(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella
homepage del BUR del 18/01/2002)Se
guardiamo ad esempio all'Italia osserviamo che detiene, con una quota del 70%, il primato
europeo nel settore dei biocombustibili, ma solo perché è l'unico paese dell'Ue a
produrli. Eppure nel 1995, anno cui si riferiscono le statistiche più recenti, riusciva a
coprire appena un duemillesimo (1/2,000) dei suoi consumi primari di energia. Per quanto
riguarda poi l'Europa, il consumo dei biocombustibili liquidi rappresentava in quello
stesso anno un dodicimillesimo (1/12,000) dei consumi primari dell'Ue. La situazione non
sembra diversa neppure per il biogas, che sempre nel 1995 costituiva meno di un millesimo
(1/1,500, per la precisione) dei consumi primari. Una produzione proveniente in massima
parte da discariche di rifiuti, ottenuta però più come attività antinquinamento che per
ottenere propriamente energia. Emblematico da questo punto di vista l'esempio della Cina,
unico paese al mondo che ne ha tentato un'utilizzazione su larga scala con 7 milioni di
impianti domestici impiantati e adesso abbandonati. Anche il biodiesel - come hanno
precisato Mario Giampietro, dell'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la
Nutrizione, Sergio Ulgiati, del Dipartimento di Chimica dell'Università di Siena e
Giuseppe Munda, dell'Università autonoma di Barcellona - va inteso come fonte residuale,
visto che si parla di 300.000 tonnellate prodotte, per lo più grazie a contributi
statali, a fronte di un consumo totale, tra riscaldamento e trasporto, di 22 milioni di
tonnellate annue. Il vero problema è dunque legato alla produzione su larga scala di
biocombustibili. |
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Fatta eccezione per alcuni casi isolati, come la
Finlandia dove si utilizzano le foreste e la densità di popolazione è bassa, la
produzione massiva comporterebbe una quantità di terreno arabile enorme, varie volte
superiore a quello esistente sulla Terra, escludendo così l'ipotesi dell'importazione, e
avrebbe comunque costi economici enormi, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, in
quanto incrementerebbe il costo degli alimenti. Non esiste allora alternativa a petrolio o
energia nucleare? Niente affatto. Il Convegno ha infatti evidenziato le forti aspettative
legate a fonti di energia alternative quali l'idrogeno, il fotovoltaico o l'eolico, che
potrebbero veramente fornire una valida risposta all'energia tradizionale: "Sono temi
che dovremo comunque approfondire a livello europeo e mondiale - precisa Gian Tommaso
Scarascia Mugnozza, Presidente dell'Accademia Nazionale della Scienza, perché il problema
delle fonti di energia richiede di essere governato globalmente". |