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(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella homepage del BUR del 06/03/2002)

Le tecniche della cristallografia hanno rivelato cosi' che schiacciare, setacciare, amalgamare e riscaldare lievemente erano le operazioni piu' comuni compiute nell'antico Egitto per fabbricare ciprie, belletti colorati e la classica tintura nera utilizzata per sottolineare la linea degli occhi. In tutti i casi la base dei cosmetici erano composti del piombo molto comuni e facili da trovare in natura, come solfuro di piombo e carbonato di piombo. Il primo e' una sostanza grigia e relativamente morbida, con una struttura cristallina cubica. Il carbonato di piombo e' invece bianco, ha una consistenza compatta e la sua struttura cristallina risulta formata da rombi regolari. 


Confrontando le strutture osservate nelle polveri antiche con i modelli noti da tempo ai cristallografi, i ricercatori hanno potuto calcolare le dimensioni, la distribuzione e la densita' dei cristalli. E' emerso cosi' che gli antichi cosmetici erano sia opachi che brillanti e che questi due tipi venivano amalgamati in differenti proporzioni per ottenere tonalita' ed effetti diversi. La polvere opaca veniva applicata in modo molto compatto. La polvere piu' brillante veniva applicate delicatamente e ampiamente in modo da avere alte proprieta' riflettenti. E' molto probabile, ma non confermato con certezza, che antichi Egizi scaldassero i composti di piombo a temperature moderate in modo da ottenere colori diversi. Il solfuro di piombo, ad esempio, si ossida se viene riscaldato, diventando prima giallo e poi blu.