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(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella homepage del BUR del 23/01/2002)

Il Museo della Marina - dove la mostra sara' aperta fino al 13 maggio - ha dispiegato ben 900 metri quadrati e una scenografia spettacolosa per ospitare i visitatori, che si annunciano numerosi come non mai. Il primo dei 300 oggetti in mostra e' uno scafo nero nel quale si penetra attraverso una scala di 40 gradini. Una volta discesi, si e' gia' nel cuore nero della leggenda. 

L'esposizione comincia con la leggenda nata nei Caraibi nel XVII secolo, con il Pirata leggendario che con il suo fazzoletto in testa, la gamba di legno e il pappagallo sulla spalla, solca i mari seguendo una cartina ingiallita alla ricerca del tesoro sull'isola. A questa sommaria pur se affascinante visione, si oppone fin dall'inizio la verita' storica: i tanto temuti Pirati erano non tanto banditi quanto emarginati di ogni genere, dissidenti religiosi e politici, che in mancanza di alternative scelgono la liberta', l'utopia, anche violenta. 


Fa sensazione la collezione di cartine del Madagascar, datate XVIII secolo, con il marchio della comunita' utopica di Libertalia, dove i pirati avrebbero creato le proprie regole, fra le quali un codice morale che imponeva la solidarieta' e il coraggio, e la propria gerarchia sociale. Si apprende, fra l'altro, che pirati furono anche molti ugonotti, che si arruolarono nella filibusta per combattere contro la Spagna cattolica, e tanti riformati francesi e oppositori inglesi della regina Elisabetta I, quali gli armatori John Hawkins e Francis Drake. Luci soffuse e inquietanti, immagini che sembrano sorgere dal nulla, danno al visitatore l'impressione di trovarsi al centro di una storia immaginaria. 

Nel cuore della mostra, il momento piu' intenso: si staglia, improvvisamente, il galeone dei pirati, nave rubata e successivamente modificata dai filibustieri, che ne hanno fatto un alveare, ricavando nelle pareti mille pertugi e nascondigli.