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(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella homepage del BUR del 21/01/2002)

Di seguito la relazione del prof. Silvestri.

Presentazione della candidatura all'Ufficio di Rettore
18 Gennaio 2002

Nel presentare la mia candidatura all'Ufficio di Rettore dell'Università di Palermo ribadisco quella che è stata la linea guida del mio agire all'interno di questa Istituzione: affermarne l'autorevolezza ed assicurare le condizioni ottimali perché possa far fronte ai suoi elevati compiti didattici e scientifici. In difesa dell'Università ho presentato le mie irrevocabili dimissioni, per evitare che ripiombassimo in un caos istituzionale causato dalle possibili e contraddittorie interpretazioni della recente ordinanza del CGA. Sappiamo bene come l'incertezza del diritto generi gravi paralisi operative; ritrovarci in questa situazione avrebbe avuto gravissime ripercussioni sulle numerose attività dell'Ateneo attualmente in pieno svolgimento.

Ritengo che sarebbe un atto di grave irresponsabilità lasciare ai Decani gli Uffici di Rettore e di Presidi, o al Ministero la nomina di un Commissario ad acta che regga l'Ateneo in sostituzione degli Organi decaduti o dimissionari. Chi difende queste ipotesi non sa quanto sia complessa la struttura dell'Ateneo, quanti percorsi di collaborazione istituzionale si siano messi in moto, quante attività si siano avviate, per la cui gestione è necessario un riferimento politico istituzionale stabile e autorevole. Chi avanza queste ipotesi, come peraltro chi sceglie la via giudiziaria per difendere il privilegio che gli proviene da una purtroppo diffusa interpretazione giurisdizionale dello stato giuridico, dimostra di essere rimasto ancorato ad una vecchia visione statale assistenzialista ormai inesorabilmente superata dalla sempre maggiore diffusione delle Università private, dalla competizione tra Atenei, sia pubblici che privati, da nuovi modelli di sviluppo e di cooperazione istituzionale che altrove hanno già dato importanti risultati e che stanno coinvolgendo anche questo Ateneo.
Innanzi tutto gli studenti e le loro famiglie, e anche gli Enti pubblici e privati, le aziende, le istituzioni culturali e scientifiche, non possono attendere che l'Università di Palermo risolva i suoi problemi, o se li faccia risolvere da Ministero e Parlamento; chiedono interlocutori stabili, organi di governo affidabili, chiedono che le strutture didattiche e di ricerca siano efficienti e che la loro azione sia efficace.

Le dimissioni erano l'unica risposta possibile non solo sul piano gestionale. Altri motivi si aggiungono, non meno forti, di natura politica: non si può non dare un segnale di preoccupazione grave per quanto è successo, non si può non denunciare nel modo più forte possibile al Ministro dell'Istruzione e dell'Università, al Parlamento, alla comunità Universitaria siciliana e nazionale, all'opinione pubblica, l'anomalia della situazione in cui viene costretta l'Università palermitana.
La forte e solidale presa di posizione del Rettore e di tutti i Presidi, per molti dei quali le dimissioni non erano un atto dovuto, hanno avuto come risposta una altrettanto forte mozione approvata dal Consiglio di Presidenza della CRUI che, oltre ad esprimere solidarietà, sollecita autorevolmente il Ministro ed il Parlamento ad interventi urgentissimi che mettano fine a questa indecente altalena ed attuino compiutamente l'Autonomia universitaria, sancita dall'Art. 33 della Costituzione.

 


Considero la presentazione della mia candidatura il mantenimento dell'impegno assunto con gli elettori che hanno dimostrato con il loro voto di condividere il programma che presentai per l'elezione del 1999, che aggiornai in occasione della rielezione del 2001, e che adesso rivedo alla luce di quanto è stato fatto ulteriormente in questi mesi. Ribadisco la più ferma intenzione di proseguire, se rieletto, l'azione di difesa, a tutti i livelli ed in tutte le sedi, della vera autonomia dell'Ateneo, ed in primo luogo la difesa del nostro diritto di determinare, come accade in tutti gli Atenei italiani, le composizioni di Organi Collegiali e di elettorati attivi e passivi.
Lavorare costantemente in campagna elettorale come è stato in questi due anni e pochi mesi che abbiamo alle spalle, non è stato facile, ma ritengo che l'ampiezza delle azioni intraprese, e il vedere i primi risultati, consentano agli elettori di farsi una loro opinione della capacità di progettare e di realizzare, della impostazione gestionale, dell'operosità complessiva di questa Amministrazione, e quindi di esprimere il loro voto con cognizione di causa.

Questo programma, tracciato non solo per adempiere ad un esplicito requisito statutario, ma anche come doveroso impegno nei confronti degli utenti e degli operatori universitari, costituisce la prosecuzione di un discorso già ampiamente avviato. Nell'allegato, punto per punto, ho evidenziato quanto si è fatto e ho tracciato le mie proposte su quanto resta da fare.

Concludo ringraziando i tanti Colleghi che, o perché delegati permanenti, o perché coinvolti in progetti specifici, si sono spesi per l'Amministrazione in questo periodo: tutto quello che si è fatto non sarebbe stato possibile senza il loro determinante e generoso contributo.


LINEE GENERALI DELLA POLITICA DEL RETTORE PER IL PROSSIMO TRIENNIO

Restituzione all'Ateneo della sua potestà di determinazione della composizione degli Organi Collegiali e degli elettorati attivi.
Occorre muoversi su due fronti: da un lato procedere sul piano giurisdizionale, innanzi tutto appellando in Cassazione l'ordinanza di sospensiva del CGA, poi procedere verso la definizione più rapida possibile del contenzioso, chiedendo la trattazione accelerata del regolamento preventivo di giurisdizione, in modo da poter definire la materia nella sede giurisdizionale indicata dalla Corte.


