(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella
homepage del BUR del 29/03/2002)
Bastano queste note decisamente sommarie e largamente lacunose per far capire almeno un aspetto del fenomeno: alla sua scontata e progressiva (ma tutt’altro che agevole) utilizzazione nel mondo del lavoro, sembra corrispondere la diffidenza e l'impermeabilità del mondo accademico, poco disposto al cambiamento, abituato ai suoi ritmi e non sempre disposto a rimettersi in discussione di fronte a mutamenti tanto marcati. Lo stesso potrebbe essere detto per vasti settori della realtà imprenditoriale e della pubblica amministrazione, dove però (anche quando viene avvertita in tutta la sua urgenza la necessità di attingere alle metodiche in qualche modo legate all’universo della New Economy) il problema viene reso ancor più arduo dall’assenza di specialisti dotati dei necessari requisiti professionali.
"L'esperto che non c'è": titolano a più riprese i quotidiani e i settimanali non certo specialistici ma di larga diffusione. Da qui un pullulare di "scuole" improvvisate, di autodidatti, o, nel migliore dei casi, di formazione fornita direttamente dalle imprese, attraverso strutture formative non sempre adeguate, in particolare sul piano metodologico. Ne consegue una ricerca incessante di “specialisti” – dei quali manca sovente la definizione di uno statuto professionale – costretti, una volta all’opera, a rischiose forme di sperimentazione, proprio perché spesso inevitabilmente basate su conoscenze e metodiche tradizionali, quindi inadeguate. Si tratta di un fenomeno che investe anche i paesi più attenti all'evoluzione e all'uso crescente della Rete; un fenomeno che in Italia rischia di assumere dimensioni preoccupanti.
La costante evoluzione dei mercati, sotto la spinta delle innovazioni tecnologiche, organizzative e gestionali, richiede alle imprese un continuo sforzo di adeguamento delle proprie pratiche. Da qui l’esigenza di aggiornare, riqualificare e spesso riconvertire in tempi rapidissimi i diversi profili professionali.
Il fattore tempo quindi come elemento strategico. Ed è proprio il fattore tempo a far emergere in impresa l’esigenza di autonomia decisionale nell’individuare in modo rapido le migliori strategie formative in grado di soddisfare efficacemente un ben preciso bisogno di crescita professionale.
È stato ampiamente dimostrato che, a fronte di una data esigenza formativa, una soluzione proveniente dall’esterno dell’organizzazione, per quanto efficace possa essere, introduce sempre dei tempi “morti”, che vanno dalla comprensione del contesto da parte di chi è chiamato a proporre soluzioni formative, alla progettazione didattica, allo sviluppo dei materiali, fino al completamento della fase formativa vera e propria.
Quando l’impresa si è dotata del necessario know-how metodologico e tecnologico per pilotare un siffatto processo, i tempi “morti” tendono ad abbattersi vistosamente. |
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Questo però implica la presenza all’interno dell’impresa di figure in grado di conoscere in modo approfondito le caratteristiche delle diverse strategie di Networked Learning (NL), le modalità di progettazione e facilitazione di processi formativi basati su quegli approcci e infine, ma non ultime per importanza, le condizioni di contorno per un efficace inserimento del NL all’interno della propria organizzazione.
Figure in grado anche di interloquire, con competenza, da un lato con chi progetta e conduce interventi in Open and Distance Learning
(ODL) e dall’altro con i policy maker, chi cioè, all’interno dell’organizzazione, ha l’autorità decisionale e quindi la facoltà di rendere possibili le condizioni ottimali per un reale radicamento in impresa delle pratiche
ODL.
SBOCCHI PROFESSIONALI
Queste ed altre esigenze di una realtà in continuo mutamento, hanno portato alla progettazione e realizzazione della Laurea specialistica biennale “Reti telematiche per applicazioni sociali ed economiche”. Una Laurea specialistica che è espressione delle componenti economiche, giuridiche,
politologiche, amministrative, istituzionali, sociologiche e soprattutto d’insegnamento
online, che hanno caratterizzato la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino negli ultimi anni; una laurea specialistica con la quale s’intende formare uno “specialista” che potrebbe essere indicato come facilitatore della diffusione delle conoscenze in Rete per imprese e istituzioni pubbliche e private. Vale a dire, un professionista in grado di interagire col Knowledge Manager (il quale sa dove sono le conoscenze, ma non è un "formatore") e di trovare le soluzioni ottimali per la fruizione di tali conoscenze attraverso l'attivazione di comunità di pratica.
Una figura professionale che arriverebbe a conseguire conoscenze di metodi per la progettazione e la facilitazione di interventi formativi, basati sull'uso di tecnologie
telemediali, ma che non si lascia racchiudere in questi contorni (o ambiti professionali). Infatti, essa investe nella loro globalità i settori che afferiscono all’uso delle ICT
(Information and Communication Technology) a supporto della formazione aperta e a distanza / sviluppo risorse umane / apprendimento organizzativo / capitalizzazione e valorizzazione del know-how finalizzato alla crescita endogena d’impresa / knowledge management.
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