Torna alla prima pagina




 

 

  Rubriche

Premi, Assegni di Ricerca e Borse di Studio

Annunci di collaborazioni varie rivolte alla comunità scientifica ed accademica italiana

Convegni e Congressi

Stai organizzando un convegno od un congresso? BUR.it è felice di mettere a tua disposizione uno spazio nel quale puoi fare l'annuncio.

Notizie dai Sindacati e dalle Associazioni di Categoria

  • ANDU
  • ANPRI
  • CIPUR
  • CISL
    Università
  • FCL Cgil
  • USI/RdB-
    Ricerca
  • USPUR

Notizie dalle Istituzioni

  • CUN
  • CRUI
  • MIUR
  • MPAI
 
   Servizi

Orientamento

Guide dei vari Atenei per l'orientamento alle immatricolazioni

Brains' Network

C'è chi ha dei problemi. C'è chi può risolverli. Come fanno ad incontrarsi?

Chi mi risponde?

"Chi mi risponde" assiste i lettori di BUR.it su problematiche inerenti corsi di perfezionamento, master, piani di studi, concorsi universitari, sbocchi professionali e, più in generale, tutto quanto attiene alla carriera universitaria.

Università in Italia

Elenco completo degli indirizzi WEB di tutti gli Atenei italiani

Contattateci

Per contattare la redazione di BUR.it


 

 

  A.N.D.U.


Purtroppo Panebianco si sbaglia: le posizioni attuali (e passate)
dell'Ulivo sull'Università non sono affatto la "fotocopia" delle richieste
delle Organizzazioni della docenza, ma sono e sono state sostanzialmente la
"fotocopia" delle rivendicazioni della lobby accademica trasversale.
Come il professor Panebianco non può non sapere, per l'Università a
decidere è, ed è sempre stata, una lobby accademica 'perfettamente'
trasversale, comprendente cioè professori politicamente schierati a destra
e a sinistra. D'altro canto lo stesso Panebianco fa parte di 'aggregazioni'
trasversali come la Fondazione TreeLLLe (nota 1) e la Fondazione Magna
Carta (nota 2) nelle quali ci sono 'eccellenti' esponenti accademici di
destra e di sinistra.
Nelle precedenti legislature è stata questa lobby accademica, che
condiziona pesantemente il Parlamento e controlla la 'grande' stampa, ad
avere prodotto "grossi danni" nel settore universitario. La lobby
trasversale, infatti, in poco più di un decennio, ha imposto:
- l'ingestibile riforma della didattica (il 3 + 2) che sta portando alla
dequalificazione della formazione universitaria;
- la costituzione di un precariato senza precedenti per quantità (oltre
50.000 precari) e per durata media (10-15 anni);
- l'introduzione dei finti concorsi locali, alimentando oltre ogni limite
il mercato dei concorsi e il controllo accademico e umano della carriera
dei docenti fin da dopo la laurea;
- la finta autonomia finanziaria per fare gestire agli Atenei la
progressiva riduzione dei fondi;
- la finta autonomia statutaria per mantenere immutato l'assetto degli
Atenei, lasciando che i TAR ripristinassero l'"ordine costituito" quando
richiesto dall'accademia che conta;
- la controriforma del CUN per impedire al mondo universitario di avere
una rappresentanza istituzionale nazionale non corporativa e non
frammentata, cioè un Organo di autogoverno del Sistema nazionale delle
Università capace di difenderne l'autonomia dai poteri accademici forti.

In questa legislatura l'attività accademico-parlamentare dell'Ulivo sulle
questioni universitarie è stata in buona parte in continuità con quella
precedente. Infatti:
1. la prima (letteralmente) preoccupazione dei professori-senatori
dell'Ulivo è stata quella di proporre, nell'agosto 2001, una legge per
ridurre a uno gli idonei nei finti concorsi locali (DdL n. 640, nota 3).
Questa riduzione è stata recentemente inserita in una "legge omnibus" con
un blitz accademico-parlamentare di Maggioranza e di Opposizione;
2. nel maggio 2002 i professori-senatori dell'Ulivo hanno presentato un
progetto di riforma della docenza (DdL n. 1416, nota 4) non dissimile da
quello governativo ora approvato al Senato, anzi in alcuni punti peggiore.
Infatti si voleva la modifica dei meccanismi concorsuali per aggiungere
all'attuale potere dei gruppi accademici locali quello dei gruppi forti
nazionali, prevedendo una lista nazionale a numero chiuso e a termine
(comma 5, art. 6). Lo stesso disegno di legge prevedeva una fase di
precariato più lunga di quella del DDL Moratti, con contratti di ricerca e
di insegnamento di durata di 4 + 4 anni (comma 2, art. 7). Era prevista
inoltre la possibilità di licenziamento dei docenti di ruolo (comma 6, art.
14). Infine, nello stesso DdL si prevedeva la 'scrematura' degli attuali
ricercatori che venivano "inquadrati nella terza fascia della docenza,
previo giudizio di idoneità formulato dai consigli di corso di laurea di
appartenenza" (comma 6, art. 15), salvaguardando così la composizione
'alta' di quei Consigli di Facoltà (soprattutto alcuni di Giurisprudenza)
dove non sarebbe 'sopportata' la partecipazione di tutti gli attuali
ricercatori;
3. l'Ulivo ha presentato alla Camera emendamenti 'contro' il DDL Moratti
con contenuti spesso non alternativi a quelli governativi ed elaborati da
chi ha governato sull'Università nella scorsa legislatura;
4. l'Ulivo non si sta opponendo (si è gia astenuto al Senato) alla
'traduzione' in legge dell'attuale composizione del CUN che era stata
decisa con decreto ministeriale nella precedente legislatura.

