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(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella homepage del BUR del 11/04/2002)

Spiega il prof. Roberto Fanfani, direttore del Dipartimento di scienze statistiche, che ha lavorato con il suo gruppo all’elaborazione dei dati: “Oltre alle dimensioni gigantesche del lavoro – sono stati sottoposti questionari a 214 milioni di famiglie rurali, pari a 800 milioni di persone – l’elemento più importante, che carico di conseguenze sulle prospettive alimentari della popolazione mondiale, è che, finita l’organizzazione basata sulle comuni, con la riforma agraria che ha affidato la terra alla gestione famigliare, è cresciuta molto più del previsto la produzione e quindi la disponibilità alimentare per i cinesi. Qui parliamo di produzioni realizzate dalla bellezza di 214 milioni di famiglie rurali, quindi di quantitativi che pesano molto sulla disponibilità alimentare dell’intero pianeta. 


Lo sviluppo agricolo della Cina risutlerà un fattore di grande peso quando in sede WTO si andrà a discutere di disponibilità e prezzi di materie prime agricole”. Il censimento della popolazione agricola cinese è stata un’impresa importante anche dal punto di vista scientifico, e l’Italia, con l’ISTAT, è stata scelta per guidare il ‘pool’ di esperti che hanno dovuto impostare questa impresa di proporzioni colossali. Di ciascun componente delle famiglie è stata infatti rilevata l’età, il grado di istruzione e il tipo di lavoro agricolo e di lavoro in genere. I dati successivamente elaborati hanno già messo in luce le differenze tra le varie province cinesi e da tutta l’indagine risulta pure il fatto che lo sviluppo agricolo sta trainando anche quello degli altri settori produttivi.