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  C.N.R.

(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella homepage del BUR del 15/03/2002)

Grazie infatti all’apparecchiatura italo-tedesca presentata oggi al Consiglio Nazionale delle Ricerche sarà possibile misurare le infiltrazioni nelle opere d’arte – dai monumenti, agli affreschi, dalle sculture alle opere in legno (statue, scale), oppure i danni da invecchiamento su carta (libri, documenti, incunaboli) o pergamene – con un metodo identico alla Risonanza Magnetica utilizzata in medicina. 

Il progetto E! 2214 – MOUSE - promosso dalla organizzazione internazionale Eureka-Eurocare con il finanziamento del MIUR e del Progetto Finalizzato Beni Culturali del CNR e la collaborazione del Sovrintendente del Comune di Roma Eugenio La Rocca - si basa infatti su magneti e dispositivi a radiofrequenza dello stesso tipo di quelli utilizzati in fisica, biologia o medicina per la Risonanza Magnetica: “La vera differenza - spiega Annalaura Segre, dell’Istituto di Metodologie Chimiche del Cnr di Montelibretti (Roma) – è che siamo riusciti ad adattare quella tecnica rendendola compatibile con l’analisi sul campo delle opere architettoniche, le cui dimensioni richiedono ovviamente una strumentazione particolare”. 


A risolvere il problema ci ha pensato la Bruker Biospin, la multinazionale leader mondiale delle apparecchiature di Risonanza con sede anche a Milano, con il contributo fondamentale degli studi pionieristici del Prof. Blumich, dell’Università di Aachen, e dei ricercatori dell’Istituto di Metodologie Chimiche del Cnr e del Dipartimento di Fisica dell’Università La Sapienza, che hanno sviluppato le metodologie in grado di interpretare i risultati della risonanza magnetica in queste applicazioni. Ora, dopo le prove di laboratorio, saranno le sperimentazioni sul campo a dimostrare la totale efficacia di questa apparecchiatura, che è stata comunque già prenotata per effettuare alcune misure sugli incunaboli presenti all’Istituto Centrale per la Patologia del Libro, diretto da Carlo Federici. “Se tutto andrà come speriamo - conclude Anna Laura Segre – il patrimonio culturale mondiale potrà contare su una nuova tecnica, completamente innocua (non ionizzante, non invasiva, non distruttiva), capace di sostituirsi gradualmente a quelle che richiedono operazioni di carotaggio o l’asportazione di frammenti, che pregiudicano spesso l’integrità complessiva delle opere d’arte”. Un apparecchio sperimentale, che i ricercatori del CNR si augurano, entro due anni, di poter standardizzare e mettere a disposizione di tutti gli operatori dei beni culturali interessati.