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  Universita' di Trento

Sintesi dei punti di forza e di debolezza dell’Università di Trento
L’analisi dell’attività svolta dall’Università di Trento nel corso del 2002 conferma i numerosi punti di forza dell’Ateneo e ne mette in luce alcune criticità. Di seguito se ne propone una sintesi, non esaustiva, iniziando dai punti di forza. L’Ateneo trentino continua a mostrare un buon grado di attrattività, esteso a quasi tutte le Facoltà e tendenzialmente crescente negli ultimi anni. Come dimostrano i confronti con gli altri Atenei, questa capacità di attrarre giovani interessati agli studi universitari trova spiegazione nella soddisfacente organizzazione degli studi, nel buon livello qualitativo della didattica, conseguenza di un corpo docente valutato positivamente sul piano professionale e, nel complesso, quantitativamente sufficiente a coprire l’offerta formativa proposta dalle facoltà e di una dotazione soddisfacente di servizi, sia sul piano quantitativo che qualitativo. 

A conferma della qualità della didattica e dell’organizzazione degli studi possono anche essere citati, oltre ai dati raccolti tra gli studenti (sia nel corso delle rilevazioni interne che dell’indagine di AlmaLaurea), la minor durata degli studi, la percentuale generalmente più elevata della media nazionale crescente di laureati in corso, un rapporto studenti-docenti inferiore alla media nazionale, cui si contrappone un rapporto laureati-docenti superiore. Anche la soddisfazione di chi ha terminato il percorso formativo risulta elevata, considerando che una percentuale consistente e crescente di laureati, superiore anche in questo caso alla media nazionale, dichiara che si riscriverebbe allo stesso percorso formativo.

Elevato si conferma, se paragonato con quello degli altri Atenei italiani, il grado di internazionalizzazione degli studi e in crescita continua risultano i docenti stranieri, di ruolo e non, che operano a Trento. Cresce anche la capacità attrattiva dell’Ateneo nei confronti di studenti stranieri, sia partecipanti a programmi di mobilità che iscritti ai normali corsi di studio.

Rilevante e crescente risulta l’impegno dell’Opera Universitaria e dell’Ateneo nelle politiche di diritto allo studio, con una aumento significativo dei finanziamenti e del numero di beneficiari. Anche nel 2002 tutti gli aventi diritto hanno potuto beneficiare degli interventi a garanzia del diritto allo studio e la percentuale di questi sul totale degli iscritti ha leggermente superato il valore obiettivo indicato nei documenti nazionali di programmazione.

Positivo si conferma anche l’inserimento dei laureati dell’Università di Trento nel mondo del lavoro: i tassi di occupazione ad un anno dalla laurea, benché in leggera flessone rispetto all’anno precedente, si mantengono elevati e superiori alla media nazionale, mentre i tassi di disoccupazione restano contenuti. Cresce la percentuale di laureati impegnati in ulteriori esperienze formative.
Si conferma la buona capacità di attrarre finanziamenti per la ricerca, benché essa non sia distribuita omogeneamente tra i diversi Dipartimenti. Si rileva inoltre un buon posizionamento dell’Ateneo nel contesto nazionale, e in alcuni casi anche internazionale, come emerge anche dalle valutazioni con tecniche di peer review. Va anche valutata positivamente la recente inversione delle politiche di reclutamento, almeno da parte di alcune aree, a favore di ricercatori giovani.

