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(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella homepage del BUR del 20/03/2002)

Al Centro culturale Candiani di Mestre si svolgera' nello stesso periodo un'altra rassegna che raggruppera' le opere dei piu' famosi 'Irascibili', quella Scuola di New York di cui Pollock fu rappresentante di spicco e che annovera nomi come Rothko, Gorky, Barnett Newman, De Kooning e Lee Krasner, moglie di Jackson, spesso dimenticata e ora rivalutata dalla storica dell'arte (e tra i curatori della rassegna) Ellen Landau quale ''pioniera dell'espressionismo astratto''. 

Le due mostre, ha sottolineato il direttore dei Musei Civici veneziani e presidente del comitato scientifico dell'iniziativa Giandomenico Romanelli, potranno essere visitate con lo stesso biglietto e una dopo l'altra, secondo un percorso che ricreera' le suggestioni di un epoca, dal 1935 al 1956, anno della prematura morte di Pollock in un incidente stradale. Ci sara' molto anche di Peggy Guggenheim in questo evento che si presenta tra i piu' interessanti della primavera veneziana. Peggy, ha ricordato il direttore della Peggy Guggenheim Collection Philips Rylands, fu la prima a seguire con partecipazione l'attivita' di quel pittore ai margini, vittima del suo alcolismo e con un carattere impossibile. 

In realta', a segnalarle il genio di Pollock, fu addirittura Mondrian, che la convinse del grande talento dell'artista del Wyoming. Era l'inverno tra il 1942 e il '43 quando Peggy invito' Pollock ad esporre le sue opere, mentre gli assicurava il sostentamento con uno stipendio mensile. 


Nessuno si interessava a lui e non vendeva niente, ma la sensibilita' della Guggenheim aveva visto oltre quella situazione desolante e, a fine anno, organizzo' la prima personale americana di Pollock. Solo Peggy, ha detto Rylands, sapeva capire il suo genio, sapeva come trattarlo e lo promuoveva con decisione. Cosi', quando la mecenate americana decise di tornare in Europa nel 1948, Pollock era disperato. Ma quella fu l'occasione per la Guggenheim per presentare i capolavori di Pollock a Venezia, dove, oltre alla rassegna del '50 al Museo Correr con 23 tele, furono esposte nel padiglione americano della Biennale altre sue opere. 

Alcune di questi capolavori saranno nuovamente a Venezia, rintracciati con fatica in collezioni private e nei musei di tutto il mondo, ora che Pollock e' entrato ormai nella leggenda, colosso dell'arte americana contemporanea e non solo. Perche' Pollock, ha detto Achille Bonito Oliva, anche lui nell'eccellente Comitato scientifico, coniuga per intero la storia dell'arte, non solo le avanguardie storiche, Masson, i surrealisti, Picasso. In lui c'e' il 'furor' michelangiolesco, quando lavora sulla tela bianca stesa a terra e inventa il 'driping', il colore sgocciolato dal pennello o direttamente dai barattoli per ricreare sulle superfici grovigli di segni, macchie, spruzzi, aloni ''ed esplora nuove posture morali e linguistiche''. 

Intriso di cultura alta occidentale e di pittura indiana, Pollock, ha concluso Bonito Oliva, e' uno degli artisti classici del '900 in cui, come per Picasso, nasce un'osmosi, una circolarita' tra classicita' e modernita'.