(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella
homepage del BUR del 25/01/2002)
L’introduzione dei “crediti formativi universitari”(CFU) è sicuramente uno degli aspetti maggiormente innovativi della recente riforma degli ordinamenti didattici degli atenei italiani ed allinea sempre più il nostro sistema universitario a quello di gran parte dei paesi europei. Il tema dei “crediti formativi”, e quello della spendibilità di conoscenze acquisite anche al di fuori dei confini nazionali, non è nuovo, perché la mobilità studentesca in base ai programmi europei, ormai in atto da molti anni, aveva già determinato la creazione di un “Sistema europeo di trasferimento dei crediti” (ECTS); oggi però questa materia costituisce uno dei pilastri della nuova architettura degli studi universitari in Italia e merita perciò un particolare approfondimento.
Dei crediti formativi si è parlato molto nei mesi che hanno preceduto l’avvio della riforma, ma non sempre con la necessaria chiarezza, soprattutto in relazione ai suoi effetti e obiettivi. Di certo l’adozione del sistema dei crediti sposta l’attenzione di chi deve progettare e organizzare i percorsi di studio, “dall’insegnamento
all’apprendimento”: i corsi non vanno più pesati in termini di contenuto ma di lavoro richiesto allo studente. Il credito formativo è proprio questo: un’unità di misura del lavoro necessario allo studente per acquisire competenze e conoscenze in una determinata disciplina. |
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Per arrivare alla nuova laurea lo studente deve maturare 180 crediti, che significa aver accumulato una certa quantità di ore di lavoro (1 credito corrisponde convenzionalmente a 25 ore di lavoro, compreso lo studio individuale).
Ma il credito va inteso anche come “moneta di scambio”, perché rappresenta un capitale che può essere conservato, speso o scambiato anche fuori dall’ambito in cui è stato maturato. Per ottenere questo risultato i crediti vanno adeguatamente certificati: non basta però rappresentare numericamente i crediti acquisiti o abbinarli semplicemente ad un ambito disciplinare; è necessario assicurare anche la massima trasparenza e leggibilità ai contenuti del percorso seguito. Il “diploma supplement” previsto dal regolamento generale sulla riforma vuole perseguire proprio questo scopo: è una certificazione integrativa del titolo ufficiale che descrive, in lingua italiana e in lingua inglese, la natura, il livello, il contesto, il contenuto degli studi effettuati e completati dallo studente.
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