In generale, l’anticipo dell’età di laurea (in media oltre 13 mesi meno che nel resto d’Italia), è riflesso non solo della rapidità con cui hanno conseguito il titolo di studio i laureati di Lettere e filosofia dell’Ateneo (24,8 anni), dove, avvantaggiati dal fatto di appartenere ad una facoltà di recente istituzione, hanno impiegato un tempo di tre anni inferiore ai colleghi delle medesime facoltà, e di Medicina e chirurgia (26,7 anni), più celeri degli altri medici di oltre 2 anni e 5 mesi, e di Ingegneria di Reggio Emilia (26,3 anni), dove al titolo arrivano 13 mesi prima degli altri ingegneri, ma anche di facoltà come Economia, Farmacia, Scienze matematiche, fisiche, naturali ed Ingegneria di Modena, che - a loro volta - nel confronto con le altre facoltà italiane possono vantare di sfornare laureati di 6 mesi più giovani. Anche una facoltà come Giurisprudenza, la sola dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia che si allinea allo standard medio nazionale per questo parametro (27,7 anni) ha, però, una percentuale più elevata sia di laureati in corso (5,0% contro il 4,1% italiano) che di laureati un anno fuori corso (19,8% contro 12,2%).
L’eccellente risultato – pare di capire dalle risposte – è specchio di una realtà universitaria vissuta in maniera soddisfacente per quanto riguarda la didattica, le strutture a disposizione e gli stimoli creati per accendere l’interesse dello studente.
Il rapporto coi docenti si mantiene su livelli che, presso quasi tutte le facoltà, superano la sufficienza. Brillano in questo caso la facoltà di Scienze matematiche, fisiche, naturali, i cui professori ottengono un punteggio di 73/100 (le altre facoltà di Scienze italiane non vanno oltre 66/100), e quella di Farmacia (69/100), ben al di sopra della media nazionale (64/100). Approvato con giudizi migliori delle rispettive medie nazionali anche l’operato dei docenti di Medicina e chirurgia (63/100 contro 60/100) e di Ingegneria di Reggio Emilia (66/100 contro 63/100), e così pure di Giurisprudenza (58/100 contro 57/100), mentre a Economia (61/100), Ingegneria di Modena (63/100) e a Lettere e filosofia (65/100) l’apprezzamento nei confronti dei docenti si allinea a quello raccolto dai colleghi del resto d’Italia.
La partecipazione alle lezioni, frequentate pressochè regolarmente dal 60,3% degli studenti dell’Ateneo (55,7% in ambito nazionale), che ha un andamento direttamente proporzionale alla rapidità di conclusione degli studi, sfiora la punta della quasi totalità a Lettere filosofia (98,1% contro una media nazionale per Lettere del 56,6%) e arriva all’88,0% a Medicina e chirurgia e all’86,0% a Farmacia. I meno assidui - per converso – sono gli studenti di Giurisprudenza col 19,0%. Nelle altre facoltà, invece, assistono a quasi tutte le lezioni il 52,7% a Economia, il 76,8% a Ingegneria di Modena, il 67,1% a Ingegneria di Reggio Emilia ed il 76,6% a Scienze matematiche, fisiche, naturali.
Riscontri buoni ottengono, pure, le strutture didattiche, in particolare le biblioteche d’Ateneo che raccolgono un giudizio particolarmente favorevole (73/100 contro una media nazionale di 63/100). A segnalarsi per la loro funzionalità sono, soprattutto, quella di Economia (86/100 contro una media nazionale di facoltà di 64/100), quella di Farmacia (79/100 contro una media nazionale di 64/100) e quella di Scienze matematiche, fisiche, naturali (76/100 contro una media nazionale di facoltà di 63/100). Al di sopra della media nazionale di facoltà anche la dotazione bibliotecaria di Giurisprudenza (73/100 contro 68/100) e di Medicina e chirurgia (65/100 contro 57/100). |
|
Note meno confortanti vengono manifestate per l’adeguatezza delle aule (55/100) e per i laboratori (51/100), anche se la valutazione di sofferenza non può essere generalizzata, perché – ad esempio – note facoltà come Economia (70/100) ed Ingegneria sia di Modena (61/100) che di Reggio Emilia (64/100) ottengono punteggi decisamente sufficienti. Altrettanto si può dire per i laboratori, che non vanno oltre un voto di 51/100. La sufficienza è raggiunta solo alla facoltà di Economia (64/100) ed Ingegneria di Reggio Emilia (60/100). In Italia il voto medio ottenuto dalle strutture che ospitano le attività didattiche è ancora più negativo: l’adeguatezza delle aule è valutata con appena 52/100 e quella dei laboratori con 49/100.
“E’ – conferma il Rettore prof. Gian Carlo Pellacani – una situazione che, purtroppo, non ci sfugge e che si è appesantita in conseguenza sia della rapida crescita di immatricolazioni e di iscritti degli ultimi anni sia della nascita di nuove facoltà che hanno ampliato l’offerta didattica dell’Ateneo. Abbiamo cercato di porvi sempre rimedio col ricorso a strutture acquisite in affitto o convenzionate, come nel caso dei laboratori, perché non venissero penalizzate le attività di didattica frontale. Qualche disagio, tipo la distanza, la funzionalità, ecc., è innegabile. Il Piano di sviluppo edilizio dell’Ateneo, che prevede investimenti complessivi per oltre 100.000 euro, consentirà entro un triennio di vedere risolte molte situazioni ancora carenti, uniformandoci a standard di prestazioni e dotazioni del tutto adeguate alla dimensione raggiunta ed alla volontà di realizzare a Modena e Reggio Emilia un’università a misura di studente”.
Nonostante alcune dichiarate insufficienze strutturali non è pregiudicata la possibilità di insegnamento, perché ben il 68,1% contro una media nazionale del 55,8% ha avuto occasione di utilizzare i laboratori con punte del 94,3% per Scienze matematiche, fisiche naturali (92,2% la media nazionale di facoltà), del 93,7% a Ingegneria Reggio Emilia (86,3% nazionale), del 93,0% a Farmacia (93,9% nazionale) e 89,5% ad Ingegneria di Modena. C’è un abisso, poi, tra la situazione delle facoltà di Economia e Medicina e chirurgia a Modena e quella in altre facoltà italiane: i laboratori di Economia di Modena sono frequentati dal 69,5% (55,8% la possibilità offerta a livello nazionale), mentre quelli di Medicina e chirurgia sono stati impiegati dai laureati 2002 nel 77,8% dei casi (58,5% a livello nazionale).
Lo sforzo complessivo prodotto dall’Ateneo per qualificare i contenuti professionalizzanti dei corsi di laurea lo si coglie anche dalla sensibile crescita dei tirocini e stage svolti dai laureati, nonché dalle esperienze di studio sostenute all’estero. Nel triennio 2000 – 2002 il numero di quanti hanno effettuato tirocini e stage è passato dal 12,8% al 20,9%, mentre la quota di coloro che hanno usufruito di progetti di mobilità internazionale è salita dall’11,2% al 13,8%. Su scala nazionale la fetta di laureati che hanno fatto tirocini e stage nel 2002 è stata del 19,8% e quella di quanti si sono recati all’estero per studio è stata del 16,5%.
BUR.IT 03.09.03 |