Nonostante la limitatissima crescita dei trasferimenti ministeriali, la situazione finanziaria dell’Ateneo risulta, nel breve termine, in equilibrio, con un residuo di bilancio di una certa consistenza. Ciò è frutto sia di una dimostrata capacità di differenziare le fonti di finanziamento, che di una maggior attenzione all’andamento dei costi, soprattutto per il personale tecnico-amministrativo.
È proseguito anche nel 2002 il potenziamento dei servizi, delle strutture tecnico-amministrative e dei sistemi informativi. Ne hanno tratto beneficio sia l’attività didattica e di ricerca sia la capacità dell’attuale sistema informativo di fornire dati utili, per l’analisi e per le decisioni, sensibilmente cresciuta rispetto al passato. È stato così possibile proporre nella Relazione un’accurata analisi dei costi della didattica e della ricerca impensabile anche solo lo scorso anno. Si tratta per altro di un modello che il Nucleo ha provato a sperimentare, ma che richiede affinamenti e perfezionamenti per un suo utilizzo gestionale.

Complessivamente si nota nella struttura amministrativa uno sforzo nell’accrescere la capacità di utilizzo dei nuovi strumenti e soprattutto nella capacità di condividere informazioni tra divisioni e direzioni differenti. I fattori di criticità con riguardo all’offerta didattica sono rappresentati innanzitutto dalla persistenza di un certo squilibrio tra offerta formativa e disponibilità di personale docente nella facoltà di Lettere e, in minor misura in quella di Ingegneria. Si sta inoltre procedendo con una certa lentezza nel completamento dell’offerta didattica, soprattutto con riguardo ai master ed all’utilizzo dell’offerta di stage e tirocini.
Qualche criticità degna di attenzione emerge anche dalla valutazione della didattica. Il nuovo questionario, costringendo lo studente a schierarsi per un giudizio positivo o negativo, ha fatto emergere livelli di insoddisfazione più che fisiologici, soprattutto in alcuni corsi di studio, con riferimento alle strutture e all’organizzazione della didattica (aule, materiale didattico, chiarezza delle modalità di esame, rapporto tra carico di lavoro e crediti assegnati), nonché ai livelli di soddisfazione complessiva per l’insegnamento e per il docente. Il giudizio dei laureati sulla qualità del rapporto con i docenti supera appena, a livello di ateneo e con variazioni contenute tra facoltà, la sufficienza.

L’internazionalizzazione della didattica sembra soffrire della carenza di una regia complessiva: alcuni programmi risultano più seguiti e finanziati di altri, mentre fenomeni di crescente importanza, come quello degli iscritti stranieri al di fuori di specifici programmi, non sembrano essere adeguatamente gestiti, con ripercussioni negative anche sulla spesa per il diritto allo studio. La riforma degli ordinamenti didattici e l’aumento della domanda di formazione da parte di giovani stranieri, provenienti in particolare dai paesi dell’Est, sembrano richiedere un ripensamento generale delle politiche di internazionalizzazione. 

Con riferimento al diritto allo studio, va segnalato che l’importo medio delle borse di studio rimane ancora sotto la media nazionale e che questa situazione potrebbe aggravarsi a seguito della necessaria estensione degli interventi a favore degli iscritti ai percorsi formativi successivi alla laurea triennale. Rimane inoltre insufficiente la dotazione di alloggi, anche a seguito della crescente presenza di studenti stranieri. Gli esoneri dal pagamento delle tasse stanno incidendo in modo crescente sulle entrate di ateneo, anche a seguito dell’adozione di parametri di merito eccessivamente generosi.

A fronte della elevata capacità di autofinanziamento dell’attività di ricerca da parte di alcuni Dipartimenti, si registrano alcune situazioni di dipendenza elevata dalle risorse di ateneo. Negli ultimi anni è diminuita la propensione ad inserire giovani ricercatori e, nonostante la recente inversione di tendenza manifestata da alcune facoltà, la composizione dell’organico rimane sbilanciata a favore dei ruoli superiori. 

