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  Universita' di Udine

(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella homepage del BUR del 24/04/2002)

Una percentuale che supera sia la media nazionale (ferma al 60% circa) sia quelle delle vicine Università del Nordest (che si attestano sul 69% circa). Il numero di occupati cresce ancora per chi ha concluso gli studi da due anni: dei laureati nel 1999 il 73,5% è entrato nel mondo del lavoro dopo un anno, a fronte del 61% della media nazionale, mentre dopo due anni addirittura l’83% dei giovani ha un posto di lavoro (media nazionale ferma al 71%). Ci si avvicina all’en plein a tre anni dalla laurea, quando ben il 87,7% di chi ha terminato gli studi nel 1998 oggi ha un impiego (il 71,6% ad un anno dalla laurea, l’81,5% a due anni). Anche quest’ultimo dato è superiore alla media nazionale, che si attesta al 75,3%. L’Università di Udine, quindi, può vantare il 12,7% in più di occupati a tre anni dalla laurea rispetto al resto dell’Italia. Soddisfazione è stata espressa dal rettore dell’Università di Udine, Furio Honsell, che ha sottolineato come “i dati pervenuti, di per sé già molto lusinghieri, possono essere ancora migliorati. Uno dei motivi ispiratori della riforma universitaria, infatti, è stato quello di rendere i nuovi corsi di laurea più professionalizzanti per un immediato ingresso nel mondo del lavoro. La nuova riforma, dunque, non potrà che migliorare le prospettive occupazionali dei futuri laureati a Udine”. Anche considerando i dati degli occupati suddivisi per facoltà, l’Università di Udine conferma la posizione di leader rispetto ai vicini atenei del Nordest. Se non stupisce che trovi un’occupazione ad un solo anno dalla laurea ben l’82,4% dei laureati presso la facoltà di Scienze, che comprende anche il corso di laurea in Informatica i cui laureati sono molto appetibili per il mercato del lavoro, molto più sorprendenti sono le buone prospettive di lavoro per i laureati delle facoltà umanistiche. Se dall’indagine Almalaurea dello scorso anno emergeva che il 73% dei laureati in Lettere era occupato ad un anno dalla laurea, quest’anno la percentuale si attesta al 78,4%. Per la storica facoltà di Lingue la percentuale è aumentata addirittura di 16 punti, passando dal 69% all’85% di neo-dottori che lavorano ad un solo anno dalla laurea. “La preoccupazione per la disoccupazione intellettuale – ha sottolineato Honsell – appartiene al passato. Sarebbe auspicabile poter avviare in modo più approfondito a livello regionale un rilevamento sulla tipologia occupazionale dei laureati e diplomati per governare al meglio la programmazione dell’offerta didattica”. 


Tornando alla ricerca, non deve spaventare la diminuzione della percentuale di chi trova lavoro per la facoltà di Ingegneria, ferma all 66,7%: dall’indagine, infatti, emerge che ben il 16,7% non sta cercando lavoro, perché ha deciso di proseguire gli studi attraverso master o specializzazioni, oppure di svolgere esperienze all’estero. Una scelta che caratterizza anche il 23,1% dei neo-dottori in Agraria. La situazione muta radicalmente a due anni dalla laurea, quando ben il 94,7% degli ingegneri ha un’occupazione, seguiti dall’85,3% dei laureati in Economia e dal 73,3% di quelli in Agraria. A tre anni, infine, Ingegneria guadagna l’en-plain: il 100% degli intervistati ha un lavoro. E si è stabilizzata anche la condizione occupazionale dei laureati nelle altre facoltà: lavorano il 94,4% dei laureati in Scienze, l’89,4% di quelli in economia, l’88,9% di quelli in Agraria, l’87,5% di Lingue e l’80,6% di Lettere. Nella classifica non sono presenti né le Facoltà di Giurisprudenza e di Scienze della Formazione, che non hanno ancora laureato studenti, né la Facoltà di Medicina, i cui neo-dottori, dopo la laurea, si iscrivono alla specializzazione. L’indagine, predisposta dall’Osservatorio statistico dell’Università di Bologna grazie all’intesa fra gli atenei ed il contributo del Murst, ha coinvolto complessivamente circa 36 mila laureati (oltre 14.500 ad un anno dalla conclusione degli studi, oltre 13 mila a due anni e 8.500 a tre anni). La rilevazione è stata condotta attraverso interviste telefoniche ai dottori degli anni 2000, 1999 e 1998. Il progetto ha preso in considerazione i dati forniti da 20 atenei italiani, relativi alle Università di Udine, Bologna, Catania, Chieti, Ferrara, Firenze, Messina, Modena e Reggio Emilia, Molise, Parma, Piemonte Orientale, Roma LUMSA, Siena, Torino Politecnico, Torino Università, Trento, Trieste, Venezia Architettura, Cassino e Genova.