(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella
homepage del BUR del 10/01/2002)Che
questo obiettivo di pace sia raggiungibile, invita a pensarlo il fatto che le opere degli
artisti e degli architetti rivelano un deciso comune denominatore, al di là delle
differenti proposte formali, iconografiche e culturali: il gesto, il modo di guardare, lo
stesso mare, lo stesso sole, l'incrocio di culture.
"Qualcosa di nuovo c'è - scrive nel suo saggio in catalogo il filosofo e critico
Carmelo Strano, curatore delle mostra -. C'è che siamo irenologi, gli amanti di Irene,
della pace, come vuole la parola greca. Abbiamo già acquisito il sentimento della pace,
anche se questa non è minacciata di più che in passato, è solo un fatto di maggiore
visibilità ed estensione ciò che di nuovo presenta il nostro tempo. Da qui questo
diffusissimo, universale sentimento di pace. Esso scaturisce infatti dal principio di
planetarizzazione a cui ci hanno spinto le nuove tecnologie informatiche. Tutto si
globalizza: la politica, l'economia, i no-global, il fondamentalismo. E anche il
sentimento della pace". L'iniziativa si inscrive nel progetto culturale
dell'Università di Catania, come precisa il Rettore Ferdinando Latteri nell'introduzione
al catalogo: "Riteniamo irrinunciabile il binomio educazione-cultura, in quanto
l'attenzione alle emergenze delle e nelle società riesce certamente utile alla formazione
degli studenti
Puntando alla massima armonia tra questo dinamismo e l'impegno
scientifico e nella ricerca, l'Ateneo di Catania ritiene opportuno cogliere il senso di
questa nuova sensibilità aggiungendo a quanto già realizzato nuove e ben mirate
iniziative culturali". Il senso del sacro da tutti gli autori sentito, e in vario
modo espresso, è sorretto dal forte interesse a comunicare. Che cosa? Non solo la propria
arte, ma anche, proprio attraverso l'arte, la propria spiritualità, il proprio
"sacro". Questo fatto, prima ancora che esprimere l'immagine in qualche modo
religiosa, si traduce in diretto impegno morale ed etico che ha, certo, matrice o
nell'Islam, o nel Cristianesimo o nell'Ebraismo.
Sul piano del collegamento al fatto religioso, le opere più
esplicite sono naturalmente quelle degli architetti. Essi sono infatti i progettisti di
luoghi destinati al culto di una delle tre religioni citate. |
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E' il caso del maltese Richard England, specialista di
questi edifici, o di un grande riferimento per l'architettura islamica, quale è il
giordano Rasem Badran, o di Paolo Portoghesi (Moschea di Roma), di Franco Purini (
Cappella di S. Antonio, Poggioreale) o di Ugo Cantone che nei pressi di Catania ha
realizzato una chiesa esemplare sul piano del sincretismo culturale e stilistico. Rispetto
agli architetti, gli artisti manifestano un rapporto più eclettico e vario col sacro.
L'iraniano Sami Burhan è uno dei massimi interpreti visivi della scrittura coranica con
le sue "Composizioni alfabetiche" ad olio su tela. Se Valentino Vago,
probabilmente il più intraprendente pittore di temi sacri col suo iceberg, un affresco di
circa 2000 metri quadri (cupola della Chiesa di S. Giorgio su Legnano), Valerio Adami
presenta grandi tele con tema biblico ma con spirito libero affidato alla sua poetica
decostruzionista internazionalmente nota. La libanese Samia Allaw è autrice di
"Peace": un'installazione suggestiva incentrata su una figura di donna
completamente bendata e provocatrice di spinte al dialogo. Il Cristo del Mantegna diviene
oggetto di attenzione da parte di Giovanbattista Pastorelli, uno dei maggiori e primi
pittori della "decostruzione". Il guru Maestro Bee espone tre grandi
"ultima cena" cariche di "energie cosmiche" che fondono sensibilità
occidentale e orientale. Lo accompagna, nel suo cammino spirituale, Kicka, autrice di
musiche sacre inter-religiose, da lei stessa interpretate con voce straordinaria, e qui
impegnata in un messaggio di pace affidato a un'istallazione che suscita grande interesse
presso il pubblico: un Mandala a parete che ha come contraltare, sul pavimento, una serie
di mani aperte e multicolori, simbolicamente rivolte verso molteplici direzioni. Di Pino
Pinelli un'istallazione a parete: una tesissima composizione di croci rosse realizzate con
la sua tipica tecnica "Pittura R" dal sapore neobarocco. Il cipriota Lefteris
Olympios svolge con modi neoimpressionistici originalissimi temi sacri. Enzo Cucchi, star
internazionale, già autore di un grande Cristo ad olio, esprime il suo senso del sacro in
modo implicito chiamando in causa la natura. A questa si ispira anche Giò Pomodoro nel
suo Parco di Taino, Varese, opera ambientale, tra scultura e architettura, che invita alla
meditazione. |