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Il rapporto Euro-dollaro
Negli ultimi due anni, l’euro ha cominciato ad apprezzarsi nei confronti del dollaro, fino a superare
la soglia psicologica di 1,2 $/€; la domanda che molti si pongono è quali siano le ragioni di tale apprezzamento.
Di questi temi parlerà oggi, martedì 2 dicembre, dott. Pompeo Della Posta (Università di Pisa), nel secondo seminario di approfondimento su tematiche legate alla politica economica europea organizzati dalla Cattedra di Politica Economica della Facoltà di Scienze Politiche e dal Dipartimento di Economia; l’incontro, “Variabili di fondo, aggiustamenti di portafoglio e aspettative: quali sono le determinanti dell’andamento del tasso di cambio dollaro/euro?”, si rivolge agli studenti e ai docenti, e si terrà nell’Aula 5 delle Facoltà di Economia e di Scienze Politiche, alle ore 14.15. |
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Per rispondere a questa domanda, il dott. Pompeo Della Posta considera quali fossero le aspettative che gli economisti avevano circa la forza dell’euro prima della sua nascita e quali siano state le spiegazioni della forza del dollaro, che caratterizzò all’incirca i primi tre anni di vita della moneta unica europea.
Da tale studio emerge che la maggior parte degli economisti si attendeva un euro forte già dagli inizi dell’Unione economica e monetaria europea, ritenendo che la nostra valuta avrebbe trovato immediata collocazione nei portafogli privati e pubblici del mondo intero, sostituendosi, almeno parzialmente, al dollaro.
Così non è stato: fattori di diffidenza e di inerzia hanno rallentato la diffusione dell’euro nei mercati internazionali. Si è spiegata la forza del dollaro, dunque, ricorrendo all’analisi dei valori di fondo dell’economia osservando come, per esempio, aspettative e tassi effettivi di crescita americani fossero superiori a quelli europei.
Ora che l’euro si apprezza nei confronti del dollaro, tuttavia, quella spiegazione risulta insoddisfacente, poiché il differenziale nei tassi di crescita fra USA e Europa permane.
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Ecco dunque giustificare l’apprezzamento dell’euro con il fatto che gli Stati Uniti hanno un forte deficit commerciale (che del resto hanno avuto per anni, senza che questo ne indebolisse la valuta), cui si associa un elevato deficit pubblico, causato dalle note vicende politiche internazionali, o con l’osservazione che i tassi di interesse europei sono più elevati di quelli americani.
Secondo l’autore, tuttavia, queste giustificazioni mancano di generalità e sono dunque troppo parziali per essere condivise. E’ sua opinione che da un lato i mercati valutari siano fortemente soggetti ad andamenti di tipo erratico e speculativo, non necessariamente legati allo stato dei “fondamentali” dell’economia, e dall’altro, che l’euro stia trovando la sua dimensione di moneta internazionale. Questa ipotesi sarebbe confermata, per esempio, dal fatto che la Cina ha recentemente aumentato la quota di riserve estere in euro, riducendo quella in dollari, e la Russia ha accettato che il petrolio venga quotato e pagato in euro, oltre che in dollari.
BUR.IT 02.12.03 |
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