuare a
farlo.
24
ottobre 2005