(...la parte iniziale di questo articolo e'
pubblicata nella homepage del BUR del 10/04/2002)
I risultati degli studi di Bucchi e Neresini dimostrano che i più assidui
fruitori di comunicazione scientifica - e perfino coloro che risultano più
informati sulle stesse biotecnologie - non sono per questo più favorevoli
alle applicazioni biotecnologiche, ma anzi in alcuni casi le giudicano in
modo più critico sotto il profilo dell'utilità, del rischio e dell'accettabilità morale.
"Gli orientamenti verso le biotecnologie appaiono collocati a un livello
più culturale più profondo" spiegano Neresini e Bucchi - che recentemente
ha pubblicato il volume "Scienza e Società" per i tipi de Il Mulino - legati alle concezioni di rischio e difficili da scalfire sulla base della
sola esposizione mediale.
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La maggiore importanza del livello di istruzione,
in questo senso - concludono i due ricercatori - può suggerire
l'opportunità di un maggiore impegno nel campo dell'educazione scientifica.
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