(...la parte iniziale di questo articolo e'
pubblicata nella homepage del BUR del 08/03/2002)
L'applicazione delle biotecnologie in campo alimentare
incontra ancora chiara ostilità in Italia. Solo un italiano su cinque
preferirebbe infatti cibi prodotti con organismi geneticamente
modificati, anche se il loro gusto fosse migliore di quelli oggi
disponibili e solo uno su dieci acquisterebbe cibi ogm, anche se
costassero meno di quelli tradizionali. Per il 60% neppure la lotta alla fame nel mondo giustifica i rischi della ricerca in questo
settore. Nel caso delle applicazioni in campo medico, i rischi sono
invece parzialmente controbilanciati dai potenziali benefici, come
nel caso degli xenotrapianti (il 48% ritiene utile inserire dei geni
umani negli animali per produrre organi da trapiantare). Fa eccezione
la clonazione a fini riproduttivi, che solo il 24% ritiene utile e oltre il 70% considera rischiosa (per l'80% è anche moralmente inaccettabile). Sono questi alcuni tra i risultati più significativi che emergono
dalla seconda edizione della ricerca su "Biotecnologie e opinione pubblica in Italia", frutto della collaborazione tra la Fondazione
Giannino Bassetti e il centro di ricerca Poster, condotta sotto la supervisione scientifica di Federico Neresini (Università di Padova),
Massimiano Bucchi (Università di Trento) e Giuseppe Pellegrini (Università di Padova). La ricerca, presentata oggi a Milano da Piero
Bassetti, Presidente della Fondazione, e dagli autori, analizza l'orientamento dell'opinione pubblica nei confronti della ricerca biotecnologica e delle sue applicazioni, con particolare attenzione a
quanto gli italiani realmente sanno in questo campo, al ruolo dei media nella
divulgazione scientifica e ai temi del processo decisionale e della responsabilità nel campo della innovazione biotecnologica. Regolamentazione del biotech: inadeguate le leggi in materia.
Gli italiani si sentono poco protetti nei confronti dei rischi delle
moderne biotecnologie: il 72% ritiene insufficienti le attuali leggi
in materia. Praticamente tutti (95%, con un ulteriore aumento
rispetto al 2000) sono d'accordo che i cibi geneticamente modificati
portino speciali etichette di riconoscimento. Oltre uno su tre (38%) non sarebbe disposto ad autorizzare in nessun caso la
commercializzazione di cibi geneticamente modificati, neppure se ne fossero chiariti rischi e benefici.
Biotech e salute: sì ai test genetici, no alla ricerca su embrioni e alla clonazione per fini riproduttivi.
La valutazione più cautamente positiva è legata alla salute. Gli italiani riconoscono infatti all'utilizzo di test per individuare
predisposizioni genetiche verso certe malattie la maggiore utilità,
associata al minor rischio e alla maggiore accettabilità sul piano
morale. Tuttavia, se modificare geneticamente animali per creare
organi da trapiantare è ritenuto utile e moralmente accettabile dalla
metà degli intervistati, l'utilizzo di embrioni per la ricerca è percepito come rischioso da due terzi del campione, e meno di un terzo gli conferisce accettabilità morale. E' così molto netta la distinzione tra clonazione per consentire di
aver figli e clonazione terapeutica: se la prima è respinta, la seconda divide l'opinione pubblica.
Il 70% ritiene infatti inutile il
ricorso alla clonazione riproduttiva, il 65% la giudica rischiosa e il 65% moralmente inaccettabile. Per quanto riguarda la clonazione
terapeutica, ovvero la possibilità di estrarre cellule staminali dagli embrioni soprannumerari provenienti dalla fecondazione
artificiale o da embrioni appositamente prodotti a tale scopo, la situazione è incerta, ben evidenziata dall'elevata percentuale di
"non so" (13%).
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Ricerche e applicazioni biotech: decida il governo, purché siano coinvolti i cittadini. Per quanto riguarda invece il processo decisionale nell'ambito della ricerca e dell'applicazione della scienza
biotecnologica, il 37% degli intervistati ritiene che sia il Governo il soggetto che deve
prendere decisioni, mentre il 54% lo ritiene responsabile per eventuali rischi derivanti dalle decisioni prese. Tuttavia, un
intervistato su quattro ritiene che i primi a dover essere interpellati nell'ambito della regolamentazione della materia
dovrebbero essere le organizzazioni dei consumatori e le altre associazioni a tutela dei cittadini. Le organizzazioni dei
consumatori sono anche ritenute dal 40% degli interpellati la fonte più autorevole di informazione in materia di biotecnologia, al
secondo posto vengono gli scienziati e le Università (20%). Condotta su un campione di 1017 soggetti di età superiore ai 18
anni, l'indagine rileva il basso livello di informazione degli italiani in materia di biotecnologie. E la tendenza non è certo
confortante: rispetto all'indagine condotta nel 2000 aumentano quanti ammettono la propria ignoranza in proposito (in media quattro
italiani su dieci). L'informazione, in ogni caso influisce scarsamente sul giudizio che gli italiani danno alle applicazioni
della biotecnologia, che non è significativamente influenzato né dal livello di esposizione alla divulgazione scientifica dei media, né
dal livello di informazione effettivamente posseduto in materia.
L'elemento che conta sembra essere in questo caso la fiducia nella scienza: il 34% dei più fiduciosi ritiene per esempio utile la
clonazione riproduttiva, mentre tra i meno fiduciosi la percentuale è
dimezzata. Per ulteriori informazioni: Fondazione Bassetti: Marino Varengo - 02 29002203 - 348 3663548 -
marino.varengo@varengo.com
Poster: Cristiano Seganfreddo - 0444 526020 - 348 6062308 -
cs@keycomm.it
La Fondazione Giannino Bassetti è una fondazione culturale nata dalla
volontà dei familiari ed eredi del cavaliere del lavoro Giovanni
Bassetti di onorare, ricordandola, la memoria di un imprenditore di
particolare capacità e meriti. La Fondazione promuove ricerche, studi e dibattiti sul ruolo dell'innovazione nella società capitalistica
avanzata e sulla responsabilità connessa. Questi temi sono ampiamente dibattuti sul sito della Fondazione
(www.fondazionebassetti.org). Nel
Novembre 2001 è stato aperto un Forum (al quale tutti sono invitati a
partecipare) specificamente orientato a discutere il rapporto tra
rischio e innovazione nella società. Poster (www.poster.it) è un centro di ricerca attivo nel campo della
ricerca sociale e in particolare nell'analisi della partecipazione
pubblica in campo scientifico, tecnologico, sanitario e ambientale. Nel 2000 ha
condotto la
prima indagine italiana su opinione pubblica e biotecnologie, i cui
risultati sono stati ripresi da numerosi mezzi di informazione in Italia e
all'estero. Tra i numerosi progetti in corso, uno studio su "Partecipazione e decisione
pubblica in tema di biotecnologie in Europa" e un'indagine sulle visite pubbliche ai principali laboratori europei di fisica delle particelle. La ricerca completa è scaricabile all'indirizzo internet
www.fondazionebassetti.org/
fgb-poster.htm |