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  Universita' di Modena

Convegno su Reverse Engineering
Modena si sta confermando a livello nazionale come uno dei più importanti centri per lo studio di innovative soluzioni tecnologiche legate alla <reverse engineering>, un campo nel quale la sinergia tra la facoltà di Ingegneria e centri qualificati come Democenter ha permesso di raggiungere la dimensione critica necessaria per competere a livello internazionale. Confermano questo dato anche i recenti contatti con gli organizzatori francesi del congresso internazionale sulla <reverse engineering>. Giovedì 12 giugno, alle ore 9,00 l’aula magna della facoltà di Ingegneria – sede di Modena – dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia (via Vignolese, 905) ospiterà la seconda giornata nazionale dedicata al confronto sugli sviluppi che si stanno ottenendo nel campo del reverse engeneering. Tema centrale di questo appuntamento sarà l’approfondimento de “La funzione trasversale della reverse engeneering ed il suo ruolo strategico”. 

L’iniziativa, cui hanno dato il patrocinio l’Associazione Italiana di Tecnologia Meccanica (A.I.Te.M.), l’Associazione di Disegno di Macchine (A.D.M.), l’Associazione Italiana di Prototipazione Rapida (A.P.R.I.) ed il Comune di Modena, richiamerà docenti di varie università (Ancona, Bologna, Genova, Ferrara, Napoli, Padova, Pisa ed il Politecnico di Torino) e tecnici delle più importanti aziende del settore.

In questa seconda giornata di studio sulla reverse engineering, suddivisa organizzativamente in quattro sessioni, saranno presentate 17 memorie, che coprono i settori delle applicazioni nei beni culturali, nel controllo della qualità e nello sviluppo di prodotto. 

L’incontro, riproposto dopo il successo della I edizione, un anno fa sempre a Modena, si pone come un’occasione di confronto diretto tra utilizzatori, produttori e ricercatori che si occupano delle tecnologie di reverse engeneering.

Sempre più frequentemente negli ultimi anni si sono presentate sul mercato nuove tecnologie, non immediatamente identificabili dal grande pubblico, ma che hanno comportato un notevole impatto sullo sviluppo di nuovi prodotti. E’ il caso, per esempio, della prototipazione rapida, nata poco più di 10 anni fa negli USA, delle lavorazioni per asportazione di truciolo ad alta velocità e del rapid tooling. 

La reverse engineering si inserisce in questa famiglia di nuove tecnologie che puntano alla riduzione del tempo impiegato dalla ideazione di un oggetto alla sua realizzazione. 

I nuovi prodotti, contraddistinti da un ciclo di vita sempre più breve per competere sul mercato globale, devono essere caratterizzati da un alto valore aggiunto. Gli elementi principali di differenziazione di un prodotto, infatti, a parità di qualità dei materiali, sono la rapidità di evoluzione del progetto, il comfort offerto e l’alta qualità estetica. 

“In realtà il termine stesso di Reverse Engineering – ci spiega il prof. Andrea Gatto, docente di Tecnologia meccanica e produzione assistita da calcolatore dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia - è stato <rubato> dall’informatica (dove indica il processo inverso che permette di determinare la logica di un software a partire dal software stesso) e nella sua attuale applicazione non è totalmente definito. In genere, con questo termine si intende l’acquisizione di una nuvola di punti, che rappresentano un soggetto fisico reale, e la ricostruzione del disegno utilizzabile al CAD. Si arriva, in questo modo, a disegnare un oggetto partendo per esempio dal prodotto fisico realizzato da uno stilista, superando tutti i problemi connessi al disegno di superfici non regolari. 

Negli ultimissimi anni questa tecnologia è letteralmente esplosa e i campi di applicazione si sono differenziati enormemente. Tra questi spiccano le applicazioni medicali, che consentono per esempio di ottenere protesi esterne modellate sulla singola persona senza ricorrere ai calchi; le applicazioni nel settore dei beni culturali, dove la disponibilità del modello CAD di un’opere d’arte consente analisi sino ad ora impossibili (senza contare la possibilità di produrre repliche in scala da vendere da parte dei musei), fino al controllo di qualità dei prodotti anche di dimensioni notevoli. In altre parole, la reverse engeneering permette una scansione tridimensionale dalla quale è possibile ricostruire il modello matematico di un oggetto fisico”.

Le tecniche di reverse engineering risultano, per loro natura, le più adatte a coniugare l’elevata variabilità dei modelli fisici con la flessibilità delle soluzioni CAD e rappresentano lo strumento privilegiato per valutare l’impatto estetico e funzionale di un prodotto e la rispondenza anche a canoni ergonomici, mantenendo il processo di sviluppo all’interno di un’ottica di riduzione dei tempi di sviluppo del prodotto. 

BUR.IT 12.06.03