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(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella homepage del BUR del 16/04/2002)

 - quali Umberto Boccioni, Massimo Campigli, Carlo Carrà, Giorgio de Chirico, Fortunato Depero, Max Ernst, Achille Funi, Renato Guttuso, Marino Marini, Alberto Savinio, Andy Warhol - raffiguranti personaggi, mecenati e collezionisti che svolsero un ruolo determinante nel mondo artistico e culturale dell’epoca. Il titolo della mostra è liberamente tratto dal libro “Mecenati e Pittori” dello storico dell’arte inglese, recentemente scomparso, Francis Haskell, in cui per la prima volta fu sottolineata l’importanza della cultura e del gusto del committente.
La mostra considera il rapporto tra l’artista e alcuni interlocutori privilegiati dell’ambiente circostante. Già durante il Medioevo ed il Rinascimento le opere d’arte - e in modo specifico i ritratti - venivano realizzate in base alle richieste e al sostegno economico di potenti, illustri e ricchi personaggi; anche nel XX secolo uomini di cultura, mercanti, collezionisti hanno esercitato un influsso determinante sulla produzione artistica con le loro idee, il loro gusto, il loro denaro, molto spesso indipendentemente da una azione diretta di committenza e persino dalla loro posizione sociale. Il ritratto moderno, dedicato ad intenditori ed appassionati di un’arte anticonvenzionale, assai spesso gesto di riconoscenza dell’artista per chi ne ha inteso e valorizzato il lavoro, scaturito da una conoscenza reciproca e da affinità profonde, permette di ripercorrere molte delle tappe più importanti della storia dell’arte italiana, dal Divisionismo al Futurismo, da Novecento al Surrealismo, dall’Informale alla Pop Art, attraverso i volti dei suoi protagonisti: teorici, collezionisti o mercanti. La mostra presenta una serie di circa venti ritratti, realizzati nel secolo appena trascorso (per la maggior parte nella prima metà), che costituiscono uno specchio metaforico in cui si riflette il rapporto tra l’artista (pittore o scultore) e il suo mecenate, inteso come persona che lo stima e con cui si confronta nella sua attività. 


Mercanti, collezionisti, critici sono sempre e soprattutto amici scelti per una “affinità elettiva” di idee sulla vita e sull’arte, per un feeling profondo, in totale libertà. In mostra, tra gli altri, due ritratti stilisticamente antitetici - uno di Vittore Grubicy e l’altro di Adolfo Wildt - di Arturo Toscanini, non solo grande direttore d’orchestra ma anche appassionato collezionista di opere divisioniste; il ritratto di Filippo Tommaso Marinetti, vate del Futurismo; di Margherita Sarfatti, amica di Boccioni e poi sostenitrice di “Novecento”; dei collezionisti milanesi Riccardo Jucker, Emilio Jesi, Lamberto Vitali, Gianni Mattioli e di mercanti come Carlo Cardazzo, con la sua storica galleria veneziana, o George Waldeman, legato in particolare a Savinio, oltre ad alcuni significativi personaggi stranieri, quali Gilbert Clavel, scrittore ed eclettico studioso svizzero di archeologia, e Peggy Guggenheim, eccentrica ma lungimirante collezionista americana che sposò Marx Ernst.
Molte delle opere in mostra provengono da collezioni private. Curatrice della Mostra: Laura Mattioli Rossi. Catalogo Skira. La mostra promossa dal FAI a Villa Panza è complementare ad un’altra grande mostra organizzata contemporaneamente a Varese, presso il Castello di Masnago, dal titolo “Il ritratto in Lombardia da Moroni a Ceruti (1550-1750 circa)”, due eventi che caratterizzeranno la stagione culturale di Varese del 2002. La rassegna al Castello di Masnago, che si estende in un arco cronologico che comprende oltre due secoli, presenta l’attività di sommi specialisti del genere ritrattistico in Lombardia, da Giovan Battista Moroni a Sofonisba Anguissola e a Daniele Crespi; da Carlo Francesco Nuvolone a Fra Galgario, a Giacomo Ceruti. Le opere dei protagonisti più noti saranno tuttavia affiancate da quelle di numerosi altri artisti meno affermati, in modo da restituire un profilo il più possibile esauriente di questo capitolo nevralgico dell’arte lombarda, che è il ritratto.