Rimane ancora bassa la capacità di attrarre ricercatori stranieri (anche se manca un monitoraggio preciso di questo fenomeno). Infine, una parte non marginale del personale afferente ai dipartimenti ha una produttività scientifica bassa e, in taluni casi praticamente nulla.
Con riferimento alla gestione delle risorse si può innanzitutto rilevare che, se il sistema informativo è in grado di produrre le corrette informazioni, le sue potenzialità non vengono ancora pienamente sfruttate. Deve crescere ancora la capacità della struttura amministrativa di coglierle e dei dirigenti e degli organi di governo di comprenderle e soprattutto utilizzarle. In altri termini, è inutile avere a disposizione sofisticati e soprattutto costosi sistemi se poi questi vengono utilizzati per una minima parte delle loro potenzialità. Al momento la situazione può essere considerata fisiologica, tipica delle fasi di avvio di una massiccia riorganizzazione amministrativa, ma è necessario che l’Ateneo riesca quanto prima a mettere a frutto gli investimenti effettuati. Inoltre, l’utilizzo dei nuovi software gestionali non pare essere ancora pienamente accettati. Potrebbe essere opportuno uno sforzo da parte degli organi di governo per cercare di comprendere le ragioni di tale atteggiamento al fine di superarlo.

Nonostante il bilancio dell’Università di Trento presenti un avanzo di gestione non marginale, non si può dimenticare che l’Università si colloca in un contesto di risorse scarse. Tale situazione non può essere gestita chiudendo completamente alcuni rubinetti di spesa e tenendone completamente aperti altri. Al di là di vincoli normativi contingenti, è opportuno che vengano definiti rigorosi criteri di programmazione nell’utilizzo delle risorse, sia a livello di Ateneo, sia a livello di Facoltà e Dipartimenti. In altri termini, ogni decisione deve essere presa tenendone presenti il costo ed i risultati attesi. A questo proposito è utile sottolineare alcune specifiche criticità individuate nella relazione. 

Il costo del personale docente ha registrato un aumento consistente a seguito soprattutto delle progressioni di carriera ed in secondo luogo delle chiamate effettuate su nuove iniziative didattiche. Tale costo è destinato a crescere significativamente, soprattutto a seguito delle conferme in ruolo nei prossimi tre - cinque anni. Per evitare che ciò si traduca in una minor efficienza, le facoltà dovrebbero garantire un impiego pieno di queste risorse di docenza. Certamente in alcuni casi ciò è stato fatto, anche se un controllo al momento risulta impossibile a causa della quasi totale assenza di informazioni sui carichi, sia didattici che organizzativi, del personale docente. In questo contesto risulta comunque difficile spiegare l’ aumentato il costo della didattica a contratto.

Anche i criteri di scelta ed i parametri sulla base dei quali vengono decisi investimenti ingenti non sembrano del tutto chiari. Questo non significa che tali criteri non esistano o siano deboli, ma semplicemente che il Nucleo non ha avuto modo di prenderli in considerazione per carenza di documentazione. Manca inoltre un’attenta rendicontazione dei progetti speciali. Esistono relazioni sull’attività, redatte talvolta in modo analitico, ma generalmente destrutturato, come fossero documenti di “marketing” del progetto. Manca inoltre una rendicontazione che parta dai risultati e dagli investimenti attesi ad inizio progetto e che analizzi gli eventuali scostamenti, in termini di costi, risultati e tempi.

Per una miglior gestione delle risorse, alcune voci di costo richiederebbero analisi più dettagliate ed approfondite, soprattutto a preventivo e una riaggregazione delle spese per tipologie di costi omogenee. Ad esempio non si può affermare che si è contenuta la dinamica del costo del personale tecnico amministrativo se ai costi generati da contratti di lavoro dipendente non si aggiungono quelli per contratti di collaborazione:
In conclusione, dall’analisi dell’attività del 2002 risultano confermati i numerosi punti di forza dell’Università di Trento. Restano tuttavia ancora ampi spazi di miglioramento, praticamente in tutte le aree di attività. In particolare va posta specifica attenzione al controllo dei costi realizzabile attraverso una maggiore cura nella predisposizione dei progetti che inducono spese pluriennali.

BUR.IT 04.12.03