(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella
homepage del BUR del 12/04/2002) Così ha deciso di dedicarsi all’arte e “inutile” (nel senso di a-funzionale) per eccellenza, e ha scelto la pittura”. I suoi contenuti riguardano il viaggio – già, perché quando ha smesso di fare l’architetto, ha cominciato a viaggiare in paesi lontani – e il suo non è spostarsi nello spazio, ma tensione di ricerca e di conoscenza. Insomma il suo è quello che si chiama “ulissismo”, della più schietta luce. E viaggiando, conosce meglio se stesso: anzi, gli si allarga dentro la consapevolezza di quanto grande è lo spazio che ancora gli è precluso.
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Ne deriva una simpatica, autorevole umiltà, il dato caratterizzante di questa giovane personalità già molto severa e diremmo ascetica, su cui hanno influito la cultura classica come le filosofie orientali, o il buon senso dei poveri del mondo che ha incontrato nel suo peregrinare. Il cromatismo dei suoi quadri è disarmante: va dal seppia di “Fondatori di città” a certe fiammate fauve di immaginifici paesaggi d’oltremare: i colori di Gauguin e il bianco/nero sbiadito di inediti dagherrotipi su soggetti mitologici.
La mostra resterà aperta nella sala espositiva al piano terra del Rettorato (sotto i portici) fino al 27 aprile (Orario: tutti i giorni esclusi i festivi dalle 16,30 alle 19,30).
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