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L'ateneo si rifà il look ai vitigni
autoctoni friulani
L'Ateneo di Udine rifà il look ai vitigni autoctoni friulani. Grazie ad una sperimentazione, che consentirà di dare nuovo "appeal" alle varietà tipiche meno conosciute, sinora trascurate dal mercato dei grandi numeri: vitigni dalla storia antica come il cjanorie, l'ucelut, il tazzelenghe, il pignolo e il piculit neri, che, oggi, in un momento di forte rivalutazione dell'identità territoriale, potrebbero costituire l'asso nella manica per la produzione vitivinicola friulana. Ne è convinto il professor Enrico Peterlunger, responsabile del corso di laurea in Viticoltura ed Enologia dell'Università di Udine a Gorizia. «Nel settore vitivinicolo la concorrenza sui mercati internazionali è sempre più agguerrita. |
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Per questo, per i territori di antica tradizione produttiva nasce la necessità di qualificare il proprio prodotto con elementi che non possano essere "copiati" dai produttori appena entrati sul mercato. Fra questi elementi un valore aggiunto molto forte lo riveste proprio l'identità territoriale. Nella nostra regione ci sono una cinquantina di vitigni autoctoni che non hanno riscontri in altre regioni. Alcuni, come il refosco dal peduncolo rosso, o il picolit, la ribolla gialla, lo schioppettino e il verduzzo, hanno già assunto una loro "personalità" sul mercato. Ma ce ne sono altri - fra cui si può citare il pignolo, il cjanorie, l'ucelut, il tazzelenghe, l'oselot e il piculit neri - che meriterebbero di essere rivalutati. Ma la strada non è facile: non basta dire "autoctono" per vedersi spalancare le porte del mercato».
In soccorso delle aziende produttrici arriva allora il progetto del corso di laurea in Viticoltura ed Enologia dell'Università di Udine. «Grazie anche al sostegno del Ducato dei vini, stiamo per avviare un'attività di sperimentazione che mira ad impiantare un nuovo campo di selezione di varietà di vitigni autoctoni friulani all'Azienda agraria sperimentale dell'Università a Sant'Osvaldo e anche in un'altra località friulana. In questo modo, confrontando i dati ottenuti, ripetuti in due località diverse, alla fine del monitoraggio vedremo, fra tutti i vitigni esaminati, quali meritano di essere riconsiderati e quali, invece, è giusto che siano lasciati in ombra, perché non hanno qualità sufficienti per reggere le richieste del mercato odierno». Qualità che riguardano in primis la resistenza alle malattie, ma che, nei rossi, per esempio, non possono prescindere dai profumi interessanti, dai tannini morbidi, dal colore abbastanza intenso e dalla tendenza all'invecchiamento, tutte caratteristiche di grande "presa" fra gli appassionati di Bacco.
Spetterà all'Ateneo, quindi, il ruolo di giudice imparziale, chiamato a dare i "voti" e a distillare le promozioni sul campo. «Metteremo a dimora le piante, le monitoreremo, ma faremo anche delle microvinificazioni e delle degustazioni con un metodo statisticamente adeguato per valutare la validità enologica dei vitigni autoctoni osservati. I dati serviranno anche alle aziende con cui lavoreremo a stretto contatto. L'obiettivo? Che, dopo la valutazione, i migliori vitigni ricevano visibilità e promozione adeguata, in collaborazione anche con l'Ersa e con la Regione». |
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E proprio questa "nicchia" preziosa del patrimonio enologico friulano sarà al centro della prolusione, tenuta dallo stesso professor Enrico Peterlunger e dedicata a "I vitigni autoctoni fra identità del territorio e nuovo valore produttivo", alla cerimonia di inaugurazione del nuovo anno accademico del Centro polifunzionale goriziano dell'Ateneo di Udine, che si terrà mercoledì 3 dicembre alle 11 all'Auditorium "L. Fogar" di Gorizia, aula magna del Liceo linguistico europeo "Paolino d'Aquileia" in via Seminario 7 (entrata da corso Verdi 4). Sotto la lente, una carrellata sulla storia delle varietà più antiche. Come il Pucinum, vitigno friulano già noto ai romani, o la ribolla, citata come "rabuele" o "ribuele", assieme al refosco negli annali trecenteschi della città di Udine, per arrivare al picolit, che, nella seconda metà del '700, fu oggetto della prima operazione di "marketing" nella produzione vitivinicola friulana, grazie all'ingegno del conte Fabio Asquini di Fagagna, che fece conoscere il suo vino, imbottigliato nel vetro di Murano con un'etichetta da griffe, nelle corti di tutta Europa.
La cerimonia di inaugurazione del nuovo anno accademico, che sarà preceduta dalla Santa Messa celebrata (alle 10.15 nella chiesa di San Carlo) da don Sinuhe Marotta, delegato alla Pastorale universitaria dell'arcivescovo di Gorizia, si aprirà come da tradizione con la relazione del rettore dell'Università di Udine, Furio Honsell. I musicologi del corso di laurea in Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo, dopo la prolusione, presenteranno alcuni frammenti audio, restaurati dal laboratorio Mirage della sede goriziana dell'Ateneo, tratti da "Ritratto di Erasmo" di Bruno Maderna, mentre il gran finale prima del "Gaudeamus" sarà affidato agli studenti del settore Cinema, che presenteranno un'antologia dei loro cortometraggi, realizzati all'interno del laboratorio Crea per la produzione di audiovisivi del Dams durante l'anno accademico 2002-03. E' previsto anche l'intervento del presidente del Consorzio per lo sviluppo del Polo universitario di Gorizia.BUR.IT
02.12.03 |
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