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  Universita' di Udine

Quando il manager entra in cantina
Giovedì 12 giugno alle 17 nella sede dell'Ateneo friulano. A Cormòns le nuove frontiere della commercializzazione del vino Oggetto del terzo appuntamento de "I giovedì del Centro". A Cormòns il manager entra in cantina. Al terzo appuntamento de "I giovedì del Centro", il ciclo di seminari, organizzato dal corso di laurea in Viticoltura ed Enologia dell'Ateneo di Udine, sotto la lente le nuove frontiere della commercializzazione del vino. Dopo il balzo nel passato, che, grazie all'intervento della professoressa Iris Fontanari Martinatti, ha consentito agli astanti di curiosare nella biografia autorizzata del nettare di Bacco per scoprire il suo ruolo "civilizzatore" fra i popoli dell'antichità, con il seminario dedicato a "Il vino e le antiche civiltà", ora, enologi, produttori e addetti ai lavori, nella sede di Cormòns dell'Università di Udine guardano al futuro. 

Con il seminario su “La commercializzazione dei vini e la grande distribuzione organizzata”, introdotto dal professor Francesco Donati del Dipartimento di Biologia ed economia agro-industriale dell'Università di Udine, che si terrà giovedì 12 giugno alle 17 al Centro per la ricerca e la didattica in Viticoltura ed Enologia dell'Ateneo friulano in via S. Giovanni, 79 a Cormòns (tel 0481639295/fax 0481 639297).

Un'occasione imperdibile per fare il punto sullo "stato dell'arte" e disegnare i possibili sviluppi, in perfetta sintonia con la "filosofia" de "I giovedì del centro", nati proprio per diffondere la cultura enologica, ma anche per portare direttamente nel "cuore" del Vigneto-Friuli le tecniche più innovative e i risultati degli studi più all'avanguardia realizzati in Europa, affrontati in chiave tecnico-scientifica, mettendo intorno ad uno stesso tavolo studiosi italiani e stranieri e operatori del settore, con la collaborazione di aziende del comparto. Come spiega il relatore, Massimo Benetello, direttore commerciale della Cantina di Angoris di Cormons «non vi è ombra di dubbio che l’ultimo decennio abbia rappresentato un cambiamento epocale nel mercato del vino: sono cambiati i consumatori, sono emersi nuovi produttori e nuove figure professionali sono oggi alla ribalta in un settore che da secoli fa della tradizione e del conservatorismo importanti bandiere». Inevitabile il rinnovato interesse non solo da parte di opinion leader e investitori, ma anche della grande distribuzione. «Questo interesse - continua Benetello - deriva dalla portata strategica che il vino oggi assume all’interno delle proposte assortimentali e dai valori economici che è in grado di proporre: ad una forte riduzione dei consumi pro-capite si contrappone il consumo di vini di alto pregio. Nel mercato agiscono diversi operatori che conducono il vino dalla cantina al consumo e oggi il vero dibattito sembra essere legato all’equilibrio tra le logiche distributive dettate dalle strategie di singoli operatori e le esigenze di cultura che il vino abbisogna: alla nota catena del valore si dovrebbe affiancare la catena della conoscenza».
Sulla necessità di puntare allo sviluppo della "cultura del vino" insiste anche il professor Francesco Donati del Dipartimento di Biologia ed Economia agro-industriale dell'Università di Udine: «Oltre alle caratteristiche organolettiche e alla mole di servizi aggiunti, per il vino, esiste anche un'altra variabile che influenza la scelta: il fattore culturale. Infatti, il legame con il territorio e le tradizioni sono di fondamentale importanza per tutti i prodotti della filiera enoica: grappe, aceti, ecc.

All'interno della variabile culturale si possono distinguere molteplici valori che possono essere motivo di richiamo per il consumatore: il territorio inteso come qualità del paesaggio, la cultura della gente, la gastronomia locale, la tipologia di turismo legato a quella zona. Tutte variabili che concorrono a motivare le scelte del consumatore e portano anche ad una segmentazione del mercato del vino e alla creazione di servizi atti a stimolare la capacità di persuasione».

Secondo gli addetti ai lavori urge una riorganizzazione del settore al passo con i tempi. Come spiega Donati, «l'esigenza di sviluppare una nuova organizzazione per il comparto vinicolo ha origine dalla difficile soluzione dei classici problemi che interessano il comparto: costi di produzione elevati, vini generici in surplus, scarse nozioni manageriali dei produttori…A questo bisogna aggiungere il fattore società: si richiede infatti, al sistema vinicolo, di porsi in sintonia con le esigenze dell'attuale consumatore, il quale valuta i prodotti sulla base di valori non sempre identificabili con le normali caratteristiche organolettiche». Ma non basta: «La scelta del vino è il risultato della combinazione di diversi fattori concorrenti alla definizione del prodotto/servizio; in esso i consumatori avvertono sempre più il ruolo dei servizi aggiunti. Inoltre le moderne catene di distribuzione cercano di ottimizzare l'orientamento e la fidelizzazione del cliente offrendo quantità crescenti di servizi o beni intangibili».

BUR.IT 11.06.03