(...la parte iniziale di questo articolo e'
pubblicata nella homepage del BUR del 10/04/2002)
Quasi sempre legata a interventi di bonifica idraulica l'edificazione di queste citta' risulto' per il regime fascista un importante canale di creazione di consenso interno e internazionale, dal momento che alle citta' italiane ne seguirono altre nei territori dell'Africa italiana (Libia soprattutto ma anche Eritrea, Somalia, Etiopia), dove vennero esportati i modelli edilizi e le rigorose architetture
novecentiste - razionaliste. Al di la' del valore storico-politico le citta' costituiscono un importante capitolo della storia dell'architettura ma anche dall'arte figurativa del Novecento, poiche' ai diversi architetti che vi parteciparono si aggiunsero i nomi di quei pittori e scultori come Duilio Cambellotti, Ferruccio Ferrazzi, Cipriano Efisio Oppo, Enrico Prampolini e persino Marinetti che eseguirono opere d'arte per edifici pubblici.
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Non solo, nel 1934 Le Corbusier si mise in contatto con Bottai, tramite diretto con
Mussolini, offrendosi senza successo come progettista di Pontinia e poi due anni dopo del nuovo piano regolatore di Addis Abeba. La mostra, allestita all'ex carcere di Carlo Fontana fino al 30 maggio, presenta un ampio materiale documentario fra cui i plastici di alcune citta' e gli originali disegni e planimetrie architettoniche, ma anche immagini d'epoca provenienti dall'archivio del
Touring, produttore della mostra, e altro materiale raccolto dall'Istituto per l'Africa e l'Oriente
(IsIAO).
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