(...la parte iniziale di questo articolo e'
pubblicata nella homepage del BUR del 22/01/2002)
L'effetto
e' quello di un quartiere sotterraneo, caotico e vario, con prospettive mozzate ed
improvvise aperture su muri affrescati e fregi. A scoprire questa domus estesa e
articolata fu nel 1887 Padre Germano, rettore della Basilica, che calandosi da un sepolcro
scavato nel pavimento, scansando le ossa delle tombe, cadde in un punto vuoto da cui
scorse i primi affreschi e confermo' la credenza che in quei luoghi fossero stati
martirizzati e sepolti i Santi Giovanni e Paolo. Secondo gli studi piu' recenti, ha detto
Rita Santolini della Soprintendenza archeologica di Roma, questa teoria e' stata scartata,
ma niente toglie al fascino del luogo in cui si sono incrociate per almeno quattro secoli
usanze, culture, il passaggio e la convivenza tra mondo pagano e quello cristiano.
Le
vestigia piu' antiche, pero', sono addirittura anteriori al II secolo, quando la parte Sud
di Roma comincio' a fiorire di abitazioni e commerci sull'asse del Clivio di Scauro, una
delle piu' antiche strade della capitale, su cui oggi si apre l'ingresso alla Domus (prima
il passaggio era dalla chiesa). Ci sono infatti strutture in travertino dell'epoca Flavia,
nascoste in larga parte al visitatore, mentre sono evidenti, nei cunicoli, pozzi, fregi,
le vicende della domus.
All'inizio, nel II secolo, era una struttura a piu' piani,
occupata in seguito da un edificio porticato, con botteghe, retrobotteghe, a livello della
strada e vani di abitazione nella parte superiore, che, ha detto Santolini, denotavano
''la missione commerciale di quei luoghi''. Venuta meno invece alla fine del III secolo,
quando l'intero isolato fu rilevato da un unico proprietario che lo trasformo' in una
grande casa signorile, con molti miglioramenti, pavimenti a mosaico, marmi, affreschi. |
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Perno del nuovo edificio, un ninfeo ancora oggi tra le maggiori attrazioni della domus
restaurata. Il grande muro e' infatti decorato dall'affresco su tema marino, molto ben
conservato, dove al centro della scena c'e' Proserpina (o Venere o Iside) fra Dioniso, che
versa da bere nella coppa, e una figura femminile che rappresenta la Persuasione, mentre
gli amorini cavalcano le onde o si affacciano dal molo, in una soffusa tonalita' di
azzurro profondo.
In comunicazione con gli ambienti del ninfeo c'e' l'aula dei geni, con
la decorazione che ripropone il susseguirsi delle stagioni, amorini e scene di vendemmia,
mentre in basso, giovani geni nudi con il mantello, enfatizzano l'estate e la ricchezza
del raccolto. C'e' poi l'aula dell'orante, con una figura in atteggiamento religioso con
le braccia alzate, che ha fatto pensare in un primo tempo ad un segnale di culto
cristiano. Ma molteplici nello stesso affresco sono i richiami della cultura pagana, il
Bue Api, maschere, festoni.
La 'confessio' e' invece il principale documento pittorico
cristiano della casa, un piccolo luogo di culto, che il proprietario aveva riservato per
se'. Di epoca altomedioevale e' infine l'oratorio del Santissimo Salvatore, dove sono
dipinte storie della vita di Cristo e una crocifissione con un raro 'Cristo
vestito'. Il
microclima degli ambienti sara' monitorato costantemente, con una particolare attenzione
alle correnti d'aria che potrebbero far migrare i sali minerali solubili che degradano
irrimediabilmente gli affreschi.
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