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(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella homepage del BUR del 22/04/2002)

La rotta non era mai predeterminata, non era stabilita in anticipo sulla base degli avvisi ai mercatanti e dei fogli d’informative che giungevano pure in quel luogo sperduto, bensì era lo stesso spirito d’esplorazione a guidarci, verso occidente od oriente, verso nord o sud, a seconda di ciò che ci appariva all’orizzonte, alba o tramonto che fosse. In seguito, quando si vide che nonostante tutto la tela e lo spago tenevano ancora, abbiamo pure sfidato le Alpi, oltrepassate le quali siamo stati accolti dai locali con stupito apprezzamento per l’impresa temeraria, quando invece in patria le genti non avrebbero scommesso un soldo bucato nel vederci partire con il tempo incerto o addirittura ostile. In vero, a giustificazione di queste ultime, molti a ragion veduta potrebbero dire: si sa che mongolfiera, aerostato o aereo che sia, sono sempre ben accolti se si nota che vengono da lontano; ben accolti specie da chi ogni tanto, distoltili da terra, intende volgere gli occhi a guardare il cielo. E, da parte nostra, non ce la sentiamo davvero di contraddire tali assennate osservazioni. In ogni caso, il nostro fine coincideva e coincide ancora con il volo medesimo, e con la conseguente possibilità di ricognizione. Il nostro obiettivo primo era quello di staccarci dal suolo, per potere guardare un po’ più lontano ed essere dunque un po’ più liberi. Coltivare il nostro orticello non ci bastava più e il cortile di casa, chiuso com’era dal muro con in cima cocci aguzzi di bottiglia, alla fine ci pareva un po’ soffocante. Da qui l’idea del nostro piccolo folle volo, per cercare di avere anche, con la necessaria presa di distanza, una nuova capacità di vedere, una nuova coscienza critica, del tipo di quella che qualche vecchio erudito continua a chiamare fenomenologica. Il nostro obiettivo secondo era ed è di fare segnali dall’alto, con stracci colorati o luci intermittenti, affinché altri (in primis gli artisti e il pubblico che intenda i nostri cenni) possano seguirci ciascuno con i propri mezzi, da terra o in volo. A dire il vero abbiamo avuto negli anni, in tal senso, alcune reali soddisfazioni, sia per quanto riguarda le non spregevoli opportunità che abbiamo offerto a più di mezzo migliaio di artisti, sia per quanto riguarda il pubblico sempre più numeroso, che ora ci segue volentieri, o dal basso, con l’indice teso verso il cielo, o dall’alto, perché non ha proprio più paura di volare. 


Quest’anno la ricognizione si è ulteriormente allargata e il nostro aereo barcollante si è spinto da Venezia fino a Berlino e poi da Salisburgo fino a Lubiana. Come al solito ci eravamo riproposti di non seguire le rotte fornite dalle agenzie, di non dare al nostro viaggio tema alcuno. Ma poi un tema si è imposto da solo, decollo dopo decollo, ed è quello del corpo, della corporeità, tematica ben presente a molti dei trasvolatori degli ultimi anni. Ovviamente non abbiamo potuto rinunciare a quanto la nostra esplorazione ci stava di giorno in giorno proponendo, anche perché ci sembrava molto interessante ricondurre l’arte a fare i conti con questo grado zero dell’artificiosità (il corpo appunto) che al tempo stesso ora si ripropone come il grado massimo di artisticità e di esteticità. Ed ecco allora la doppia prospettiva che abbiamo predisposto per affrontare la questione: quella storica (di qui la significativa mostra sull’Azionismo in Austria) e quella attuale (a cui riferire le molte e diverse proposte di artisti italiani e stranieri invitati a partecipare alla rassegna). Tuttavia il tema del corpo, pur centrale, non è l’unico nell’ambito di Hicetnunc 2002: ve ne sono alcuni altri, tutti da scoprire muovendosi tra installazioni, video, oggetti, fotografie, suoni, movimenti, parole e finalmente pittura. L’invito è dunque quello solito: di iniziare il viaggio e di saper cogliere, al di là del gioco apparente, la ricerca di senso propria dell’ironia. Da parte nostra, se la tela e lo spago pur rattoppati non ci tradiranno, continueremo ancora per questa volta il volo sconsiderato al fine di proporre una via, indicare un percorso, suggerire un orientamento necessario, ovvero quello dell’analisi stringente della contemporaneità. Ma pare che nuove nubi e procelle, nuovi fulmini e saette si profilino all’orizzonte e forse potrebbero mettere in pericolo anche il più solido degli aeromobili. Speriamo allora che qualcuno sappia staccare presto gli occhi da terra.