| Nemo
Fase-1 rappresenta quindi un primo passo verso la realizzazione
del rivelatore di neutrini abissale e ha lo scopo di verificarne
le tecnologie d'avanguardia sviluppate dalla collaborazione Nemo.
Nemo Fase-1 è un apparato
collegato a un cavo elettro-ottico (già installato nel
test site), il quale consente di fornire alimentazione elettrica
alla strumentazione sottomarina e di trasmettere i dati su fibra
ottica alla stazione di terra che si trova nel porto di Catania.
Esso è costituito da una junction box, che è il
nodo che permette di distribuire la potenza e i canali per i dati
verso più utenze, e da una struttura a torre, sulla quale
sono montati i sensori ottici necessari a rivelare le tracce delle
particelle cosmiche; ma anche tutti i sensori per la caratterizzazione
completa dell'ambiente sottomarino in cui il rivelatore è
installato. Inoltre, un insieme di trasmettitori e ricevitori
acustici consente di conoscere istante per istante con una precisione
dell'ordine dei 10 cm la posizione di ogni elemento della torre.
Le operazioni di collocamento dell'apparecchiatura
sul fondo marino, eseguite grazie alla nave Teliri dai tecnici
specializzati dell'Elettra Tlc e dal personale dell'Infn, si sono
svolte con successo, installando e collegando dapprima la junction
box e poi la torre. Per le connessioni, è stato utilizzato
un robot sottomarino, pilotato dalla superficie, in grado di operare
alla profondità di 2000 m. L'operazione di installazione
si è conclusa innalzando la torre, di 250 metri di altezza,
fino al raggiungimento della sua posizione operativa. Il sistema
è stato quindi alimentato: esso ha cominciato subito a
trasmettere dati ai ricercatori a terra, confermando il buon risultato
dell'operazione che si è svolta così secondo le
più ottimistiche previsioni.
SCHEDA TECNICA
Perché rivelare i neutrini dal fondo del mare con un dispositivo
delle dimensioni di un chilometro cubo?
La peculiarità dei neutrini
sta nella probabilità estremamente bassa di interagire
con la materia: questa caratteristica consente loro di non essere
assorbiti dalla radiazione di fondo e di attraversare imperturbati
regioni che sono opache alla radiazione elettromagnetica, come
l'interno delle sorgenti astrofisiche. Inoltre, essendo particelle
neutre, non subiscono deflessioni causate dai campi magnetici
galattici e intergalattici che impedirebbero di risalire alla
direzione di provenienza.
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Il prezzo da pagare per osservare
queste particelle così sfuggenti è la necessità
di realizzare rivelatori di dimensioni enormi: le stime teoriche
indicano che un telescopio per neutrini di alta energia debba
avere un volume di almeno un chilometro cubo. Inoltre, per schermarsi
dalla pioggia di radiazione cosmica che bersaglia la Terra, questi
rivelatori devono essere installati in luoghi fortemente schermati.
È però evidente che dispositivi di queste dimensioni
non possono essere collocati in laboratori sotterranei. Una possibile
soluzione, allora, è quella di utilizzare grandi volumi
di un mezzo naturale, dotandolo di opportuni strumenti.
In un mezzo trasparente, come l'acqua
delle profondità marine o i ghiacci polari, è possibile
rivelare la radiazione luminosa prodotta per effetto Cherenkov
dalle particelle secondarie (muoni), che i neutrini generano interagendo
con la materia. Una griglia di alcune migliaia di sensori ottici
disposti in un volume di circa un chilometro cubo è in
grado di rivelare la debole luce prodotta permettendo di ricostruire
la traccia del muone. Poiché quest'ultimo ha una direzione
sostanzialmente uguale a quella del neutrino che l'ha prodotto,
la sua rivelazione permette di risalire anche alla direzione del
neutrino e di conseguenza all'osservazione della sua sorgente.
Inoltre, se poniamo il rivelatore nelle profondità marine
(o dei ghiacci polari), la materia sovrastante funge anche da
schermo contro il fondo di particelle cosmiche, che in superficie
"accecherebbe" il rivelatore. L'acqua (o il ghiaccio)
assolve, così, a un triplice compito: schermo protettivo
dai raggi cosmici, bersaglio per l'interazione di neutrini e mezzo
trasparente attraverso il quale si propaga la luce Cherenkov.
(Emilio Migneco)
BUR.IT 27.12.06
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