(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella
homepage del BUR del 06/02/2002)
Tecnicamente il nuovo microscopio, a scansione a sonda locale, è dotato di una fibra ottica appuntita con un’apertura di pochi milionesimi di millimetro. In questo modo è possibile distinguere particolari dell'ordine di 20-50 nanometri (20-50 milionesimi di millimetro), contro i circa 500 nanometri dei microscopi tradizionali e guardare all’interno delle cellule grazie alla punta che invia luce sul campione eccitando la fluorescenza di fluorofori, ottenendo così informazioni importantissime sulla funzionalità delle cellule stesse. Uno strumento in grado di aprire nuove importanti prospettive in medicina e biologia, ma anche in archeologia e nello studio di nuovi materiali: “Bio_SNOM - spiega Paolo Perfetti, che ha partecipato alla realizzazione del microscopio segugio – nasce infatti
dalla integrazione di uno SNOM con un semplice microscopio ottico
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invertito e, osservando contemporaneamente la fluorescenza, l'assorbimento e la riflettività locale su campioni biologici nel loro ambiente fisiologico, rivela particolari non osservabili altrimenti”.
Rispetto ai microscopi ottici convenzionali Bio_SNOM è in grado di fornire un’immagine tridimensionale del campione, poiché la punta viene anche usata come probe topografico, e cioè in modo simile ad un microscopio atomico.
Bio_SNOM è stato realizzato da Antonio Cricenti, Renato Generosi, Marco Luce e Paolo Perfetti dell’Istituto di Struttura della Materia del CNR di Roma.
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