(...la parte iniziale di questo articolo e'
pubblicata nella homepage del BUR del 28/03/2002)
La mostra evidenzia come il ruolo giocato dalla regione Umbra sia stato esaltato dalla presenza di alcune grandi vie naturali quali le valli del Tevere e dei suoi affluenti. I risultati di una serie di ricerche, svolte negli ultimi decenni nella regione umbra, hanno permesso non soltanto di acquisire nuovi dati sui popoli che hanno abitato questa regione, ma anche di ricostruire la rete di comunicazioni che hanno messo in contatto Umbri ed Etruschi con le popolazioni confinanti.
Da questa ricostruzione, l'Umbria appare un crocevia tra facies culturali diverse, unificate poi sotto il segno della romanizzazione. La viabilita' umbra antica era caratterizzata da due assi principali longitudinali in senso approssimativamente Sud-Nord di origine quasi certamente pre-protostorica e legati al fenomeno dello spostamento dei cacciatori al seguito dei branchi degli animali prima e della transumanza poi. Questi due tracciati, durante la fase di romanizzazione, furono razionalizzati nella via Flaminia e nella via Amerina.
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Essi sono collegati tra loro e con i territori che li fiancheggiano, come quello appenninico, quello
volsiniese, i territori etruschi sulla destra del Tevere e quelli umbri alla sua sinistra da una fitta serie di collegamenti trasversali in senso Est-Ovest che sfruttano ancora le valli fluviali minori e gli agevoli passi montani. In eta' romana alcuni di questi stessi collegamenti furono razionalizzati come diverticoli delle vie consolari. Lungo queste vie fluviali, di crinale, di valle, di mezza costa viaggiavano uomini, merci e modelli culturali, mentre nelle aree che per vocazione naturale rappresentavano punti di incontro di più strade si svilupparono centri di incontro e di mercato, di cui non ci parlano, se non raramente, le fonti letterarie antiche, ma di cui molto di piu' ci dicono le fonti archeologiche, mute testimonianze di un intenso
''viaggiare'', un muoversi di genti, nell'Umbria antica.
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