| Persistenze e mutamenti nel Mezzogiorno”. Il seminario ha avuto inizio con il saluto del Magnifico Rettore dell’Università di Bari, nonché Presidente del Centro Studi, prof. Giovanni Girone, ed è proseguito col discorso di apertura affidato a Giuseppe Galasso e con una serie di relazioni che hanno esaminato aspetti storici (Andrea Romano, Cesare De Seta, Jean-Marie Martin, Michel Balard), religiosi e sociali (Cosimo Damiano Fonseca, Errico Cuozzo, Salvatore Tramontana), economici (Giuseppe Petralia), amministrativi (Antonio Cadei, Hubert Houben, Raffaele Licinio), artistici (Pina Belli D’Elia, Pierluigi Leone De Castris) e letterari (Francesco Tateo, Fabio Troncarelli, Stefano Palmieri).
Attraverso un’indagine comparata dei diversi aspetti, sembra essersi delineato, come ha evidenziato Cosimo Damiano Fonseca, vicepresidente del Centro Studi e ordinario di Storia medievale presso l’Università di Bari, una nuova tendenza nell’ambito degli studi relativi ad una fetta, importante e decisiva per gli sviluppi successivi, della storia del Mezzogiorno italiano. Secondo lo storico, infatti, dalle giornate seminariali sarebbe emersa l’immagine di un periodo angioino caratterizzato da continuità, e non da rottura, come si è sempre creduto, rispetto alla precedente età sveva, al punto che Roberto d’Angiò (1309-1343) potrebbe meritare l’appellativo di “svevo ad honorem” per la continuità della sua politica rispetto a quella di Federico II, per quanto riguarda l’organizzazione del regno, il sistema fiscale e il rapporto amministrativo tra periferia e centro.
La ripresa parziale, da parte dei sovrani angioini, di un percorso già tracciato da parte dei loro predecessori, riguarda, come ha evidenziato Cadei, dell’Università di Roma, in un’interessante relazione ricca, peraltro, di un bel repertorio di immagini, anche l’utilizzo dei castelli, numerosi in Puglia, ristrutturati, ampliati, a volte anche rifatti dagli Angioini, nell’ambito di un’ampia operazione certamente motivata dalla volontà di distruggere il ricordo svevo, fatta in maniera pragmatica, ma attenta a non distruggere il patrimonio precedente.
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Le relazioni sono state interrotte soltanto giovedì 24 per una visita guidata a Barletta, importante centro del nord barese, e al suo castello, nato come roccaforte dei Normanni e poi divenuto vero e proprio castello grazie agli ampliamenti realizzati da Federico II e, poi, da Carlo d’Angiò, che lo rese una delle più importanti costruzioni belliche.
Nell’ambito degli stessi interessi e della stessa struttura organizzativa, si sta svolgendo tra Bari, Noci e Lecce, dal 26 al 27 ottobre, il seminario internazionale di studio, dal titolo “Regole, Consuetudini, Statuti nella storia degli Ordini religiosi: un’analisi comparativa”, organizzato dal “Centro italo-tedesco di Storia comparata degli Ordini religiosi”, costituito dalla cooperazione di diverse istituzioni italiane e tedesche: il “Centro per lo studio della Civiltà monastica del Mezzogiorno d’Italia” (Castello di Lagopesole – Potenza), il “Centro per la storia degli insediamenti monastici bresciani” (Ente universitario della Lombardia Orientale), il “Centro Studi sulla storia dell’Oriente teutonico nel Mediterraneo” (Torre Alemanna – Cerignola), il “Centro storico benedettino italiano” (Abbazia del Montecesena), il “Centro di ricerca sulle strutture istituzionali degli Ordini religiosi nel Medioevo” (Technische Universität Dresden) e con il patrocinio delle Università di Bari – Dipartimento di Scienze Storiche e Sociali – e di Lecce – Dipartimento dei Beni delle Arti e della Storia
(http://www.dssg.unifi.it/rm-
calendario/2002/prog/prog- regole.doc).
Rossella Turi
BUR.IT 12.11.02
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