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(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella homepage del BUR del 21/03/2002)

Il tema affrontato nella presente edizione si preannuncia di grande attualità, ed interesse, essendo incentrato sul fenomeno del “remake” e su tutti i possibili aspetti di “pluralità” legati alle versioni cinematografiche. Una quarantina di relatori provenienti da tutti i paesi del mondo affronteranno un tema che si presenta quanto mai sfaccettato, ognuno portando il suo contributo su uno dei molteplici aspetti del “riuso”, nel cinema e anche nelle “serie” televisive. Studiosi e critici autorevoli che si confronteranno su una pratica sempre più attuale, quasi di moda. Fra questi vi sono nomi che hanno dato molto impulso e vigore agli studi cinematografici, diventando vere personalità nel loro campo. Studiosi come André Gaudreault, Francesco Casetti, Alberto Farassino, Michèle Lagny, Natalia Noussinova, François Jost, Yuri Tsivian e altri. Nell’attesa dell’apertura dei lavori del convegno, cui uditori e spettatori potranno partecipare gratuitamente, si preannunciano di particolare richiamo alcuni appuntamenti. In prima mondiale sarà presentato e proiettato il restauro in DVD di The Blue Angel, il film che lanciò Marlene Dietrich. A presentarlo in veste ufficiale il direttore della casa editrice, la Murnau di Wiesbaden. Il restauro è stato eseguito dall’Immagine Ritrovata di Bologna, laboratorio ormai famoso in tutto il mondo. Davide Pozzi interverrà su Luoise Brooks (che con la sua scandalosa Lulù ha dato origine al personaggio di Valentina disegnata da Crepax), mentre François de la Bretèque si occuperà della figura del leggenario Robin Hood e Gian Paolo Caprettini di “Eyes Wide Shut” di Kubrick. Ma molti altri interventi tra la quarantina previsti, riguardanti anche il genere western e le colonne sonore, promettono di suscitare grande interesse. In serata, ad esclusione del giorno 23, si svolgerenno le proiezioni delle pellicole. Il cinema delle origini ha una parte molto importante nel programma, con la proiezione dei film Lumière che hanno dato inizio all’era del cinema. Molte pellicole dal catalogo Lumière saranno presentati nelle inquadrature, nelle versioni alternative o multiple girate dai due inventori della cinematografia. Ogni sera saranno inoltre presentate le opere particolari, con soggetto il cinema stesso, dell’artista Al Razutis. Giovedì 21 quella “multipla” nella quale si potranno anche osservare, con uno speciale dispositivo di visione, le rare lastre stereoscopiche del fondo di Luigi Marzocchi, che rimarranno inoltre esposte all’interno dell’università. Si tratta di spettacolari immagini fatte sui campi di battaglia della prima guerra mondiale. Venerdì 22 la serata sarà dedicata alla “parodia e serie”, con la proiezione, inoltre, di cartoon hollywoodiani dalle collezioni della Cineteca del Friuli. 
Le sessioni del convegno e le proiezioni si svolgeranno presso la Sala dei Convegni dell’Università di Palazzo Antonini, via Antonini 8, ad Udine. 


Le conferenze si svolgeranno con orario 9:30–13:00 e 15:00-19:00, mentre alle 20:30 si terranno le proiezioni, tutto sempre ad ingresso gratuito. Nella complessità della materia, la prima questione da districare riguarda probabilmente la definizione di “che cosa è remake”, oggi che, dopo 100 anni di Cinema, non consideriamo più un rifacimento una “Passione di Cristo” o un “Promessi Sposi”. L’analisi storica rivelerà che il remake non è un fenomeno prettamente moderno, e che anche nel Cinema dei primi anni l’originalità conviveva perfettamente con la replicabilità e le pluralità delle versioni. La storia del Cinema (e della televisione) è fatta anche di ri-uso. Ogni forma dell’arte, del resto, ha avuto molto di seriale nella sua linfa, sia in senso occulto che manifesto, dovendosi spesso adeguare ad un modello per potersi fregiare dello statuto artistico. Il concetto di opera d’arte come originalità irripetibile, non consumabile ed inimitabile, nasce solo con il romanticismo. Oltre alla citazione, all’allusione e a tutti i segnali di “intertestualità” di un fenomeno artistico e di comunicazione, si devono considerare gli aspetti legati alla tradizione. In ogni cultura vi è infatti la necessità di ri-sentire, di fare nuovamente esperienza delle cose In tempi moderni, in questi ultimi cent’anni, il Cinema e poi la televisione si sono sostituiti al narratore, o al “folista” della cultura contadina italiana e non solo. Si è perciò creato un punto d’incontro tra la tradizione e il nuovo mezzo cinematografico, che ha pure natura essenzialmente narratrice, fabulatoria. Se il remake è fenomeno non moderno, ma di particolare tendenza attuale, è perché si lega in particolare alla cinematografia trainante oggi, cioè quella americana. In terra d’oltreoceano, dove sono anche meno pressanti i complessi culturali e dove regnano maggiori possibilità di sperimentazione, si è potuta congiungere la cultura popolare della ripetizione con la logica del consumo e ri-utilizzo di un prodotto. La critica, spesso ancora portatrice di un’estetica di tipo più romantico, tende a dare giudizi aprioristicamente negativi verso il remake, suscitando l’effetto opposto: la ripetizione e la serialità, fenomeni possibilmente normali, sono balzati all’attenzione dei produttori che hanno fatto del remake odierno una pratica sempre più redditizia. L’esaltazione dell’originale da parte di molti critici aumenta la voglia di rivederlo, ri-narrato, creando sempre più icone delle storie e dei personaggi. Il Convegno di Udine si occuperà quindi della moltiplicità del Film, dalle origini del Cinema fino alla situazione contemporanea, con uno spazio dedicato anche ai fenomeni di pluralità nel sistema testuale televisivo.