Contemporaneamente va attuata ogni possibile iniziativa che porti Ministro, Governo e Parlamento a dare piena e non ambigua definizione alla intera materia, sancendo per legge ciò che è già prassi dovunque da un decennio e che a Palermo non si riesce a realizzare.

Riorganizzazione gestionale ed amministrativa: decentramento e responsabilizzazione delle strutture periferiche.

Le dimensioni dell'Ateneo, il numero di studenti e di unità di personale docente e tecnico amministrativo, la complessità e la diversificazione delle attività che vi si svolgono impongono una riflessione sul modello gestionale attualmente utilizzato, che non sembra adeguato ad accompagnarne e sostenerne lo sviluppo. La materia è di competenza sia del Senato Accademico che del Consiglio di Amministrazione, ed è mio impegno portarla all'attenzione dei due organi di vertice nel più breve tempo, in vista di interventi che diano ancora maggiore autonomia alle strutture dipartimentali, e che creino centri di spesa in ogni struttura decentrata con una congrua attività amministrativa. Tra le possibili ipotesi di ristrutturazione amministrativa e gestionale potrebbe essere presa in considerazione anche la creazione di un limitato numero di "poli" che comprendano ambiti didattici e scientifici coerenti, sul modello adottato all'Università Federico II di Napoli. Questa ipotesi verrà portata all'attenzione dell'Ateneo in tempi brevi, perché se ne esaminino i pro e i contro e se né possa valutare l'attuabilità.

L'Università di Palermo ha finora collaborato con le altre due Università statali siciliane per giungere alla creazione di quel Politecnico del Mediterraneo per la cui progettazione il precedente Governo regionale pubblicò un bando di gara. L'impegno delle tre Università, ribadito anche recentemente, è quello di mantenere l'iniziativa, ancora non definita per quanto riguarda la sede, e definita solo in modo estremamente sommario per quanto riguarda le finalità scientifiche e didattiche, nel proprio ambito, distribuendone sulle tre sedi le attività istituzionali. Ritengo che questo impegno, subordinatamente all'approvazione degli Organi Collegiali, debba essere mantenuto dal nostro Ateneo solidalmente con quelli di Catania e Messina.

Raccordo con le Istituzioni e partecipazione alla progettazione dello sviluppo regionale in materie riguardanti la formazione superiore, la ricerca, l'assistenza medica.
La velocità con cui stanno cambiando gli assetti istituzionali nel Paese e nella Regione, coinvolgendo anche le Università statali, rende difficile, sia per la necessità di adattarsi e di introiettare le novità, sia perché i nuovi assetti a loro volta debbono attraversare un periodo di "rodaggio" e di smussamento delle inevitabili contraddizioni ed incoerenze interne, effettuare una programmazione dello sviluppo del sistema nel suo complesso, e del sistema universitario siciliano. Dalle Università la Regione può avere molto come capacità di elaborazione e di previsione, come sostegno allo sviluppo di temi cruciali per la sopravvivenza economica dell'intera collettività: mi riferisco non solo agli ambiti già individuati come di interesse per agenda 2000, ed in particolare per i complementi di programmazione: telecomunicazioni, agroalimentare, beni culturali, risorse idriche, biotecnologie, sistemi di trasporto, ma anche ad altri temi di altrettanta attualità tra i quali cito a titolo di esempio gli aspetti giuridici, economici e finanziari del commercio internazionale, con particolare attenzione ai Paesi del Mediterraneo, il recupero e la valorizzazione dei territori degradati dallo sviluppo urbano e industriale, lo sviluppo di tecniche avanzate in ambito sanitario ecc.

Chiusura dei contenziosi e recupero della capacità di spesa.
E' stato uno dei punti di maggiore impegno nella attività dell'Amministrazione in questi due anni. Tutti ricordano il vertiginoso buco di bilancio di cui si parlava durante il periodo più nero della crisi dell'Ateneo: i crediti che vantavamo nei confronti della Amministrazione regionale venivano da più parti considerati "non esigibili", in quanto ricadenti in un contenzioso che, nel diffuso pessimismo di allora, ci avrebbe visto soccombenti. Invece, assistiti da un Maestro del diritto Amministrativo, vincemmo in primo ed in secondo grado, e proprio ieri ho saputo del giudizio favorevole anche della Cassazione. Ma non sarebbe stato abbastanza: occorreva anche chiudere i conti e riscuotere le somme attese. Grazie allo stabilirsi di un proficuo clima di collaborazione tra la nostra Amministrazione e quella dell'Assessorato alla Sanità, grazie all'efficace raccordo istituzionale aperto tra gli Assessori competenti ed il Rettore, il ripianamento del credito è stato oggetto di un articolo ad hoc della legge finanziaria regionale 2001, e sempre ieri è stato firmato il decreto del Direttore generale dell'Assessorato alla Sanità, che assegna 61,072 MEuro in tre rate annuali di 20,35 MEuro all'Ateneo. I crediti sono esigibili, l'Ateneo recupererà quanto ha anticipato, e, chiusi i conti, potrà investire quanto resta in una politica di sviluppo basata su reali disponibilità finanziarie.

Come verrà meglio precisato in seguito, anche l'annosa questione del mutuo dei 100 MLD per il Policlinico è avviata a buon fine, ed anche in questo caso l'Ateneo dovrebbe recuperare dalla Amministrazione Regionale somme ingenti versate alla Cassa DDPP in sorte interessi.

Si profila quindi un significativo incremento delle nostre disponibilità finanziarie, che deve essere accompagnato da un forte impegno progettuale e da un'attenta programmazione delle attività amministrative, volta ad incrementare in modo deciso la nostra capacità di spesa.