(...la parte iniziale di questo articolo e'
pubblicata nella homepage del BUR del 14/01/2002)
Jean-Michel Basquiat, di origine haitiana,
appena diciassettenne inizia la sua carriera fulminante di artista scomodo e provocatorio
sui muri di New York, in un momento in cui l'avanguardia artistica e' in pieno fermento.
Inonda la citta' con figure, parole, colore, il suo 'tag', schizzato ovunque (sui
marciapiedi, i vagoni della metropolitana). Quel 'Samo' che marchia ogni cosa e che vuol
dire 'Same old shit' ('la solita vecchia merda') e che in breve tempo gli da' una
incredibile popolarita' e lo porta al successo. Al suo fianco c'e' addirittura Keith
Haring, il profeta del 'graffitismo', che lo consiglia e lo aiuta, le gallerie se lo
contendono e raggiungere l'apice delle quotazioni nel mercato dell'arte. Lascia i muri
della citta' e dipinge grandi tele dove continua ad esprimere la dura realta' di conflitto
multirazziale, con le sue figurine tormentate, infantili, ma cariche di tragedia e
verita'. |
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Lavora con Andy Warhol, con cui espone e vive quasi in simbiosi,
senza per questo vincere le sue fragilita', che lo trascineranno, nonostante fama e
ricchezza, nella dipendenza dalle droghe pesanti, che gli sara' fatale. Unico artista di
colore universalmente riconosciuto, apprezzato e valorizzato da critica e mercanti,
Jean-Michel Basquiat, con la sua prematura scomparsa e' entrato nella leggenda dell'arte,
amato e celebrato come un leader o una rockstar. Al Chiostro del Bramante, le 50 opere
esposte tra grandi tele provengono da collezioni italiane, francesi, spagnole, svizzere e
americane.
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