Più recentemente sono stati prodotti da professori dell'Ulivo documenti e
iniziative, che stanno destando estrema preoccupazione in coloro che si
oppongono allo smantellamento del Sistema nazionale e statale dell'Università.

Ci si riferisce, in particolare, a un documento dei DS della Toscana (nota
5) nel quale è previsto il reclutamento dei professori attraverso "una
idoneità scientifica nazionale" (libera docenza, ndr) e "un concorso
pubblico locale", attribuendo "la responsabilità FINALE dell'assunzione (.)
ai massimi organi di governo dell'ateneo." "Le regole che presiederanno
all'attività di valutazione della commissione saranno (.) affidate agli
statuti degli atenei". Insomma, per il reclutamento doppio concorso e
regole locali come nel DDL Moratti, con 'in più' l'ultima parola, di fatto,
al rettore. Tutto questo in linea con le logiche ultra-autonomistiche che
puntano allo smantellamento dello stato giuridico nazionale dei docenti
(reclutamento, mansioni, retribuzione) e all'accentramento in pochissime
mani di immensi poteri di gestione degli Atenei, compreso quello
fondamentale del reclutamento.
Nello stesso documento si prevedono "'profili organici complessivi' (cioè
la distribuzione dei posti nelle varie classi o gradi di carriera)" da
rispettare obbligatoriamente "nelle valutazioni didattico-scientifiche
intermedie" basate "su criteri stabiliti dagli statuti degli atenei".
Insomma, da un lato, si danno ulteriori ampi poteri (organici e criteri) ai
gruppi dominanti negli Atenei e si differenziano, a seconda delle sedi, i
meccanismi di avanzamento; dall'altro lato, prevedendo organici per classi
o gradi, si conferma di fatto il concorso come meccanismo di passaggio da
un livello all'altro della docenza.

Ci si riferisce anche alla iniziativa di un gruppo di professori
dell'Ulivo che ha recentemente promosso un confronto nazionale con altre
aggregazioni accademiche (compresa Magna Carta) (nota 6), escludendo le
Organizzazioni della docenza, che da anni hanno un progetto alternativo a
quello accademico-governativo.

Non sono queste le risposte che merita il grandissimo movimento di
protesta dell'Università che si sta ribellando all'imposizione della
controriforma sullo stato giuridico che, se approvata, metterebbe la parola
fine all'Università statale, uno dei pilastri della democrazia nel nostro
Paese.
Un movimento che vede l'unità di tutte le componenti (professori,
ricercatori, precari e studenti) e delle Organizzazioni della docenza, con
delibere da parte degli Organi locali (SA, CdA, CdF, ecc.) e nazionali
(CRUI, Conferenze dei Presidi), e che sta adottando forme di protesta anche
'eccezionali': sospensione dell'attività didattica decisa da tanti Organi
accademici, occupazioni di Facoltà e ora dimissioni dalle cariche
accademiche.
Una protesta che ha due prossime importanti scadenze nazionali: il 19
ottobre la contemporanea riunione degli Organi di Ateneo, promossa dalla
CRUI, e il 25 ottobre la manifestazione nazionale alla Camera, promossa
dalle Organizzazioni unitarie della docenza.

Questo movimento non può lasciare alcuno spazio alla strumentalizzazione da
parte di quell'accademia che vuole lo smantellamento dell'Università statale.
L'abbiamo più volte detto e lo ripetiamo ancora: se non si sconfigge in
tempo la lobby accademica trasversale che ha sempre dominato
sull'Università non si potrà arrestare l'opera di demolizione
dell'Università statale in corso da oltre un decennio.

17 ottobre 2005


= Nota 1. Per conoscere le posizioni e la composizione della Fondazione
TreeLLLe (Associazione che svolge attività di "lobby trasparente"):
http://www.associazionetreelle.it/. Per le posizioni sull'Università vedere
il "Quaderno 3".
= Nota 2. La Fondazione Magna Carta, che ha sostenuto il DDL approvato con
un golpe al Senato, ha come attivo Presidente d'Onore il prof. Marcello
Pera, Presidente del Senato della Repubblica:
http://www.magna-carta.it/fondazione/fmc.asp
= Nota 3. Per il testo del DdL n. 640 "Modifiche alla legge 3 luglio 1998,
n. 210, recante norme per il reclutamento dei ricercatori e dei professori
universitari di ruolo":
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc= Ddlpres&leg=14&id=8571
= Nota 4
. Per il testo del DdL n. 1416 "Norme sullo stato giuridico della
docenza universitaria":
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc= Ddlpres&leg=14&id=24
405 = Nota 5
. Per il testo del documento "Stato giuridico e reclutamento dei professori universitari" a cura dei Democratici di Sinistra della Toscana: http://cnu.cineca.it/notizie05/riforma-univ-ds.doc
= Nota 6. "Conferenza nazionale sull'Università", 7 ottobre 2005:
http://www.bur.it/2005/conferenza_07ott05.doc